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Sul fronte della privacy Ring prova a cambiare pagina, e lo fa partendo dal punto più delicato di tutti: la crittografia dei video registrati dalle telecamere domestiche. L’azienda controllata da Amazon ha presentato TAKE, sigla che sta per Throw Away the Key Encryption, un sistema che promette di proteggere meglio i filmati senza però spegnere le funzioni smart che molti utenti usano ogni giorno. Il meccanismo, spiegato senza troppi tecnicismi, funziona così. Ogni video viene protetto con chiavi di cifratura uniche e rotanti, cioè che cambiano nel tempo. Una copia di queste chiavi finisce in un enclave sicuro nel cloud, una specie di cassaforte digitale isolata. Lì la chiave serve soltanto ad attivare le funzioni smart home che l’utente ha scelto di tenere accese, e una volta svolto quel compito viene cancellata. Niente copie conservate a tempo indeterminato.
Cosa cambia davvero per chi ha una telecamera Ring
I filmati restano accessibili dai dispositivi registrati e possono essere condivisi con persone fidate, quindi l’esperienza quotidiana non si stravolge. Il punto vero è un altro: Ring come azienda non mantiene un accesso prolungato a quei video. L’analogia usata dalla società è quella della serratura di casa, chi la produce non tiene una copia della chiave nel cassetto.
Il rollout di TAKE partirà a settembre, anche se servirà del tempo prima che raggiunga tutti gli utenti. Nel frattempo resta disponibile la crittografia end to end completa, quella che taglia fuori del tutto l’azienda dal circuito. Con una controindicazione nota: attivandola, buona parte delle funzioni intelligenti smette di funzionare. TAKE nasce proprio come compromesso tra le due esigenze.
Sulla carta è una buona notizia. Va però detto che la reputazione di Ring in materia di privacy è tutt’altro che immacolata, e non da ieri. Per anni le forze dell’ordine hanno potuto richiedere i filmati delle telecamere senza doverlo rendere pubblico, in certi casi anche senza il permesso di chi quella telecamera l’aveva comprata e installata a casa propria. La funzione di richiesta accesso destinata alla polizia è stata chiusa soltanto nel 2024.
Le ombre che restano sul modello di sorveglianza
Dopo quella chiusura è arrivata la collaborazione con Flock, azienda specializzata in sorveglianza, per un’integrazione che avrebbe permesso agli utenti di condividere i filmati con la polizia su richiesta. Il programma non è mai arrivato al pubblico ed è stato ufficialmente cancellato, con la motivazione che avrebbe richiesto molto più tempo e molte più risorse del previsto. In parecchi hanno letto quella marcia indietro come una reazione alle proteste. Poi c’è il capitolo Super Bowl. Ring ha speso una cifra considerevole per uno spot dedicato a Search Party, uno strumento basato sull’intelligenza artificiale presentato come un modo per ritrovare animali domestici smarriti mettendo in rete le telecamere degli utenti. I critici hanno fatto notare che una tecnologia del genere può servire benissimo a seguire persone, non solo cani. Disattivarla, per fortuna, è piuttosto semplice.
Il quadro complessivo racconta di un’azienda che sistema qualche falla ma non sembra aver rivisto l’impostazione di fondo, quella orientata alla sorveglianza. Le vicende Flock e Search Party sono di quest’anno, e la funzione Familiar Faces è tuttora attiva nonostante una causa legale in corso. Familiar Faces usa il riconoscimento facciale per identificare chi si presenta davanti a casa. La combinazione potenziale tra Search Party, che collega tra loro le telecamere, e Familiar Faces, che riconosce i volti, è esattamente ciò che preoccupa chi si occupa di tutela dei dati. Preoccupazioni non certo attenuate dalle parole recenti dell’amministratore delegato Jamie Siminoff, che ha detto di riuscire ormai a immaginare un futuro in cui sarà possibile azzerare la criminalità nei quartieri.










