In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Per la prima volta è stata osservata una megattera madre che sembrava vegliare il proprio piccolo nato morto, un comportamento che ricorda da vicino quello che gli studiosi interpretano come una forma di lutto. Fino a oggi scene simili erano state documentate soltanto tra i cetacei dentati, mai tra le balene con fanoni, il gruppo che comprende gli animali più grandi mai esistiti sul pianeta. Una differenza che, agli occhi di chi studia questi animali, conta parecchio.
Il punto è che il cosiddetto lutto animale non è una novità assoluta in mare. Delfini che sostengono a galla per ore il corpo di un cucciolo senza vita, orche che trascinano il piccolo morto per giorni e chilometri: episodi del genere sono stati raccolti più volte e hanno fatto il giro del mondo. Tutti però riguardavano un ramo preciso dell’albero evolutivo, quello dei cetacei dentati. L’altro ramo, quello dei misticeti, era rimasto fuori da questo tipo di racconto.
Perché questa osservazione cambia le carte in tavola
I cetacei si dividono in due grandi famiglie. Da una parte gli odontoceti, cioè i cetacei con i denti, tra cui delfini, orche e capodogli, animali che vivono spesso in gruppi sociali molto strutturati e con legami stretti. Dall’altra i misticeti, le balene che filtrano il cibo attraverso i fanoni, lamelle che funzionano come una specie di setaccio. In questo secondo gruppo rientra anche la megattera, insieme alle specie di dimensioni più imponenti che la Terra abbia conosciuto.
La distinzione non è solo anatomica. Per anni si è pensato che certi comportamenti legati alla perdita di un compagno o di un figlio fossero collegati proprio alla vita sociale intensa degli odontoceti, alla loro capacità di riconoscersi individualmente e di mantenere relazioni durature. Vedere qualcosa di simile in una balena che appartiene al gruppo opposto sposta il confine di ciò che si credeva possibile. E apre domande su quanto sia diffusa, tra i grandi mammiferi marini, una reazione di questo tipo davanti alla morte.
Cautela d’obbligo nel leggere il comportamento
Chi lavora sul campo mette sempre le mani avanti quando si parla di emozioni animali, e con buone ragioni. Attribuire sentimenti umani a un animale è una scorciatoia comoda ma rischiosa, e infatti si parla di comportamento che appare come cordoglio, non di cordoglio dimostrato. La madre resta accanto al corpo del piccolo, lo accompagna, non se ne allontana: questo è il dato osservabile. Cosa accada dentro l’animale rimane, per ora, materia di interpretazione.
Resta il fatto che documentare per la prima volta una scena del genere in una megattera ha un peso scientifico concreto. Ogni osservazione di questo tipo, soprattutto quando riguarda un gruppo di specie mai coinvolto prima, diventa un tassello utile per capire come funzionano davvero le relazioni tra madre e cucciolo in mare aperto, dove seguire un animale per giorni è tutt’altro che semplice.
Le megattere sono tra le balene più studiate al mondo, anche perché si avvicinano spesso alle coste durante le migrazioni e i loro canti hanno attirato l’attenzione di ricercatori e pubblico da decenni. Eppure un comportamento come questo era sfuggito finora a chi le osserva. Il cucciolo nato morto e la reazione della madre entrano quindi in un elenco che, fino a poco tempo fa, sembrava riservato soltanto a delfini e orche.
Fonte: TecnoAndroid








