Il muro di confine tra Stati Uniti e Messico rischia di cancellare siti sacri e opere d’arte rupestre che raccontano oltre seimila anni di storia. Le autorità americane hanno deciso di sospendere alcune leggi pensate per proteggere le sepolture dei nativi americani, così da poter procedere con la costruzione delle barriere anche in zone dove da millenni le comunità indigene hanno lasciato tracce profonde della loro presenza. E il metodo scelto per farlo lascia poco spazio all’immaginazione, perché in alcuni di questi luoghi si prevede l’uso della dinamite.
Un patrimonio che rischia di sparire
Parliamo di arte rupestre creata nel corso di migliaia di anni, murales complessi realizzati da popolazioni che abitavano quelle terre molto prima che esistessero i confini attuali. Alcune di queste opere risalgono a circa seimila anni fa, e rappresentano una testimonianza rara e delicata di come vivevano, credevano e si esprimevano quelle comunità.
La decisione del governo americano è quella di mettere temporaneamente da parte le leggi di tutela, quelle che normalmente impediscono di intervenire su terreni dove si trovano sepolture e luoghi sacri dei nativi. Senza quel tipo di protezione, i lavori possono andare avanti senza gli ostacoli burocratici che di solito rallentano o bloccano progetti di questo genere. Il risultato pratico è che i siti sacri finiscono esposti a interventi pesanti, difficili da immaginare in altri contesti quando si parla di beni di valore storico e culturale.
La dinamite sui luoghi indigeni
Il punto più duro di tutta la vicenda è proprio il ricorso agli esplosivi. Usare la dinamite in aree dove si trovano incisioni e dipinti antichi significa, con ogni probabilità, distruggere per sempre qualcosa che non potrà più essere recuperato. Non si tratta di spostare oggetti o di documentare prima di intervenire, ma di far saltare porzioni di territorio che custodiscono opere impossibili da ricreare.
Per le comunità indigene che discendono da chi ha realizzato quei murali, il colpo è doppio. Da un lato c’è la perdita di un legame diretto con i propri antenati, dall’altro la sensazione che le tutele previste dalla legge possano essere accantonate quando entrano in gioco altre priorità. La costruzione del muro al confine diventa così qualcosa che pesa non solo sul piano politico, ma anche su quello della memoria e dell’identità di interi popoli.
La scelta di sospendere le norme di protezione per accelerare i lavori mostra fino a che punto il progetto delle barriere venga considerato prioritario rispetto alla conservazione di questi tesori. E quando la posta in gioco è arte antica di seimila anni, ogni intervento con la dinamite equivale a chiudere un capitolo di storia che nessuno potrà più riaprire.


