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Meta, il piano segreto Project OT per tagliare fino al 60%

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Meta aveva messo nero su bianco un piano per tagliare alcune squadre interne fino al 60 per cento, con l’obiettivo dichiarato di diventare un’azienda AI native, e quel piano ha un nome in codice: Project OT, abbreviazione di organization transformation. La società ha confermato l’esistenza dell’esercizio di pianificazione, che prevedeva due tornate di licenziamenti, senza però specificare quali team fossero finiti nel mirino. Il punto interessante non è tanto l’ambizione del progetto, quanto il motivo per cui è stato accantonato a metà strada.

Secondo la ricostruzione, il piano nasce a gennaio da un gruppo di dirigenti, con Mark Zuckerberg che avrebbe dato il via e chiesto agli executive di procedere con la revisione delle strutture manageriali. L’idea di fondo: affidare agli agenti AI buona parte del lavoro quotidiano svolto da migliaia di dipendenti, lasciando a piccoli nuclei di persone il compito di supervisionare le macchine. Alcuni lavoratori sarebbero stati ricollocati su nuovi ruoli, altri messi alla porta. Un dirigente delle risorse umane avrebbe stimato una riduzione dell’organico intorno al 25 per cento o più in quegli scenari, anche se Meta sostiene di aver cancellato il progetto prima di arrivare a un numero definitivo di uscite.

Cosa significava davvero diventare AI native

Uno dei documenti interni definiva l’azienda AI native come un posto dove strumenti e agenti pronti all’uso dialogano tra loro, i flussi di lavoro sono automatizzati e ogni nuova costruzione parte dall’intelligenza artificiale. Nella stessa definizione rientrava anche la vendita di agenti AI a soggetti terzi, attività che Meta ha effettivamente avviato a giugno. Nel corso dell’anno è partito un programma pilota che ha riorganizzato team di ingegneria, di ricerca e almeno altri otto gruppi in unità più piccole.

Il tutto arriva dopo un post interno intitolato AI-Native Playbook, firmato da un membro del team di product management, che spiegava come il pilota avrebbe eliminato il middle management e usato analisi assistite dagli agenti per stabilire le priorità del lavoro quotidiano. Su un punto l’azienda ha voluto essere netta: le valutazioni sulle performance e le decisioni sulle promozioni sono state prese da persone, non dall’intelligenza artificiale, anche se il personale HR e i sistemi automatici avrebbero supportato i leader in quelle scelte.

La comunicazione ufficiale di Meta parla di un esercizio di scenario planning chiesto ad alcuni team per valutare l’impatto potenziale di ricollocamenti, chiusure di posizioni aperte e tagli. Il risultato, spiega l’azienda, è stato lo spostamento di migliaia di dipendenti su lavori prioritari all’interno di squadre di nuova costituzione. Non tutti gli scenari sono stati portati avanti, e secondo la versione ufficiale non era mai stato dato per scontato che lo sarebbero stati.

Gli agenti AI e i danni collaterali

Il primo giro di licenziamenti è arrivato a maggio. Subito dopo Zuckerberg avrebbe cancellato la seconda ondata, prevista per novembre, e le ragioni precise di quel dietrofront restano poco chiare. Sul morale interno avevano già pesato le notizie di tagli imminenti circolate tra marzo e aprile e il monitoraggio degli input di tastiera e mouse dei dipendenti per addestrare gli agenti, programma poi sospeso.

C’è poi la questione della produttività, che i numeri interni raccontano in modo scomodo. Il CTO Andrew Bosworth, in un post di inizio giugno, segnalava che le modifiche al codice delle piattaforme software e delle infrastrutture usate internamente erano cresciute del 220 per cento su base annua. Le modifiche che si traducevano in funzioni nuove o migliorate per gli utenti finali, però, erano salite solo del 36 per cento.

Altri documenti interni descrivono agenti AI capaci di compiere azioni su larga scala e dirompenti, del tipo che un essere umano difficilmente eseguirebbe, con un aumento del 40 per cento degli incidenti tecnici e di sicurezza rilevanti rispetto all’anno precedente. Il tempo speso dai dipendenti per rimettere le cose a posto è cresciuto fino al 70 per cento. Su questi post l’azienda non ha voluto commentare. A luglio, durante una riunione aziendale, Zuckerberg ha ammesso che la traiettoria dello sviluppo agentico degli ultimi quattro mesi non aveva accelerato come previsto.

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