Nelle ultime ore Satya Nadella ha spiazzato un po’ tutti con un post pubblicato sul proprio blog personale, prendendo una posizione parecchio netta nel dibattito sull’intelligenza artificiale. Una posizione che, curiosamente, va a cozzare con il modello di business di realtà come OpenAI e Anthropic, cioè proprio le aziende in cui Microsoft ha versato cifre enormi tra finanziamenti e accordi da miliardi. Il numero uno di Redmond, in sostanza, avverte le imprese di stare attente prima di consegnare ai grandi laboratori di AI i propri dati e le proprie conoscenze più delicate.
Il ragionamento è abbastanza diretto. Le aziende che si affidano ai modelli sviluppati da società come OpenAI o Anthropic finiscono per pagare due volte. La prima con i soldi veri, quelli degli abbonamenti, dei token e di tutto il resto. La seconda, e qui sta il punto interessante, cedendo informazioni che valgono forse più del denaro speso. Si parla di dati sui processi interni, sulle strutture operative, sulla proprietà intellettuale e sui clienti. Roba fondamentale perché i modelli restituiscano risposte più precise e utili, certo, ma che alla fine resta nelle mani di chi fornisce gli LLM.
La questione della distillazione secondo il CEO di Microsoft
Nel suo intervento Nadella tocca anche un tema tecnico ma tutt’altro che secondario, quello della cosiddetta distillazione. Si tratta, in parole semplici, della pratica di analizzare gli output prodotti da un modello per costruirne uno nuovo che eredita le stesse conoscenze. E secondo il CEO di Microsoft c’è una bella contraddizione di fondo. Molte aziende del settore rivendicano il diritto di addestrare i loro sistemi usando montagne di dati pubblici, salvo poi mettersi di traverso quando qualcun altro prova a fare la stessa cosa con i loro modelli.
Un cortocircuito che, agli occhi di Nadella, mette in luce una certa incoerenza nel modo in cui i grandi player si muovono. Da una parte la libertà assoluta di attingere a ciò che è disponibile in rete, dall’altra la difesa a spada tratta di quanto viene generato dai propri sistemi. Il tutto mentre Microsoft continua a essere legata a doppio filo a queste stesse aziende, il che rende le parole del suo amministratore delegato ancora più pesanti.
Il messaggio, insomma, sembra rivolto soprattutto alle imprese che stanno valutando come integrare l’intelligenza artificiale nei propri flussi di lavoro. L’invito è a ragionare non solo sul costo economico ma anche su quello, meno visibile, legato alla cessione del sapere aziendale. Perché una volta che quei dati escono dalla porta, tornare indietro diventa complicato.