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Monster: La storia di Lizzie Borden: la relazione mai provata

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Arrivata su Netflix al completo dal 17 settembre 2026, Monster: La storia di Lizzie Borden ha riportato in circolazione una delle domande che accompagnano da sempre il caso di Fall River, ovvero se tra Lizzie e la domestica di casa ci fosse davvero qualcosa di più di un rapporto di servizio. La serie, quarto capitolo dell’antologia firmata da Ryan Murphy dopo Ed Gein, i fratelli Menéndez e Jeffrey Dahmer, sceglie una strada precisa e la percorre fino in fondo: Lizzie Borden, interpretata da Ella Beatty, e Bridget Sullivan, chiamata Maggie in casa e affidata a Vicky Krieps, si baciano già dal secondo episodio e vivono una relazione che attraversa tutta la vicenda, fino al duplice omicidio dei coniugi Borden.

La scelta non nasce dal nulla. La stessa lettura era comparsa nel romanzo Lizzie di Evan Hunter, pubblicato nel 1984, e nel film Lizzie del 2018. Insomma, si tratta di una tradizione narrativa che la serie raccoglie e amplifica, spingendola anche oltre il processo: dopo l’assoluzione, Maggie compare in Irlanda e, anni più tardi, torna per vivere accanto a Lizzie. Un finale sentimentale che funziona bene sullo schermo, meno bene con le carte alla mano.

Cosa dicono davvero i documenti dell’epoca

La documentazione storica disponibile non offre alcuna prova che Lizzie Borden e Bridget Sullivan fossero amanti o che avessero una relazione sentimentale. Lizzie aveva 32 anni quando avvennero i delitti, non si sposò mai e nulla, nei materiali arrivati fino a noi, permette di affermare che fosse omosessuale o che avesse avuto una storia con una donna. Il silenzio, in questi casi, viene spesso confuso con un indizio, ma resta silenzio.

Durante il processo Bridget dichiarò che Lizzie si trovava in casa nel momento dei crimini, aggiungendo però di non aver mai assistito a una parola sgradevole tra la giovane e la matrigna. Le cronache giornalistiche di allora descrivevano Lizzie come una donna che non aveva mai avuto un innamorato e che evitava la compagnia dei ragazzi. Due tessere che, messe vicine, raccontano una casa tesa e una ragazza appartata, non una storia d’amore clandestina tra padrona e domestica.

Vite separate dopo il processo

Anche il ricongiungimento immaginato dalla serie non trova conferme. Dopo il processo Bridget Sullivan lasciò Fall River e tornò in Irlanda, dove però non riuscì a trovare lavoro. Meno di un anno più tardi era di nuovo negli Stati Uniti, stabilita ad Anaconda, in Montana. Lì conobbe e sposò un altro immigrato irlandese. La coppia non ebbe figli e rimase unita per circa quarant’anni, fino alla morte di lei. Nessun ritorno nel Massachusetts, nessuna convivenza.

Lizzie, dal suo canto, rimase a Fall River e utilizzò parte dell’eredità paterna per acquistare una casa insieme alla sorella Emma. È in quegli anni che entra in scena l’unico legame capace di alimentare davvero le speculazioni sulla sua vita sentimentale: l’amicizia con l’attrice Nance O’Neil. Un rapporto stretto, molto commentato all’epoca, che ha prodotto voci di natura romantica mai verificate. Le fonti storiche disponibili confermano l’amicizia e poco altro. Resta una dedica scritta dall’attrice su un libro di poesie, indirizzata alla sua cara Lizbeth e firmata Daphne. Le due, qualche anno dopo, si allontanarono.

Sul piano televisivo, Monster: La storia di Lizzie Borden ha raccolto critiche prevalentemente negative, pur risultando il secondo capitolo meglio valutato dell’intera antologia. Il voto medio degli utenti si attesta a 3,0. Nel cast, accanto a Ella Beatty e Vicky Krieps, compare anche Charlie Hunnam. Tutti gli episodi sono disponibili su Netflix.

Fonte: TecnoAndroid

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