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Chi contava di sfruttare il cloud gaming di Xbox senza limiti dovrà rifare i conti, perché da novembre lo streaming dei giochi passa a un sistema a ore mensili, diverso per ciascun livello di abbonamento. La formula illimitata riservata agli iscritti Game Pass Ultimate, insomma, va in soffitta. Al suo posto arriva un monte ore prestabilito, con la possibilità per chiunque, abbonato o meno, di comprare tempo di gioco aggiuntivo direttamente dallo store.
I numeri sono già stati messi nero su bianco. Gli utenti Game Pass Ultimate avranno 15 ore di streaming al mese, quelli Game Pass Premium si fermeranno a 10 ore, mentre chi ha sottoscritto Game Pass Essential potrà contare su cinque ore mensili. Un tetto che, secondo Xbox, andrà a toccare soltanto il 4 per cento degli abbonati complessivi. Un dato che, letto al contrario, racconta anche quante poche persone stessero effettivamente usando il servizio di streaming come modalità principale di gioco.
Cosa cambia davvero per gli abbonati
Resta il fatto che si tratta di un cambiamento sostanzioso, soprattutto se si guarda al prezzo. Il piano Ultimate costa circa 21 euro al mese e fino a oggi comprendeva streaming senza alcun limite di tempo. Passare da illimitato a 15 ore non è un dettaglio, per quanto la percentuale di utenti coinvolti sia contenuta. Chi usava il servizio in modo intensivo, magari per giocare da tablet, smart TV o smartphone durante la settimana, si troverà a razionare le sessioni oppure a mettere mano al portafoglio.
C’è però un lato della vicenda che va nella direzione opposta, e non è un dettaglio minore. Il cloud gaming Xbox smette di essere un’esclusiva riservata agli abbonati. Chiunque potrà acquistare le cosiddette ore di gioco in cloud tramite lo store e trasmettere in streaming i titoli della propria libreria. Significa che anche i possessori di una vecchia Xbox One, in teoria, potranno accedere ai giochi compatibili con Xbox Series X e Series S senza dover comprare una console nuova. Considerando quanto costano oggi le macchine da gioco, non è un’alternativa da sottovalutare.
Il nodo dei prezzi e il cambio di rotta
Tutto ruota attorno a una variabile ancora sospesa, ovvero quanto costeranno queste ore di streaming. Xbox ha fatto sapere che il prezzo varierà da mercato a mercato, senza fornire cifre precise. Ed è proprio lì che si gioca la partita, perché un pacchetto ragionevole può rendere il servizio interessante per una platea molto più ampia, mentre tariffe gonfiate rischiano di trasformare l’apertura in un’operazione più di facciata che sostanziale.
Vale la pena ricordare da dove nasce tutto questo. Game Pass e l’infrastruttura cloud erano stati costruiti immaginando uno scenario in cui la console non servisse più, in cui bastasse uno schermo qualsiasi per giocare. Era il senso della campagna pubblicitaria “This Is An Xbox”, accolta piuttosto male dal pubblico anche se l’intuizione di fondo non era campata per aria.
Con l’arrivo della nuova amministratrice delegata Asha Sharma la strategia ha cambiato direzione. Prezzi degli abbonamenti leggermente ritoccati verso il basso, ritorno all’attenzione per i giochi esclusivi e per l’hardware proprietario, e una tornata di licenziamenti tutt’altro che simbolica. L’azienda ha insomma rimesso al centro la console fisica, dopo anni passati a raccontare il contrario.
C’è un’ironia difficile da ignorare in questa fase. Il costo della RAM è in salita e la futura linea di console del progetto Project Helix si annuncia con prezzi verosimilmente alti. Il che, paradossalmente, rende il gioco in cloud un’opzione quasi più conveniente rispetto a quello che sta per arrivare sugli scaffali. La nuova struttura a ore entrerà in vigore a novembre e riguarderà tutti e tre i livelli di abbonamento.










