In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Il Neural Band di Meta, nato come bracciale sperimentale per pilotare gli occhiali smart dell’azienda di Mark Zuckerberg, adesso può funzionare anche come controller per Mac. Il merito va a un progetto open source costruito a forza di reverse engineering da un gruppo ristretto di sviluppatori indipendenti, che sono riusciti a far dialogare il dispositivo direttamente con macOS senza appoggiarsi ad alcun software intermediario proprietario di Meta. Una strada laterale, insomma, che apre scenari d’uso ben diversi da quelli immaginati da chi il bracciale lo ha progettato.
Per capire perché la cosa abbia un peso, conviene partire da come funziona il bracciale. Niente telecamere puntate sulle mani, niente sensori ottici che devono vedere le dita per capire cosa stiano facendo.
Come funziona la tecnologia sEMG del bracciale
Il Neural Band si basa sulla tecnologia sEMG, sigla che sta per surface electromyography, ovvero elettromiografia di superficie. In pratica il dispositivo legge i segnali elettrici che il sistema nervoso invia ai muscoli dell’avambraccio, intercettandoli mentre viaggiano verso la mano. Il risultato è che gesti come il pizzico tra due dita, la rotazione del polso o micromovimenti appena accennati vengono riconosciuti ancora prima che il movimento sia completato fisicamente.
È un approccio che Meta ha scelto per i Meta Ray Ban Display, presentandolo come una forma di interazione più discreta e meno impacciata rispetto alle gesture tradizionali, quelle che costringono ad agitare le mani davanti a sé perché una fotocamera possa inquadrarle. Un movimento quasi impercettibile del polso, in teoria, basta e avanza.
Kinesis, il progetto che decodifica il flusso Bluetooth
Il progetto si chiama Kinesis e va avanti in gran parte grazie a un singolo sviluppatore che si firma callbacked. Il lavoro più delicato ha riguardato la decodifica del flusso di dati Bluetooth Low Energy trasmesso dal bracciale, un’operazione tutt’altro che immediata che ha permesso di stabilire una comunicazione diretta con l’hardware. Niente servizi proprietari di Meta nel mezzo, niente passaggi obbligati attraverso i sistemi cloud dell’azienda.
Una volta ottenuta la chiave di lettura di quei dati, il passo successivo è stato costruire un’applicazione capace di tradurre le informazioni raccolte dai sensori in comandi per macOS. Detta così sembra semplice, ma di semplice in un’operazione del genere c’è davvero poco. Il punto è che, a conti fatti, il sistema operativo di Apple finisce per trattare il bracciale come tratterebbe qualsiasi altra periferica di input, alla stregua di un mouse o di una tastiera.
Cosa cambia per il dispositivo di Meta
Il senso dell’operazione sta tutto qui. Un accessorio pensato per vivere dentro un ecosistema chiuso, legato a doppio filo agli occhiali smart e ai servizi dell’azienda, viene liberato e messo a disposizione di un contesto completamente diverso. Il reverse engineering applicato a un dispositivo commerciale non è una novità nel mondo degli sviluppatori indipendenti, ma in questo caso il risultato tocca una tecnologia di interazione ancora agli inizi, quella del controllo neurale applicato ai dispositivi di consumo.
Il fatto che il Neural Band possa diventare un controller per computer senza alcuna mediazione software di Meta significa, di fatto, che il bracciale ha un potenziale d’uso molto più ampio di quello per cui è stato messo sul mercato. E che quel potenziale, almeno per ora, viene esplorato da chi con l’azienda non ha alcun rapporto.
Fonte: TecnoAndroid








