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Chi sviluppa applicazioni per Android ha ricevuto due comunicazioni destinate a cambiare parecchie abitudini, perché Google Play ha fissato nuove regole su consumo di memoria e trasferimento dei dati da un dispositivo all’altro, con scadenze già fissate nel 2027. Il motivo dichiarato è tutt’altro che astratto: ci sono vincoli significativi nella catena di fornitura dell’hardware che stanno modificando la disponibilità di memoria sui dispositivi. Tradotto: la RAM costa e scarseggia, quindi le app dovranno imparare a starci dentro.
Il primo fronte riguarda Android 17, dove entrano in scena limiti di memoria per singola applicazione. Debuttano sui dispositivi Pixel, ma la previsione è che vengano adottati da un numero crescente di produttori. Le app che sforano quei limiti non se la cavano con un avviso: verranno rallentate e in alcuni casi potranno essere terminate direttamente dal sistema.
Le tre soglie che Google Play userà per misurare le app
Accanto ai limiti di sistema, Google ha definito soglie di prestazione su tre aree distinte. La prima è il consumo dinamico di memoria, calcolato come anonymous RSS più swap. In pratica misura la memoria usata per i dati privati dell’app, sia quella attiva sia quella compressa, escludendo i file salvati sul dispositivo come codice o asset. La valutazione avviene nei diversi stati dell’applicazione, quindi sia quando è in uso sia quando gira in background, e viene incrociata con le categorie di prestazione dei dispositivi.
La seconda area è la memoria occupata dalle bitmap. Qui il ragionamento è semplice: le immagini occupano memoria mentre l’app è in primo piano, ed è normale, ma non dovrebbero restare parcheggiate in RAM per periodi prolungati quando l’app non è visibile, cioè in background o nello stato cached.
La terza riguarda il codice DEX ottimizzato. Un Android App Bundle ben ottimizzato usa meno memoria, si avvia più in fretta, riduce gli ANR e migliora sia il rendering sia le prestazioni a runtime. Per questo le app pubblicate sullo store dovranno essere ottimizzate con una copertura minima del 25% tra ottimizzazione, riduzione e offuscamento, usando R8 oppure un altro strumento di shrinking equivalente.
L’applicazione effettiva di queste regole sulla memoria parte a febbraio 2027. Nel frattempo arriveranno diversi strumenti e metriche dedicate all’interno di Play Console, così da permettere agli sviluppatori di capire dove si trovano rispetto alle soglie. Chi non le rispetta rischia parecchio: app e giochi fuori parametro vedranno ridotta la propria visibilità e limitate le capacità di pubblicazione sullo store. Ulteriori dettagli sono attesi entro la fine di quest’anno.
Zero-Tap Sign-In e il passaggio tra dispositivi
Il secondo annuncio è di natura diversa e tocca un fastidio che conoscono tutti, cioè il momento in cui si cambia telefono e bisogna rifare il login ovunque. Google Play introduce un requisito per rendere l’accesso più rapido e più sicuro durante i trasferimenti tra dispositivi, e lo fa attraverso lo standard Zero-Tap Sign-In.
Il meccanismo si appoggia alla Android Restore Credentials API e obbliga le applicazioni a ripristinare in automatico lo stato di accesso dell’utente quando questo passa da un dispositivo Android a un altro. L’idea è che alla primissima apertura dell’app sul nuovo telefono l’utente venga riconosciuto immediatamente e connesso in modo sicuro, senza tap aggiuntivi, senza password da recuperare, senza codici da reinserire.
Questo requisito diventerà obbligatorio a partire da aprile 2027. I giochi per ora restano esclusi dall’obbligo, ma anche per loro sono previsti piani che verranno illustrati nel corso del prossimo anno.










