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Meta Glasses vietati nei cinema del Regno Unito: ecco perché

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Nelle sale cinematografiche del Regno Unito gli occhiali con fotocamera stanno diventando un problema concreto, al punto che diversi gestori hanno iniziato a vietarne o limitarne l’uso durante le proiezioni. A muovere le acque è stata la UK Cinema Association, l’organismo che rappresenta gli operatori del settore, intervenuta dopo le preoccupazioni sollevate dalla diffusione dei Meta Glasses e di altri dispositivi indossabili in grado di scattare foto e registrare video senza dare troppo nell’occhio. Due i timori principali messi nero su bianco, la privacy degli spettatori seduti in sala e la pirateria cinematografica.

I modelli firmati Meta permettono di realizzare fotografie e clip video della durata massima di 3 minuti. Quando la fotocamera entra in funzione, sulla montatura si accende una piccola luce bianca che dovrebbe segnalare a chi sta intorno che è in corso una registrazione. Il condizionale è d’obbligo, perché negli ultimi anni sono comparse modifiche hardware pensate proprio per disattivare quel LED lasciando però attiva la telecamera. Meta ha reagito introducendo controlli che bloccano la ripresa quando il sistema rileva che la spia è stata coperta o manomessa, ma il dubbio resta e i cinema hanno deciso di non correre rischi.

Cosa dicono i gestori delle sale britanniche

La posizione dell’associazione è meno drastica di quanto il titolo lasci intendere. “I gestori dei cinema britannici sono consapevoli della crescente diffusione e dell’uso di dispositivi indossabili come gli smart glass, così come dei vantaggi che possono offrire alle persone con particolari esigenze di accessibilità”, si legge nella dichiarazione della UK Cinema Association. Subito dopo però arriva il rovescio della medaglia, ovvero la consapevolezza dei problemi legati alla privacy e alla pirateria che possono nascere dall’uso di queste tecnologie nelle sale. Da qui la scelta di molti esercenti di introdurre regole che vietano o limitano in particolare gli occhiali dotati di fotocamera.

Il caso britannico non è isolato. Il mese scorso lo Stato di New York ha messo al bando gli smart glass con fotocamera, microfono o componenti di calcolo all’interno degli edifici giudiziari, con un provvedimento che riguarda avvocati, testimoni, dipendenti e pubblico e che punta a impedire riprese effettuate di nascosto. Poco dopo anche i tribunali di Inghilterra e Galles hanno adottato una linea analoga. In precedenza erano arrivati il divieto sulle navi da crociera di MSC e, più di recente, quello imposto dall’agenzia federale statunitense agli agenti dell’ICE.

Le autorità europee guardano con attenzione

Sul fronte continentale il tema è già finito sui tavoli dei regolatori. In Germania l’organizzazione per i diritti digitali HateAid ha depositato una denuncia contro Meta e altre società coinvolte nella commercializzazione degli occhiali, sostenendo che questi prodotti possano entrare in rotta di collisione con le norme sulle registrazioni effettuate all’insaputa delle persone riprese. La procura di Francoforte ha avviato verifiche preliminari.

A giugno l’European Data Protection Board ha affrontato la questione della privacy e della protezione dei dati collegata agli occhiali intelligenti. Diverse autorità nazionali si erano già mosse per conto proprio, con campagne informative, linee guida, confronti diretti con le aziende produttrici e attività di enforcement. Per l’autunno l’EDPB sta preparando un documento con raccomandazioni e buone pratiche destinato a fare da riferimento comune.

In Italia, almeno al momento, non risultano restrizioni paragonabili a quelle britanniche. Ma la traiettoria è abbastanza leggibile, perché man mano che gli occhiali con fotocamera entrano nelle abitudini quotidiane cresce anche l’attenzione di autorità pubbliche e soggetti privati verso la possibilità di effettuare riprese senza che nessuno intorno se ne accorga. I luoghi più esposti sono proprio quelli dove foto e video sono già regolati da norme precise, dalle aule dei tribunali alle sale cinematografiche.

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