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Microsoft punta a 38 GW di data center entro il 2032

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Microsoft ha in mente un salto di scala che ha poco a che vedere con il software e moltissimo con il cemento, i cavi e l’elettricità: portare la capacità complessiva dei propri data center a circa 38 gigawatt entro il 2032. Oggi la cifra si ferma a 12 GW, il che significa più che triplicare l’infrastruttura in poco più di sei anni. Un piano che racconta bene dove si sta spostando la competizione tra i colossi tecnologici, perché la partita dell’intelligenza artificiale sembra giocarsi sempre meno sugli algoritmi e sempre più sulla capacità concreta di costruire le fabbriche che li fanno girare.

Il dettaglio più interessante riguarda la quota destinata ai carichi di lavoro legati all’AI. Attualmente sarebbero circa 2 GW quelli riservati ai chip specifici per questo tipo di elaborazione, una fetta piuttosto contenuta del totale. Nel nuovo scenario invece quella porzione salirebbe a circa un terzo della capacità complessiva, quindi oltre 12 GW soltanto per l’AI. Detto in altri termini, la parte dedicata all’intelligenza artificiale nel 2032 varrebbe da sola quanto tutta l’infrastruttura di Microsoft oggi.

Non solo addestrare i modelli, ma farli lavorare

C’è una differenza sostanziale tra costruire capacità per addestrare modelli sempre più grandi e costruirla per farli funzionare tutti i giorni, ora dopo ora. La prima attività è ciclica, concentrata, fatta di sessioni intense che poi si esauriscono. La seconda è continua e non si ferma mai, perché ogni richiesta a un chatbot, ogni suggerimento di un assistente, ogni funzione generativa dentro un software consuma energia nel momento esatto in cui viene usata.

Il piano da 38 GW sembra rispondere proprio a questa seconda esigenza. Microsoft non si sta preparando soltanto alla corsa all’addestramento, ma soprattutto a sostenere il carico quotidiano di chatbot, assistenti digitali, applicazioni e servizi cloud che integrano funzioni di intelligenza artificiale. È il passaggio dalla fase sperimentale a quella industriale, quella in cui i modelli smettono di essere una vetrina e diventano un servizio che deve reggere milioni di richieste senza rallentare.

Un cambiamento del genere ha conseguenze pratiche notevoli. Significa individuare siti adatti, garantirsi contratti di fornitura elettrica a lungo termine, gestire raffreddamento e reti di trasmissione, oltre naturalmente ad acquistare quantità enormi di acceleratori. Il gigawatt, che fino a pochi anni fa era un’unità di misura riservata alle centrali e alle reti nazionali, è diventato il metro con cui si misurano le ambizioni di un’azienda tecnologica.

La corsa all’infrastruttura come vero campo di battaglia

Quando i numeri raggiungono queste dimensioni, il vantaggio competitivo si sposta. Avere il modello migliore serve a poco se manca la capacità di eseguirlo su larga scala a costi sostenibili, e in questo senso l’infrastruttura diventa una barriera all’ingresso difficilissima da superare. Non è qualcosa che si improvvisa in pochi mesi, servono anni di pianificazione e investimenti che pochissimi soggetti al mondo possono permettersi.

Il traguardo fissato al 2032 lascia intendere che a Redmond considerino questa fase non come una bolla passeggera ma come una trasformazione strutturale della domanda. Triplicare la capacità complessiva è una scommessa che presuppone una crescita costante dell’utilizzo dell’AI nei prossimi anni, altrimenti si tradurrebbe in capacità inutilizzata e capitale immobilizzato.

La proporzione resta il dato più eloquente di tutta la vicenda. Passare da 2 GW a oltre 12 GW dedicati ai chip per l’intelligenza artificiale vuol dire moltiplicare per sei una voce che oggi rappresenta poco meno di un sesto del totale, portandola a pesare per un terzo. Il resto dell’infrastruttura continuerà a occuparsi di tutto ciò che i data center facevano già prima, dall’archiviazione ai servizi aziendali tradizionali, ma il baricentro si sarà spostato in modo evidente verso i 38 gigawatt di ambizione complessiva.

Fonte: TecnoAndroid

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