In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Le immagini satellitari raccolte negli ultimi mesi mostrano quella che ha tutta l’aria di essere una nuova base militare cinese costruita dal nulla nel Mar Cinese Meridionale, in un punto dove meno di un anno fa c’era soltanto acqua. Si tratta della scogliera di Antelope. Una barriera corallina sommersa nell’arcipelago delle Paracelso, oggi trasformata in un’isola artificiale grande quanto più di 800 campi da calcio. Sopra ci sono già un porto, un eliporto e i lavori preparatori per una pista di volo. Pechino nega tutto e parla di finalità scientifiche e meteorologiche.
La velocità con cui è avvenuta la trasformazione è forse l’elemento più impressionante di tutta la vicenda. A fine dicembre decine di draghe aspiranti con cutter, di cui la Cina possiede la flotta più grande al mondo, si sono presentate sopra Antelope con i transponder AIS spenti. Da lì hanno cominciato a estrarre sabbia dal fondale senza soste, e alcune di quelle draghe riescono a risucchiare fino a 6.000 metri cubi ogni ora. Milioni di tonnellate di sedimenti dopo, il risultato è sotto gli occhi di chiunque guardi dall’alto.
Mar Cinese Meridionale: da barriera sommersa a isola di sei chilometri quadrati
Il confronto tra le immagini è netto. A dicembre si vedeva soltanto un piccolo angolo di sabbia che emergeva. A maggio c’era già un’isola bianca a forma di mezzaluna, circa 6 chilometri quadrati di terreno guadagnato al mare in sei mesi scarsi. Ma mentre l’isola cresceva, crescevano anche gli edifici sopra di essa, ed è qui che la versione ufficiale comincia a scricchiolare.
Nell’estremità nordoccidentale il terreno è stato spianato per quella che sembra a tutti gli effetti una futura base aerea: una pista di circa 3 chilometri di lunghezza per 55 metri di larghezza, anche se il cemento non è ancora stato gettato. Le misure coincidono con quelle di altre piste realizzate dalla Cina su isole artificiali nate anch’esse da barriere coralline nella stessa area. Poco distante è stato scavato lo spazio per una struttura di circa 60 metri per 60, dimensioni che corrispondono agli hangar già visti in altre installazioni cinesi.
A sud, nella laguna interna abbracciata dalla mezzaluna, è stato completato un molo di quasi 680 metri, sufficiente ad accogliere navi civili e militari. Il 19 agosto un’immagine ha immortalato una nave della Guardia Costiera cinese ormeggiata proprio lì. Nell’angolo sudorientale si nota invece un reticolo di edifici con solette provvisorie in cemento e aree verdi, che gli analisti ritengono possano essere caserme, magazzini e uffici. Accanto, un eliporto già operativo.
Radar, arcipelaghi contesi e una vecchia abitudine
Le fotografie più recenti suggeriscono che il lavoro non si fermi ad Antelope. Sulla piccola isola di Yagong, sempre nelle Paracelso, sono spuntate installazioni nuove di zecca che secondo gli analisti potrebbero essere radar di allerta precoce pensati per supportare il nuovo avamposto. Un portavoce della società di analisi satellitare Vantor ha spiegato che diverse strutture su Yagong assomigliano ad altre installazioni radar militari già viste nel Mar Cinese Meridionale e sono probabilmente collegate alle funzioni militari della vicina scogliera.
Non sarebbe una novità. Tra il 2013 e il 2015 la Cina ha trasformato le barriere di Mischief, Fiery Cross e Subi, nelle isole Spratly, in enormi isole artificiali dotate di piste di atterraggio, porti e infrastrutture militari. Antelope si trova nelle Paracelso, sotto controllo cinese dal 1974 e rivendicate anche da Vietnam e Taiwan, dentro un Mar Cinese Meridionale che resta uno dei corridoi commerciali più strategici del pianeta e che Pechino rivendica in gran parte attraverso la cosiddetta linea dei nove punti.
Le mosse cinesi da quelle parti sono frequenti. A fine maggio, sulla scogliera di Scarborough contesa con le Filippine, era comparsa una strana struttura galleggiante sparita dopo pochi giorni. E tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 oltre 3.000 pescherecci cinesi sono stati schierati vicino alle coste giapponesi, alcuni segnalati come possibili navi militari camuffate.








