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Meta aveva pronto un piano di riorganizzazione costruito attorno all’intelligenza artificiale che, se portato a termine, avrebbe cancellato migliaia di posti di lavoro. Poi il progetto si è fermato, o almeno una parte consistente si è fermata, e il motivo suona quasi ironico: la tecnologia su cui si basava tutto non era abbastanza matura. Il piano si chiamava Project OT, abbreviazione di Organization Transformation, e collega due vicende che avevano già fatto discutere nei mesi scorsi, ovvero il taglio del 10 per cento della forza lavoro e il software che registrava i movimenti del mouse e le battute sulla tastiera dei dipendenti.
I dirigenti del gruppo sarebbero stati influenzati da alcune startup, comprese realtà osservate in Asia, che si erano organizzate mettendo l’AI al centro della struttura operativa. A gennaio, durante il ritiro annuale della leadership nella proprietà di Mark Zuckerberg alle Hawaii, è stata presentata una visione definita “AI native”. Il modello prevedeva agenti automatizzati supervisionati da piccoli gruppi di persone, chiamati pod. Ingegneri, designer, product manager e altri specialisti avrebbero progressivamente assunto ruoli generalisti di “builder”. I livelli di middle management si sarebbero assottigliati e la cosiddetta “analisi assistita dagli agenti” avrebbe contribuito a stabilire le priorità quotidiane.
Tagli fino al 60 per cento e la seconda ondata sparita
Sul tavolo c’erano ipotesi pesanti. Alcuni team avrebbero potuto perdere fino al 60 per cento del personale, con una combinazione di licenziamenti, posizioni aperte cancellate e uscite forzate per i lavoratori considerati meno performanti. Un dirigente delle risorse umane aveva stimato una riduzione almeno pari a quella del 2023, quando l’azienda tagliò il 25 per cento dei dipendenti. Nella versione iniziale, Project OT includeva anche una seconda tornata di licenziamenti a novembre. Zuckerberg ha poi abbandonato quella parte del piano, o l’ha messa in pausa, senza che le ragioni siano state chiarite. Meta ha riconosciuto l’esistenza di un secondo piano, ma lo ha descritto come uno scenario tra i tanti che erano semplicemente in valutazione.
I numeri interni aiutano a capire il ripensamento. Le modifiche al codice delle piattaforme e delle infrastrutture AI dell’azienda sono cresciute del 220 per cento su base annua, un balzo notevole. Solo che i guadagni di produttività non hanno seguito lo stesso ritmo: le funzionalità nuove o migliorate arrivate davvero agli utenti sono aumentate del 36 per cento. E i progressi sono stati in parte annullati altrove, perché gli incidenti tecnici e di sicurezza sono saliti del 40 per cento, mentre il tempo speso dai dipendenti a risolverli è cresciuto del 70 per cento.
Il monitoraggio dei dipendenti e il malumore interno
A luglio, durante una riunione aziendale, Mark Zuckerberg ha ammesso di aver sopravvalutato la velocità con cui la tecnologia sarebbe avanzata. Ha detto ai dipendenti che la “traiettoria dello sviluppo agentico almeno negli ultimi quattro mesi non ha accelerato nel modo in cui ci aspettavamo” e che gli investimenti sugli agenti AI non hanno ancora dato i frutti sperati. Un’ammissione piuttosto diretta, considerando quanto denaro il gruppo sta mettendo in questa direzione.
C’è poi il capitolo del software installato sui computer dei dipendenti statunitensi. Raccogliere movimenti del mouse e battute sulla tastiera per addestrare gli agenti che un giorno avrebbero dovuto sostituire quelle stesse persone non è stata accolta bene, e la reazione è arrivata rapida. La rete di comunicazione interna si è riempita di lamentele, i punteggi sul clima aziendale sono scesi di 19 punti e le iniziative di organizzazione sindacale sono aumentate. Risultati deludenti sul fronte tecnologico più malumore diffuso tra i lavoratori: messe insieme, le due cose rendono meno misterioso lo stop alla seconda ondata di tagli.
Il quadro generale, però, non è archiviato. Il piano più ampio resta sul tavolo e le rassicurazioni di Zuckerberg riguardavano soltanto l’assenza di tagli “a livello aziendale” entro quest’anno, formula che ha alimentato timori interni su riduzioni più contenute nel 2026 o su interventi più larghi nel 2027. I team ridotti e affiancati dall’AI continuano a operare in alcune aree del gruppo, mentre la spesa per le infrastrutture AI resta elevata. Con gli investitori che chiedono di vedere quando quei soldi cominceranno a rendere, la pressione su Zuckerberg per mostrare risultati concreti non si allenta.










