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New Horizons rischia lo spegnimento: mancano i fondi NASA

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Rischia di spegnersi proprio quando starebbe per arrivare nel punto più interessante del suo viaggio: New Horizons, la sonda della NASA che continua a correre verso i confini esterni del Sistema Solare, potrebbe vedersi disattivare gli strumenti scientifici per mancanza di fondi, anche se il veicolo resterebbe pienamente operativo probabilmente fino agli anni Cinquanta di questo secolo. Una decisione che, messa nero su bianco, suona quasi assurda: hardware sano, rotta perfetta, obiettivo scientifico a portata di mano e nessun budget per raccogliere i dati.

Il punto che la sonda sta avvicinando ha un nome tecnico che dice poco a chi non frequenta l’astrofisica ma che pesa parecchio: il termination shock, cioè la zona in cui il vento solare rallenta bruscamente scontrandosi con il mezzo interstellare. È una specie di frontiera, il primo confine reale della bolla generata dal Sole. Attraversarla con strumenti accesi significa misurare direttamente cosa succede lì, non ricostruirlo a posteriori con modelli e supposizioni.

Una sonda in salute che rischia il silenzio

La parte più difficile da digerire riguarda proprio le condizioni della missione. New Horizons non è un veicolo malandato, non ha guasti che ne compromettono l’operatività, non sta esaurendo la capacità di comunicare con la Terra. Le stime parlano di una piena funzionalità che si estende con ogni probabilità fino agli anni 2050, un orizzonte temporale che nel campo dell’esplorazione spaziale è oro colato. Costruire una sonda nuova, lanciarla e portarla a quelle distanze richiederebbe decenni e cifre fuori scala rispetto a quanto serve per tenere accesi gli strumenti di una che è già là fuori.

Il tema quindi non è tecnico ma contabile. I fondi destinati alla missione sono al centro della questione e la prospettiva di uno spegnimento anticipato degli strumenti significherebbe rinunciare a osservazioni che nessun altro veicolo, al momento, è in grado di fare. La sonda continuerebbe comunque a viaggiare, silenziosa, in una direzione che nessuno potrà più esplorare per lungo tempo.

Cosa si perderebbe alla frontiera del vento solare

Il valore scientifico di quella regione è difficile da sottovalutare. Il vento solare, il flusso di particelle cariche che il Sole emette in continuazione, non si spegne all’improvviso: rallenta, si comprime, cambia comportamento. Studiare quel passaggio dall’interno, con sensori dedicati, permette di capire meglio la forma e la dinamica dell’intera bolla che avvolge i pianeti, compreso il nostro. Sono informazioni che riguardano anche il modo in cui la radiazione cosmica raggiunge la Terra.

Con gli strumenti disattivati, New Horizons attraverserebbe il termination shock senza registrare nulla. Il momento passerebbe e basta, senza dati, senza misure, senza possibilità di tornare indietro a rifare l’esperimento. È il tipo di occasione che non si ripresenta a comando, perché dipende da traiettorie calcolate anni prima e da un veicolo che si trova nel posto giusto per pura combinazione di scelte già fatte.

La comunità scientifica che segue la missione insiste da tempo su questo aspetto: mantenere attivi gli strumenti di una sonda già operativa ha un costo ridicolo rispetto al ritorno potenziale. Ma la matematica dei bilanci non sempre segue la matematica della fisica, e la prospettiva di uno spegnimento resta concreta. Intanto la sonda prosegue la sua corsa verso i margini esterni del Sistema Solare, con la strumentazione ancora capace di lavorare e la traiettoria che la porta esattamente dove gli scienziati vorrebbero guardare. Il paradosso è tutto lì: un veicolo pronto, un obiettivo raggiungibile e la possibilità che l’unico ostacolo sia una voce di spesa.

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