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Nokia +140% in Borsa: il patto con Nvidia cambia tutto

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Quando si parla dei vincitori del boom dell’intelligenza artificiale, la lista che viene in mente è quasi sempre la stessa: Nvidia, i grandi gestori di data center, Samsung, SK Hynix. Nomi americani e sudcoreani. Eppure quest’anno nella conversazione si è infilato un protagonista che nessuno aveva messo in conto, ed è europeo: Nokia. La società finlandese si è trasformata in fornitrice di infrastrutture per l’IA e, nel frattempo, sta uscendo in punta di piedi dal mercato cinese.

I numeri raccontano bene il momento. Venerdì scorso il titolo ha chiuso alla borsa di Helsinki con un rialzo intorno al 15%, arrivando a 9,36 euro e mettendo insieme la quarta seduta consecutiva in crescita. Siamo ancora lontani dai 14,92 euro toccati nel massimo delle ultime 52 settimane, ma il segnale è chiaro: il mercato ci sta credendo. Cifre che, va detto, restano piccole rispetto a quelle di cui si parla di solito quando si tocca il tema dei chip e dei data center, però rappresentano una delle rivalutazioni più vistose di tutta Europa.

Nokia: il patto con Nvidia e la tecnologia AI-RAN

Il punto di svolta ha una data precisa: ottobre 2025, quando Nvidia ha annunciato un investimento da circa 900 milioni di euro in Nokia, rilevando nel processo circa il 3% della società. Non era un gesto simbolico né l’ennesimo tentacolo dell’azienda di Jensen Huang, ma una dichiarazione d’intenti. Il frutto concreto dell’accordo si chiama AI-RAN, una tecnologia che unisce i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale con l’infrastruttura delle reti mobili.

Detta in modo semplice, si tratta di un’architettura di rete che integra IA e calcolo accelerato per collegare i telefoni alle stazioni base. Nokia mette il software di telecomunicazioni, Nvidia i chip e i sistemi che permettono di far girare quell’intelligenza artificiale dentro la rete stessa. Nella pratica la rete decide da sola come distribuire meglio la capacità tra gli utenti e come sfruttare tutto lo spettro disponibile. L’obiettivo è offrire più velocità senza dover costruire nuove antenne, con meno latenza e una base già pronta per il 6G.

Il mercato ha preso nota. Da inizio 2026 il titolo è salito di circa il 140%, diventando uno dei migliori dello Stoxx Europe 600 e tornando su valori che non si vedevano dal periodo 2008-2010. La società stessa ha alzato le previsioni di crescita del mercato IA e cloud al 27% annuo tra il 2025 e il 2028, ben oltre il 16% stimato prima dell’ingresso di Nvidia.

L’addio silenzioso alla Cina

Mentre tutto questo accadeva, Nokia ha portato avanti una ritirata discreta dalla Cina, un mercato che da anni perdeva peso e che oggi, viste le ambizioni comuni con l’americana Nvidia, rischia di creare più problemi che benefici. I conti parlano chiaro: i ricavi annuali sono scesi dai 2.200 milioni di euro del 2018 ad appena 913 milioni nel 2025. La quota di mercato sarebbe finita sotto il 3%, un dato che stona parecchio se confrontato con il peso che Huawei continua ad avere in Europa. Un’asimmetria che ai finlandesi non conviene più mantenere, anche perché il continente chiede a gran voce aziende proprie più forti.

Le mosse si sono susseguite. A dicembre 2025 è arrivata l’acquisizione del 100% di Nokia Shanghai Bell, con il riscatto delle quote ancora in mano al socio cinese e l’intenzione di alleggerire la struttura nel Paese. A luglio l’annuncio di 350 milioni di euro destinati a ristrutturare le operazioni cinesi, poi la conferma della chiusura del centro di ricerca e sviluppo di Hangzhou, con circa 1.600 posti di lavoro eliminati e la possibilità che sia solo l’inizio per le sedi di Pechino, Chengdu, Qingdao e Shanghai.

Ristrutturazioni del genere non sono gratis e aggiungono rumore ai conti trimestrali, tra chiusure e indennizzi da gestire. Ma la logica dietro sembra piuttosto lineare: puntare sull’intelligenza artificiale insieme a chi oggi detta i tempi in quel settore e recuperare il terreno perduto. Perché anche se il 5G sembra appena arrivato, il 6G è già diventato la nuova strategia tecnologica cinese, e il blocco occidentale vuole rispondere con le proprie aziende. Nokia ha perso contro ZTE e Huawei la parte centrale del business delle reti, e adesso vuole riprendersela.

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