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Il ponte sul fiume Kwai su Netflix: 7 Oscar e 35 elefanti

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Chi cerca un classico da recuperare ha una buona notizia: Il ponte sul fiume Kwai è nel catalogo di Netflix, e parliamo di uno di quei titoli che compaiono in qualsiasi elenco dei migliori film di guerra mai realizzati. Girato nel 1957 da David Lean, è un colossal costruito con uno sforzo produttivo che oggi farebbe tremare i polsi a qualsiasi studio, e non solo per una questione di soldi. Il film dura due ore e quarantuno minuti, arrivò nelle sale il 30 gennaio del 1958 e da allora non ha mai smesso di essere citato come punto di riferimento del genere.

La storia, pura finzione ambientata nella Seconda guerra mondiale, nasce da un romanzo di Pierre Boulle, lo stesso autore de Il pianeta delle scimmie. Al centro c’è il comandante giapponese Saito, interpretato da Sessue Hayakawa, che deve far costruire un ponte nella giungla usando i prigionieri di un campo nel sud est asiatico. L’ufficiale britannico Nicholson, a cui presta il volto Alec Guinness, decide di prendere quel lavoro come una missione personale, qualcosa che dia un senso alla sua permanenza lì dentro. Nel frattempo l’ex prigioniero americano Shears, cioè William Holden, ha un obiettivo opposto e piuttosto chiaro: quel ponte va distrutto a ogni costo. Da questa tensione nasce tutto il resto.

Cinquecento persone e trentacinque elefanti per un ponte vero

Qui sta il dettaglio che rende la lavorazione quasi leggendaria. Lean non volle miniature né trucchi di scena, e fece costruire un ponte vero, in scala reale, nel mezzo della vegetazione. Al cantiere lavorarono 500 persone per otto mesi, affiancate da 35 elefanti impiegati per spostare i tronchi e il materiale pesante. Un impegno che oggi sembra fuori scala, considerando quanto sarebbe più semplice risolvere la stessa scena al computer, ma che sullo schermo si sente tutto: il peso delle travi, la fatica, la polvere.

Lo sforzo venne ripagato. Con un budget inferiore ai 30 milioni di euro, la pellicola raggiunse un incasso mondiale di 30 milioni, cifre che all’epoca fecero de Il ponte sul fiume Kwai uno dei grandi successi commerciali del periodo. Non un successo di nicchia, insomma, ma un film che riempì le sale ovunque e che contribuì a definire l’idea stessa di kolossal bellico, quello girato in esterni, con centinaia di comparse e senza scorciatoie.

Sette Oscar e un cast da manuale

Nel 1958 il film portò a casa sette statuette agli Oscar, tra cui quelle per Miglior film, Miglior sceneggiatura, Miglior regia e Miglior attore protagonista, quest’ultima assegnata a Alec Guinness per un’interpretazione che ancora oggi viene studiata. Il suo Nicholson è un personaggio ambiguo, ostinato fino all’assurdo, e Guinness lo costruisce senza mai calcare la mano.

Attorno a lui un cast di prima fascia: oltre a William Holden ci sono Jack Hawkins, James Donald, Geoffrey Horne e André Morell, tutti volti noti del cinema britannico e americano dell’epoca. Una squadra che tiene insieme un racconto lungo, dove l’azione non è mai fine a se stessa e dove il vero conflitto è quello che si consuma nella testa dei protagonisti.

Il fatto che Il ponte sul fiume Kwai approdi ora su Netflix lo rimette a disposizione di un pubblico che magari lo conosce solo per fama o per il celebre fischiettio della marcia. È il tipo di film che regge benissimo il passare dei decenni, perché il lavoro sul campo, quello fatto con gli elefanti e le centinaia di operai nella giungla, resta impresso in ogni inquadratura.

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