Vai al contenuto
Offerte

Nebulosa del Leone, James Webb mostra il destino del Sole

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

a Nebulosa del Leone è tornata sotto la lente del telescopio spaziale James Webb, e il risultato non è soltanto un’immagine da guardare a bocca aperta. Catalogata come NGC 2392, questa nube di gas dai colori accesi racconta qualcosa di molto più concreto di una semplice cartolina cosmica, perché fotografa il momento in cui una stella simile al Sole arriva al capolinea. Detto in modo diretto, è un piccolo assaggio del destino che attende anche la nostra stella, tra un tempo talmente lungo da risultare quasi astratto.

La protagonista dello scatto è una nebulosa planetaria, e qui vale la pena chiarire subito un equivoco che dura da secoli. Il nome fa pensare ai pianeti, ma con i pianeti non ha nulla a che vedere. Si tratta invece del materiale che una stella espelle quando esaurisce il combustibile nucleare, ossia quando il motore che l’ha tenuta accesa per miliardi di anni smette di funzionare come prima.

Cosa succede davvero dentro NGC 2392

Il meccanismo, spogliato di ogni tecnicismo, è quasi elegante nella sua brutalità. Gli strati esterni della stella vengono scagliati nello spazio, si allargano, si disperdono, e formano quelle strutture concentriche che nelle immagini sembrano petali o criniere. Al centro resta il nucleo, estremamente caldo, destinato a trasformarsi in una nana bianca. Un residuo denso e luminoso che continuerà a raffreddarsi lentamente, illuminando dall’interno il gas che la stella stessa ha lasciato andare. È proprio questa la ragione per cui gli astronomi considerano oggetti come la Nebulosa del Leone dei laboratori naturali. Non c’è modo di assistere in diretta all’intera evoluzione di una stella, visto che i tempi in gioco sono incompatibili con qualsiasi carriera scientifica. Però si possono osservare tanti oggetti diversi, ciascuno in una fase differente, e ricostruire la sequenza come si farebbe con i fotogrammi di un film sparpagliati sul tavolo.

Il contributo di NIRCam e MIRI

Le nuove immagini arrivano dagli strumenti NIRCam e MIRI montati a bordo di James Webb, che hanno osservato la nebulosa nella luce infrarossa. La scelta non è casuale. Questa frequenza della luce riesce ad attraversare almeno in parte la polvere cosmica, quel velo che negli osservatori tradizionali finisce per nascondere buona parte di ciò che accade all’interno delle nubi di gas.

Il risultato pratico è che vengono fuori dettagli semplicemente invisibili ai telescopi che lavorano soltanto nella luce visibile. Filamenti, addensamenti, strutture nascoste dietro strati opachi di materiale. Dove prima si vedeva una macchia più o meno uniforme, adesso compaiono trame complesse, che raccontano come il gas si è mosso e in quale ordine è stato espulso.

Non è la prima volta che NGC 2392 finisce nel mirino degli strumenti spaziali, e la nebulosa è tra le più fotografate del suo genere. Ma ogni salto tecnologico porta con sé un livello di dettaglio che prima non esisteva, e Webb in questo senso ha alzato parecchio l’asticella rispetto a quanto si riusciva a distinguere fino a poco tempo fa. Resta il fatto che dietro l’estetica di queste immagini, quella che le rende immediatamente virali appena vengono pubblicate, c’è un contenuto scientifico piuttosto pesante. La Nebulosa del Leone mostra materiale stellare che torna nello spazio interstellare, pronto eventualmente a entrare nella composizione di nuove stelle e nuovi sistemi. Un ciclo che si ripete, e che nel caso del Sole si concluderà con la stessa dinamica osservata oggi in NGC 2392, con gli strati esterni dispersi e un nucleo caldissimo lasciato indietro a raffreddarsi.

Condividi:
84 Condivisioni