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Il rischio più grosso per il piano di finanziamento da 500 miliardi di dollari (circa 460 miliardi di euro) messo in piedi da NVIDIA ha già un nome, e non è la domanda che crolla: si chiama dark GPU. Lo ha detto David Sacks, consigliere di Trump per scienza e tecnologia, intervenuto all’All In Podcast pochi giorni dopo l’annuncio con cui Jensen Huang ha trasformato le schede grafiche dell’azienda in qualcosa che assomiglia molto a un titolo finanziario, un asset che si può finanziare e che produce reddito.
L’iniziativa, va detto, non è una semplice partnership commerciale. NVIDIA lavora con la comunità degli investitori per costruire piattaforme di finanziamento indipendenti, e Huang ha spiegato che l’azienda farà da garanzia sulle GPU fornendo un supporto sul valore residuo. In pratica un paracadute, per rendere quelle schede accettabili agli occhi di banche e fondi.
NVIDIA: perché Sacks parla di dark GPU e non di domanda debole
Il paragone che ha usato Sacks arriva direttamente dagli anni della bolla dotcom, quando dopo il crollo rimasero chilometri di fibra ottica posata e mai accesa, la famosa dark fiber. Le parole sono state abbastanza nette: il rischio maggiore non sta sul lato della domanda, sta in un eccesso di capacità di calcolo e in un sovradimensionamento delle infrastrutture. Se si arriva a un punto in cui esistono GPU installate e spente, il danno sarebbe per tutti. Soprattutto per chi ha costruito il proprio piano industriale immaginando un prezzo spot compreso tra 30 e EUR 43 per watt, quindi tra 28 e 46 euro circa.
Quel riferimento non è casuale. Elon Musk, parlando ai dipendenti di SpaceX durante una call aziendale, aveva indicato proprio quella forbice come valore del calcolo per l’intelligenza artificiale, aggiungendo che fornire un gigawatt di capacità avrebbe potuto generare tra 300 e 500 miliardi di dollari di ricavi entro la fine del 2027, ossia tra 275 e 460 miliardi di euro. Poco dopo, però, Nebius ha reso noto che i suoi accordi cloud pluriennali valgono tra 20 e 25 milioni di dollari per megawatt di valore contrattuale annuo, quindi tra 18 e 23 milioni di euro. Un confronto che suggerisce come le cifre di Musk riguardino contratti a breve termine, tariffati molto più cari.
I veti politici come argine involontario al sovradimensionamento
Il passaggio più curioso del ragionamento di Sacks riguarda l’opposizione ai data center. Le proteste locali, i ricorsi, la difficoltà crescente nell’ottenere permessi e allacciamenti, tutto questo viene descritto come una forma di assicurazione contro il glut di compute. Il concetto è semplice: se costruire diventa così complicato, difficilmente si finirà con una capacità in eccesso rispetto a una domanda che continua a salire in modo esponenziale. Sacks ha parlato senza giri di parole di panico morale, isteria e bufale intorno al tema, arrivando a dire che proprio quei venti contrari politici garantiscono, in modo paradossale, una protezione dal crollo dei prezzi.
Sul senso ultimo dell’operazione NVIDIA, invece, la lettura di Sacks è tutta finanziaria. L’obiettivo sarebbe allentare i vincoli di capitale che oggi frenano la corsa verso le stime di mercato potenziale legate all’AI buildout. L’esempio portato riguarda ancora Musk: i piani prevedono di aggiungere qualcosa come sei o otto gigawatt nel prossimo anno, con un costo in capex stimato tra 300 e 400 miliardi di dollari, quindi tra 275 e 370 miliardi di euro. L’azienda ha raccolto 100 miliardi di dollari, circa 92 miliardi di euro, tra collocamenti azionari e obbligazionari. Il resto va trovato altrove, e la via più immediata sarebbe il finanziamento diretto da parte del venditore.
Da qui la lettura di Sacks sul ruolo di Huang, che sta costruendo qualcosa di simile a una linea di credito appoggiata a grandi banche e a grandi società di private equity, rendendola disponibile a beneficio di tutti gli acquirenti a valle della filiera.










