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MSI, aumenti oltre il 20% sulle schede video: colpa della DRAM

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Il listino delle schede video MSI si muove verso l’alto, e non di poco: l’azienda ha comunicato rincari che superano il 20% sui propri prodotti, andando ad allungare una lista che si sta riempiendo in fretta. Il motivo, ormai noto a chi segue il settore da qualche mese, è la carenza di memoria DRAM, un problema che continua a rimbalzare lungo tutta la filiera e che ora arriva direttamente sul cartellino del prezzo.

La decisione è arrivata a poche ore di distanza da quella di ASUS, che aveva appena annunciato i propri aumenti sulle schede grafiche. Un tempismo che dice molto sullo stato del mercato: quando due produttori di quel calibro si muovono praticamente in fila indiana, significa che la pressione sui costi non è più gestibile internamente e che qualcuno, alla fine della catena, deve pagare. Quel qualcuno, come spesso accade, è chi compra.

Perché la carenza di DRAM pesa così tanto sulle GPU

Le schede video non sono soltanto un chip grafico montato su un circuito. Intorno alla GPU c’è un banco di memoria che occupa una fetta consistente del costo di produzione, e quando la disponibilità di DRAM si assottiglia il conto si gonfia in modo diretto. Non esiste margine di manovra particolarmente ampio: i moduli servono, vanno acquistati, e se il loro prezzo sale i produttori si trovano davanti a due strade. Ridurre i propri guadagni oppure ritoccare i listini. MSI ha scelto la seconda, con incrementi che nel caso specifico vanno oltre la soglia del 20%. È un aumento che, tradotto in pratica, cambia la fisionomia di molti acquisti. Una scheda grafica di fascia media che fino a poco tempo fa rientrava in un budget considerato accettabile rischia di scivolare in un’altra categoria di spesa, e lo stesso discorso vale, amplificato, per i modelli di fascia alta. Chi stava pianificando un aggiornamento della propria configurazione si trova a fare i conti con numeri diversi da quelli previsti.

I gamer guardano ai listini con una certa preoccupazione

Il malumore tra i gamer è comprensibile. Dopo anni complicati sul fronte della disponibilità e dei prezzi delle GPU, l’idea di un nuovo ciclo di rincari non viene accolta con entusiasmo. E il fatto che i rincari non riguardino un singolo marchio ma si stiano diffondendo tra i produttori rende difficile immaginare scorciatoie, perché la scelta di rivolgersi a un concorrente perde efficacia quando il concorrente si muove nella stessa direzione con poche ore di scarto.

La questione, va detto, non nasce da una strategia commerciale aggressiva ma da un vincolo industriale. La memoria DRAM è un componente richiesto da molti settori contemporaneamente, e quando la domanda complessiva cresce più rapidamente della capacità produttiva le tensioni si scaricano su tutti i prodotti che ne fanno uso. Le GPU sono tra i più esposti, per la semplice ragione che ne consumano in quantità significative.

Per ora la situazione fotografa due grandi nomi che hanno già ufficializzato la loro posizione, ASUS prima e MSI subito dopo, entrambi con la stessa spiegazione sul tavolo. Il mercato delle schede grafiche entra così in una fase in cui il prezzo diventa la variabile più instabile, molto più delle specifiche tecniche o delle prestazioni dichiarate. Chi ha in programma un acquisto nelle prossime settimane farà i conti con listini aggiornati e con incrementi che, nel caso di MSI, superano il 20%.

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