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Meta Phoenix: il nuovo visore XR appare in foto a sorpresa

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Le prime immagini di Meta Phoenix sono finite in rete prima del tempo, e mostrano un dispositivo che con i Quest visti finora ha poco a che spartire. Si tratta di un visore per la realtà mista non ancora annunciato, spuntato da un’applicazione che Meta stessa aveva pubblicato e poi rimosso in fretta. Il dettaglio più interessante riguarda proprio la forma, molto più vicina a un paio di occhiali grandi che non al classico casco squadrato a cui il mercato si è abituato.

A trovare i file è stata una ricerca all’interno di HorizonOS Prescription Lens, un’app che sulla carta doveva servire alla gestione delle lenti graduate. Dentro, però, c’erano immagini che ritraevano Project Phoenix da diverse angolazioni. Roba che di solito resta chiusa nei laboratori fino al giorno della presentazione ufficiale, e che invece è finita sotto gli occhi di tutti per una svista.

Perché il formato a occhiale cambia le carte in tavola

Il punto dolente dei visori non è mai stato davvero il software, o almeno non solo quello. È il peso. È l’ingombro. È la sensazione, dopo quaranta minuti, di avere una mattonella appoggiata sugli zigomi. Chi ha provato gli occhiali XR di ultima generazione, quelli di Rayneo, Viture o Xreal, conosce bene la differenza: davanti agli occhi compare un display grande e di buona qualità, ma la testa non paga dazio. Nessuna cinghia da stringere, nessuna pressione sul naso dopo mezz’ora.

Quel confronto, per i visori tradizionali, è diventato parecchio scomodo. Un mercato che già faticava a decollare si è ritrovato affiancato da dispositivi più leggeri, più economici da indossare in senso letterale, e con una proposta molto più semplice da digerire per chi non è un appassionato. Non è un caso che la categoria degli occhiali XR abbia eroso spazio proprio lì dove i visori speravano di crescere. La forma di Meta Phoenix sembra rispondere esattamente a questa pressione. Abbandonare almeno in parte l’estetica dei Quest significa puntare su sessioni più lunghe, su un utilizzo meno episodico, su un dispositivo che si possa tenere addosso senza contare i minuti. Un cambio di direzione che, sulla carta, rende la prossima generazione di hardware Meta finalmente interessante anche per chi finora aveva guardato ai visori con una certa diffidenza.

Cosa si sa e cosa manca ancora

Le informazioni concrete su Phoenix restano poche. L’app che conteneva i file è stata ritirata, e Meta non ha confermato nulla di ufficiale: niente nome definitivo, niente specifiche tecniche, niente prezzi. Quello che emerge è soprattutto un indizio estetico, che però in questo settore vale più di molte schede tecniche, perché è proprio il design a decidere se un prodotto verrà usato davvero o se finirà in un cassetto dopo le prime settimane di entusiasmo.

Il riferimento alle lenti graduate, poi, dice qualcosa in più. Un’app dedicata alla gestione delle lenti correttive suggerisce che il dispositivo sia pensato per essere adattato a chi porta gli occhiali da vista, elemento tutt’altro che secondario quando si parla di comfort prolungato e di accessibilità reale del prodotto.

Per il resto, la strategia di Meta sembra muoversi nella direzione che il mercato stava già indicando da mesi. Meno ingombro, più leggerezza, un formato che somigli il più possibile a qualcosa di indossabile in senso quotidiano. Le immagini trapelate di Meta Phoenix mostrano un dispositivo che va in quel senso, con linee più morbide e un profilo che si allontana nettamente dal volume dei visori attuali.

Fonte: TecnoAndroid

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