In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Il ghiacciaio Qaanaaq, in Groenlandia, ha perso 8,7 metri di spessore negli ultimi 13 anni, un dato che da solo basta a raccontare cosa stia succedendo nell’estremo nord del pianeta. E non è un caso isolato, perché lo stesso destino riguarda altre masse di ghiaccio della regione. Numeri come questi, messi in fila, hanno un peso diverso rispetto alle previsioni generiche sul clima: qui si parla di misure concrete, prese su un ghiacciaio preciso, con un nome preciso.
Otto metri e settanta centimetri sono più o meno l’altezza di una palazzina di tre piani. Immaginare quella quantità di ghiaccio sparita dalla superficie del ghiacciaio Qaanaaq aiuta a capire la portata del fenomeno molto meglio di qualsiasi grafico. Tredici anni, per giunta, non sono un tempo geologico. Sono il giro di un ciclo di studi, il tempo di crescere un figlio fino all’adolescenza, l’arco di un paio di ricambi tecnologici nel settore degli smartphone.
Perché la Groenlandia è l’osservatorio privilegiato
La Groenlandia è il posto dove i cambiamenti si vedono prima e si vedono meglio. Le sue distese di ghiaccio funzionano come un termometro naturale, perché reagiscono con una sensibilità che le zone temperate non hanno. Quando un ghiacciaio si assottiglia, non lo fa in modo discreto o graduale al punto da passare inosservato: lascia tracce visibili, modifica il paesaggio, cambia il profilo delle valli e delle coste.
La perdita di spessore è una delle misure più parlanti che gli studiosi possano usare. Non racconta solo quanto ghiaccio sia scomparso, ma anche in che stato di salute si trovi l’intera massa. Un ghiacciaio che si abbassa è un ghiacciaio che sta perdendo equilibrio, che riceve meno di quanto cede. E il caso di Qaanaaq rientra proprio in questa categoria, con una velocità che difficilmente si può liquidare come oscillazione naturale.
Il punto più scomodo, però, è un altro. Qaanaaq non rappresenta un’anomalia, non è il ghiacciaio sfortunato di turno che sta soffrendo più degli altri per ragioni locali. È un esempio tra tanti, il volto riconoscibile di una tendenza che coinvolge diverse aree della stessa regione artica.
Un fenomeno che va oltre il singolo caso
Quando si parla di scioglimento dei ghiacci, la tentazione di concentrarsi su un unico luogo è forte, perché aiuta a dare un volto alla storia. Ma il rischio è quello di perdere di vista il quadro complessivo. Qui la questione riguarda l’insieme dei ghiacciai groenlandesi, non un singolo pezzo di paesaggio nordico.
La differenza tra i due modi di guardare la cosa è sostanziale. Un ghiacciaio che arretra può dipendere da condizioni particolari, dall’orientamento, dalla quota, dalla morfologia del terreno. Diversi ghiacciai che arretrano insieme, nello stesso periodo e nella stessa area, raccontano invece qualcosa di sistemico. E i dati sulla perdita di ghiaccio registrati in questi 13 anni vanno letti esattamente in questa chiave.
Il ghiaccio della Groenlandia non è materia inerte. Il suo assottigliamento tocca gli equilibri delle acque, la conformazione delle coste, la vita delle comunità che abitano quelle zone da generazioni. Ogni metro perso è un pezzo di territorio che cambia forma, e che non tornerà come prima nel giro di una stagione. I 8,7 metri di Qaanaaq restano lì, come misura di riferimento, a segnare la distanza tra il ghiacciaio di oggi e quello di poco più di dieci anni fa.
Fonte: TecnoAndroid








