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MediaTek Dimensity CX C10 Max: 55 TOPS per i Googlebook

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L’era dei Googlebook è cominciata, e con essa arriva anche il chip che MediaTek ha costruito su misura per questa nuova categoria di portatili: si chiama MediaTek Dimensity CX C10 Max ed è il primo componente di una famiglia pensata da zero per macchine che devono far girare l’intelligenza artificiale senza appoggiarsi al cloud. Il debutto ufficiale della piattaforma software di Google è avvenuto negli Stati Uniti, mentre in Italia la situazione resta nebulosa: la prima ondata di lanci europei, fissata per inizio ottobre, non ci comprende.

Google ha scelto tre partner per il lato hardware, ovvero Intel, Qualcomm e la stessa MediaTek. Nella formazione iniziale, però, l’azienda taiwanese non compare: i cinque modelli annunciati, uno per ciascun produttore coinvolto, montano tre volte soluzioni Intel e due volte Snapdragon. Il chip di MediaTek arriverà dopo, ma il progetto è già sul tavolo e lascia intuire dove si andrà a parare nei prossimi mesi.

Cosa c’è dentro Dimensity CX C10 Max

La differenza di approccio rispetto alla concorrenza salta all’occhio. Qualcomm si è presentata all’appuntamento con una piattaforma non più freschissima, mentre MediaTek ha preferito progettare qualcosa di nuovo appositamente per l’occasione. Dimensity CX C10 Max inaugura la linea Dimensity Compute Experiences, sviluppata specificamente per notebook che mettono l’elaborazione locale dell’AI al centro di tutto.

Il chip viene prodotto con il processo a 3 nanometri di TSMC e adotta una configurazione che nel mondo dei portatili si vede raramente. La CPU conta otto core, tutti ad alte prestazioni, senza nemmeno un core a basso consumo del tipo LITTLE. Una scelta insolita, considerando che l’architettura ibrida è la norma tanto nei processori per laptop quanto in quelli per smartphone. La GPU integrata dispone invece di 11 core.

Ma il pezzo forte, quello su cui MediaTek ha evidentemente concentrato gli sforzi, è la NPU. Si tratta di una MediaTek 890 di ottava generazione, dichiarata capace di toccare i 55 TOPS di potenza teorica nell’elaborazione dei carichi di intelligenza artificiale. È un numero tra i più alti in circolazione, superiore anche a quello di piattaforme che si rivolgono esattamente allo stesso segmento di mercato.

Perché quei 55 TOPS contano per i Googlebook

La potenza della NPU non è un dato da tenere sullo scaffale delle specifiche tecniche. Serve a far girare direttamente sul dispositivo una buona parte delle funzioni legate a Gemini, l’assistente che sta al centro dell’esperienza dei nuovi portatili di Google. Tradotto in pratica, meno dati spediti verso server esterni e tempi di risposta più rapidi, con un beneficio evidente sul fronte della privacy.

È esattamente la direzione che Google sembra voler imboccare con i Googlebook: non semplici Chromebook rinominati, ma macchine costruite attorno all’idea che l’AI debba lavorare in locale ogni volta che è possibile. Un’impostazione che richiede silicio adeguato, e il fatto che MediaTek abbia messo in cantiere un progetto interamente nuovo invece di riciclare qualcosa di esistente dice molto sulle ambizioni in gioco.

Resta il nodo della disponibilità. I primi cinque modelli sono affidati a Intel e Qualcomm, quindi chi vuole provare la soluzione MediaTek dovrà pazientare. E per l’Italia il discorso si complica ulteriormente, dal momento che il debutto europeo di inizio ottobre non prevede il nostro mercato tra le destinazioni iniziali, senza indicazioni su quando la situazione potrebbe cambiare. La piattaforma Dimensity Compute Experiences, comunque, è ufficialmente in pista, con il C10 Max come apripista di una famiglia destinata a crescere.

Fonte: TecnoAndroid

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