Le nuove mani robotiche montate sul robot umanoide NEO segnano un passo che qualche anno fa sarebbe sembrato fantascienza. Negli anni Ottanta la vera impresa, per un robot, era riuscire a stare in piedi e fare qualche passo senza rovinare a terra. Oggi il problema si è spostato molto più in alto. La difficoltà maggiore non è più camminare, ma afferrare gli oggetti come facciamo tutti, ogni giorno, senza romperli e senza lasciarli cadere.
Sembrano gesti da nulla, eppure prendere una moneta dal tavolo, avvitare una lampadina, infilare un cavo USB-C o versare una tazza di tè richiedono una combinazione di sensibilità, precisione e controllo che resta uno degli scogli più duri della robotica. L’azienda norvegese 1X, di cui abbiamo già parlato altre volte, ha lavorato proprio su questo fronte con una nuova generazione di mani pensate per avvicinarsi il più possibile a quelle umane.
Venticinque gradi di libertà e sensori tattili
Il cuore di questa novità sta nei numeri. Le mani dispongono di 25 gradi di libertà, ossia 25 movimenti indipendenti distribuiti tra dita, palmo e polso. È questo che permette a NEO di muoversi in modo naturale, ben lontano dalla rigidità dei manipolatori robotici tradizionali. Non è solo questione di articolazioni, però. Le mani sfruttano tendini meccanici con rapporti di trasmissione molto ridotti, e proprio questa soluzione consente al robot di percepire in modo diretto le forze che agiscono sulle dita.
In pratica NEO non si limita a chiudere la mano attorno a un oggetto. Sente quanto sta stringendo e corregge la presa in automatico se qualcosa comincia a scivolare. A tutto questo si aggiungono sensori tattili distribuiti su dita e palmo, capaci di rilevare pressione, punto di contatto e perfino le forze laterali. Il robot conosce così la posizione esatta di ogni dito in ogni istante, senza dover contare sulle telecamere.
Costruire con i LEGO e usare un cacciavite
Il salto in avanti diventa evidente guardando cosa riesce a fare. Nelle prime dimostrazioni NEO costruisce modelli LEGO, raccoglie viti e monete, maneggia un cacciavite e porta a termine attività dove la precisione umana sembrava un requisito irrinunciabile. Il robot è arrivato persino a riprodurre il linguaggio dei segni, un dettaglio che dice parecchio sul livello di controllo raggiunto.
Le nuove mani non puntano solo sulla destrezza. Sono impermeabili secondo lo standard IP68, costruite con materiali adatti al contatto alimentare e progettate per resistere a milioni di cicli di utilizzo. Un aspetto che sposta il discorso dal prototipo da laboratorio a qualcosa di pensato per un uso reale e prolungato.
E qui arriva il dato forse più concreto di tutti. La linea produttiva dedicata a queste mani è già partita, con l’obiettivo di arrivare a realizzarne fino a 10.000 nel corso dell’anno. Un ritmo che racconta bene le ambizioni di 1X, decisa a portare fuori dai video dimostrativi una tecnologia che, fino a poco tempo fa, restava confinata alle promesse.