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Luba 3 AWD 3000: il robot tagliaerba con AI in grado di tagliare qualsiasi prato – Recensione

In questo articolo Indice dei contenuti 29 sezioni

Ho provato per due mesi il Mammotion Luba 3 AWD 3000 tra il giardino di casa e un campo di tiro con l’arco da oltre mille metri quadri, e devo dire che il terreno che lo mette in crisi non è quello che vi aspettate.

Duemilaseicento euro per una macchina che taglia l’erba. Scritto così, senza contesto, sembra una di quelle spese che si giustificano solo davanti a se stessi, di notte, con la calcolatrice del telefono aperta. Poi però fai il conto delle ore. Due mesi pieni, giugno luglio e agosto, due prati completamente diversi da gestire, e il tosaerba a spinta rimasto in garage a prendere polvere.

Il modello che ho avuto in prova è la variante da 3.000 metri quadri, quella centrale della gamma, arrivata come campione stampa direttamente dall’azienda. E qui serve subito una precisazione che nessuno fa mai abbastanza chiaramente: le tre versioni non sono la stessa macchina con batterie diverse. La 1500 lavora con LiDAR e doppia telecamera, quindi con un doppio sistema di posizionamento. La 3000 e la 5000 aggiungono il NetRTK e completano quello che il produttore chiama Tri-Fusion. Se state valutando l’acquisto e vi interessa il posizionamento centimetrico, è una differenza che pesa più della copertura dichiarata.

Ma andiamo con ordine. La cosa che mi ha convinto a testarlo su due scenari invece che uno è proprio la sua natura anfibia: da una parte il giardino della villa fuori Roma, circa centocinquanta metri quadri, sostanzialmente pianeggiante ma con un perimetro spezzato, rientranze, aiuole e passaggi stretti. Dall’altra il campo di tiro con l’arco, oltre mille metri quadri, alberi ovunque, pendenze serie e un terreno che di erba curata ha ben poco. Due mondi. E lo stesso robot che si comporta in due modi diversi.

Anticipo il verdetto senza rovinarvi la lettura: funziona, funziona bene, e ha un limite preciso che vi racconto tra poco perché merita una sezione tutta sua. Lo trovate sul sito ufficiale Mammotion e su Amazon Italia.

Unboxing: pesante, ordinato, con un paio di scocciature

Lo scatolone è di quelli che il corriere ti passa con lo sguardo eloquente. Diciannove chili di macchina più la stazione di ricarica, e il tutto arriva imballato in maniera seria, con sagome in polistirolo spesso che tengono ogni pezzo al suo posto.

Dentro c’è il robot, la base di ricarica con alimentatore e cavo, i picchetti di fissaggio, un set completo di lame di ricambio con relative viti, il paraurti anteriore, i parabordi laterali, la manualistica. E, dettaglio che apprezzo sempre, i cacciaviti. Tutti. Non uno solo di quelli in metallo stampato che si torcono alla terza vite: proprio gli attrezzi necessari per completare il montaggio senza andare a cercare la cassetta in cantina.

Perché sì, un po’ di montaggio serve. Il paraurti va installato a mano, e non è un’operazione difficile ma è una scocciatura in più quando hai appena aperto la scatola e vorresti solo vederlo partire. Stessa storia per i parabordi laterali, che vanno posizionati e avvitati. Avrebbero potuto darli già montati? Probabilmente sì. Ci ho messo un po’ più di quanto pensassi.

Detto questo, ripensandoci c’è un rovescio della medaglia che vale la pena segnalare, e non è banale: sono parti smontabili, quindi sostituibili. Quando il paraurti si rovinerà, e su un terreno vero si rovinerà, lo si cambia con pochi euro invece di convivere con un frontale segnato per sempre. Su una macchina che costa quanto uno scooter, la riparabilità non è un dettaglio secondario.

Design e costruzione: sembra un rover, non un elettrodomestico

Bianco e arancione, quattro ruote tassellate enormi, sospensioni a vista, una torretta LiDAR piazzata sul tetto come una cupola. La prima reazione di chiunque lo veda sul prato è sempre la stessa: chiedono cos’è. Non sembra un tagliaerba, sembra un mezzo da esplorazione.

Le misure dichiarate sono 690 x 533 x 279 millimetri per 19 chili, e va detto che il peso è distribuito bene. Si solleva con due mani afferrando i lati, senza quella sensazione di sbilanciamento che ti fa temere di lasciarlo cadere. La scocca è in materiale composito con inserti metallici, e la sensazione al tatto è di roba pensata per stare fuori tutto l’anno: superfici opache che non trattengono le impronte, guarnizioni evidenti attorno alle aperture, certificazione IPX6 che significa che potete lavarlo con il tubo dell’acqua senza pensieri.

Luba 3 AWD 3000 - utilizzo

Il dettaglio costruttivo che mi ha colpito di più sono le ruote. Non tanto le posteriori, che sono grandi e tassellate come ci si aspetta da una macchina a trazione integrale, ma quella anteriore omnidirezionale che permette le rotazioni sul posto. È un pezzo di ingegneria che si nota quando lo vedi girare su se stesso senza strappare l’erba.

Sotto trovate i due piatti di taglio, ciascuno con sei laminette basculanti in acciaio. Dodici lame in totale su una larghezza di lavoro di 40 centimetri, che è tanto, e si sente nella velocità con cui chiude una passata su superfici aperte.

Luba 3 AWD 3000 - immagine 8

La torretta del LiDAR merita una nota a parte perché è la parte che più temevo. Sporge, e su un campo pieno di rami bassi come il mio la prima cosa che ho pensato è stata: quanto durerà? Il produttore parla di una protezione blindata attorno al sensore, e in due mesi di rami, arbusti e passaggi sotto le fronde non ha riportato un graffio che comprometta la lettura. Un punto a loro favore, sinceramente non me lo aspettavo.

Un appunto estetico personale: la livrea bianca è bellissima nelle foto ufficiali e diventa grigio erba dopo due settimane di lavoro vero. Si pulisce, per carità, ma se vi aspettate che resti immacolato state comprando il prodotto sbagliato.

Specifiche tecniche

Specifica Valore
Superficie consigliata 3.000 m²
Sistema di posizionamento Tri-Fusion: LiDAR 360°, NetRTK (iNavi), doppia telecamera AI Vision
Copertura LiDAR 360° orizzontale, 59° verticale, portata fino a 70 m
Precisione dichiarata ±1 cm
Processore AI 10 TOPS, oltre 300 tipologie di ostacoli riconosciute
Trazione Integrale AWD, 4 motori indipendenti
Pendenza massima 80% (38,6°)
Superamento ostacoli Fino a 50 mm
Motori di taglio 2 x 165 W
Sistema di taglio Doppio disco, 6 lame basculanti per disco
Larghezza di taglio 400 mm
Altezza di taglio 25 / 70 mm, regolazione elettrica da app
Velocità di taglio Fino a 500 m²/h
Autonomia dichiarata Circa 175 minuti per ciclo
Tempo di ricarica Circa 120 minuti
Zone gestibili Fino a 30
Connettività 4G, Wi-Fi, Bluetooth
Protezione IPX6, sensore pioggia
Rumorosità dichiarata ≤ 70 dB
Dimensioni 690 x 533 x 279 mm
Peso 19 kg

Componentistica: cosa c’è davvero dentro

Il cuore della macchina sono quattro motori indipendenti, uno per ruota, che è poi il motivo per cui la sigla dice AWD. Non è marketing: sul campo di tiro, dove il terreno alterna zolle secche a zone morbide, la differenza tra una trazione posteriore e quattro ruote motrici la vedi al primo strappo in salita.

I due motori di taglio sono da 165 W ciascuno, e lavorano in coppia con il sistema di visione: la velocità e la potenza si adattano alla densità dell’erba, quindi la macchina rallenta e spinge di più dove l’erba è fitta. Nell’app questo comportamento è parzialmente regolabile attraverso la voce Velocità della lama, che nel mio caso è rimasta su Media per tutto il periodo. Su erba comune è la scelta giusta.

La parte più interessante è però il pacchetto sensoristico. Il LiDAR a 360 gradi scansiona orizzontalmente a tutto tondo e verticalmente su 59 gradi, con una portata dichiarata di 70 metri. È lui il navigatore principale, e questo è un cambio di filosofia rispetto ai robot che si affidano soprattutto al satellite. Le due telecamere frontali gestiscono il riconoscimento degli ostacoli, con un chip AI da 10 TOPS che il produttore dichiara capace di distinguere oltre trecento categorie di oggetti.

Luba 3 AWD 3000 - immagine 9

Il NetRTK, ribattezzato iNavi, è la correzione centimetrica che arriva via internet invece che da un’antenna piantata in giardino. Niente palo, niente cavo, niente ricerca del punto con la vista libera sul cielo. Sulla carta è la comodità assoluta. Nella pratica ha un comportamento che ho trovato più interessante del previsto, e ci arrivo tra poco perché merita il suo spazio.

Le sospensioni adattive permettono di scavalcare dislivelli fino a cinque centimetri. Radici affioranti, bordi di aiuola, il gradino tra prato e vialetto: passa. Non sempre con eleganza, ma passa.

L’app Mammotion: la parte che vi ruberà più tempo

Qui serve una premessa. Su questi prodotti l’applicazione non è un accessorio, è metà del prodotto. Se l’app è confusa, la macchina è inutilizzabile anche se meccanicamente perfetta.

L’app si chiama semplicemente Mammotion ed è disponibile per entrambe le piattaforme: la trovate su Google Play Store e su App Store. La traduzione italiana c’è ed è completa, con qualche piccola stonatura qua e là che vi segnalo strada facendo.

La schermata principale

Aperto il collegamento con il robot, la prima cosa che vedete è la mappa del vostro prato disegnata in verde, con la stazione di ricarica indicata sul bordo. In alto una barra di stato compatta mostra lo stato Bluetooth, il Wi-Fi, la percentuale di batteria e le icone di notifiche, impostazioni e supporto. Semplice, leggibile anche sotto il sole di agosto, che non è scontato.

Da sotto sale il pannello Attività, ed è da lì che si comanda tutto: si sceglie l’Area di lavoro tra quelle mappate, si entra nelle impostazioni del singolo lavoro, si legge il contatore di metri quadri e minuti, e si preme Avvia oppure si crea una Programmazione. Due pulsanti, due filosofie: parto adesso, oppure ci pensi tu da solo per il resto della stagione.

Compiti e programmazione

La sezione Compiti è dove si costruiscono i lavori ricorrenti. Quando è vuota vi accoglie con un cerchio bianco e un più al centro, e l’invito a creare un nuovo lavoro. Da lì si sceglie l’area, la frequenza, gli orari, i parametri di taglio.

La logica è buona. Potete assegnare a ogni zona un’altezza di taglio diversa, un giorno diverso, uno schema di percorso diverso. Nel mio caso villa e campo hanno esigenze opposte: a casa taglio più spesso e più basso, al campo meno spesso e più alto. Configurato una volta, non ci ho più messo mano.

Le impostazioni del dispositivo

Entrando nel menu del robot, identificato da un codice seriale del tipo Luba seguito da una stringa alfanumerica, si apre l’elenco completo. Rapporto di taglio per le statistiche, Programmazione, Impostazioni di rete, Carica log per inviare i registri al supporto in caso di problemi, Funzionalità Beta per chi vuole provare le novità prima del rilascio pubblico, e la scelta tra unità metriche e imperiali.

Poi ci sono le impostazioni attività: Periodo senza lavoro, che permette di definire finestre in cui il robot non deve muoversi (utile se avete vicini permalosi o cene in giardino programmate), Impostazioni percorso e la già citata velocità della lama.

Impostazioni percorso: il ritorno alla base

Piccola voce, effetto concreto. Qui si decide come il robot torna a caricarsi: Diretto, cioè per la via più breve tagliando attraverso il prato, oppure Segui il confine, cioè costeggiando il perimetro.

Ho tenuto attiva la seconda per tutto il test, e non a caso. Con il ritorno diretto la macchina attraversa il prato in diagonale ripassando sempre sulle stesse linee, e su terreno morbido questo lascia tracce. Seguendo il confine impiega di più ma distribuisce il passaggio sui bordi, che è esattamente dove serve una rifinitura in più. Piccolo accorgimento, risultato migliore.

Impostazioni mappa

Da qui si sceglie la vista tra Predefinito, cioè lo schema stilizzato in verde, e Satellitare, che sovrappone la mappa alla vista aerea reale della vostra proprietà. La seconda è più bella e più utile quando dovete capire dove piazzare una zona vietata, ma richiede una connessione decente per caricare le tessere.

Sempre qui trovate la Modalità di posizionamento, che nel mio caso riporta iNavi NetRTK, la funzione per aggiornare la posizione della stazione di ricarica se la spostate, e il tasto per eliminare la mappa e ricominciare da zero.

Funzioni di sicurezza

Due voci, entrambe interessanti. La Protezione dalla pioggia l’ho tenuta sempre attiva: quando il sensore rileva precipitazioni, il lavoro si interrompe e la macchina rientra. Ne parlo meglio più avanti perché il comportamento reale mi ha soddisfatto.

La Protezione della fauna è la funzione di cui si parla poco e che invece dovrebbe stare in prima pagina. Attivandola si imposta una modalità notturna pensata per proteggere gli animali che escono col buio: ricci, rospi, piccoli mammiferi. Chi ha un giardino vero sa che il taglio notturno è una delle cause più subdole di ferimento della fauna. Io l’ho lasciata disattivata perché non ho mai programmato tagli notturni, ma se avete intenzione di far lavorare il robot dopo il tramonto, accendetela e basta.

Impostazioni robot

La sezione più tecnica. C’è Batteria e ricarica con le soglie di rientro, la Luce laterale e l’Illuminazione automatica (entrambe attive nel mio setup, e sono ciò che permette alle telecamere di vedere quando la luce cala), le impostazioni della Voce per gli avvisi sonori, l’accesso al pannello di posizionamento, le impostazioni mappa e la Manipolazione manuale, cioè la guida a distanza tipo radiocomando.

Quest’ultima è più utile di quanto sembri. Serve a mappare i perimetri se preferite il metodo manuale, ma anche a recuperare il robot quando si ferma in un punto scomodo: invece di attraversare il campo a piedi, lo riportate in zona sicura dal telefono.

 

DropMow, il taglio senza mappa

Funzione che ho scoperto quasi per caso e che si è rivelata la mia preferita. DropMow permette di far tagliare il robot in un’area non mappata: lo appoggiate sul prato, lo avviate, e lui comincia a lavorare nella direzione in cui è rivolto.

L’app pone tre condizioni prima di lasciarvi partire: robot inattivo, prato piano e recintato, illuminazione adeguata durante il lavoro. Si avvia dall’applicazione con il pulsante dedicato, oppure direttamente dalla macchina tenendo premuto il tasto GRASS per cinque secondi e poi premendo START.

Perché è utile? Perché ci sono zone che non ha senso mappare. Una striscia dietro il capanno, un fazzoletto d’erba oltre la recinzione, un angolo che tagliate due volte l’anno. Invece di costruire una zona apposta, lo posate lì e lo lasciate fare. Detto questo, sulle condizioni di sicurezza non barate: quel “prato piano e recintato” c’è per un motivo, perché in DropMow la macchina non sa dove finisce il vostro mondo.

Il rapporto di taglio

La schermata delle statistiche mostra il tempo risparmiato, una stima della riduzione di anidride carbonica rispetto a un tosaerba tradizionale, l’area totale lavorata, il numero di compiti eseguiti e una cronologia a calendario con i giorni di attività colorati, mese per mese.

È carina da guardare e onestamente poco più. Nel mio pannello, aggiornato al 6 agosto, comparivano 102 metri quadri di area totale e due compiti, numeri che non corrispondono affatto ai due mesi di lavoro effettivo. Il contatore sembra riferirsi alla mappa attiva in quel momento e a un periodo recente, non allo storico complessivo della macchina. La cronologia a calendario, invece, quella sì che è affidabile e restituisce bene il ritmo di lavoro: due mesi di quadratini verdi in fila raccontano meglio di qualsiasi grafico che il robot ha semplicemente fatto il suo mestiere.

Prestazioni e autonomia

Sull’autonomia devo essere onesto su un punto di metodo: non ho eseguito misurazioni strumentali con cronometro e superficie calcolata al metro. Mi appoggio quindi ai dati dichiarati dal produttore, che parlano di circa 175 minuti di lavoro per ciclo e 120 minuti di ricarica per questa versione, con una velocità di taglio fino a 500 metri quadri l’ora.

Quello che posso raccontare è il comportamento pratico. Sui centocinquanta metri quadri di casa, la questione autonomia semplicemente non esiste: il lavoro finisce e il robot torna in base con batteria abbondante. Sul campo di tiro la storia cambia, perché con oltre mille metri quadri e un terreno impegnativo il ciclo di lavoro si spezza in più sessioni con ricarica intermedia. La macchina rientra da sola, si ricarica, riparte da dove aveva lasciato. Il meccanismo funziona senza intoppi ed è la ragione per cui, a conti fatti, non serve stare lì a guardarlo.

C’è una variabile che incide più della batteria, ed è la pendenza. In salita i quattro motori assorbono molto di più, e su una rampa ripida vedete il consumo salire. Non è un difetto, è fisica. Ma se avete un terreno tutto in pendenza, calcolate una copertura reale inferiore a quella dichiarata.

Luba 3 AWD 3000 - immagine 20

Il rumore, invece, è uno dei punti di forza reali. Il dato ufficiale parla di 70 decibel come tetto massimo, e nella percezione quotidiana significa che il robot non si sente. Da dentro casa con le finestre aperte non lo distinguevo dal fruscio del vento. Paragonato a un tosaerba a scoppio non c’è partita: quello lo senti dal fondo della strada, questo devi cercarlo con gli occhi per sapere dov’è.

Test sul campo: due mesi, due prati, due verità diverse

Partiamo da casa, che è lo scenario più semplice. Centocinquanta metri quadri, terreno sostanzialmente in piano, ma con un perimetro che definire irregolare è generoso: rientranze, angoli, aiuole, il passaggio stretto che porta al retro. Sulla carta è il tipo di giardino che manda in confusione i robot, perché li costringe a manovre continue in spazi ridotti.

Prima sorpresa: la mappatura automatica è velocissima. Non ho dovuto guidarlo a mano lungo il perimetro come un’automobilina telecomandata. Ho avviato la procedura, lui è partito, ha girato, ha letto i confini e ha restituito una mappa che rispecchia il giardino con una precisione che mi ha sinceramente colpito. Nessuna correzione manuale, nessun ritocco, nessun punto da spostare. Prima volta che mi capita in maniera così indolore.

Il taglio a casa è pulito e uniforme. Ho impostato 30 millimetri di altezza e ce li ho lasciati per tutto il periodo. Sui bordi lavora bene, lasciando circa un centimetro di erba non tagliata contro i muretti, che è un risultato buono considerando l’ingombro della macchina. Non è il taglio a filo di un decespugliatore, ma non lascia nemmeno quella fascia larga e antiestetica che costringe a rifinire tutto a mano.

Le inversioni a 180 gradi su terreno morbido non hanno mai segnato il prato. Me lo aspettavo, per la verità, visto il peso relativamente contenuto e le ruote larghe. Confermato.

Poi c’è il campo di tiro. E lì il discorso si complica in modo interessante.

Oltre mille metri quadri, alberi disseminati, pendenze vere, terreno che non ha mai visto un rullo compressore. È l’ambiente per cui questo robot è stato progettato, ed è anche quello che ne ha rivelato i confini reali. Sulle salite più ripide ho notato una leggera fatica: non un blocco, non uno stallo, ma quel rallentamento evidente di chi sta lavorando al limite. Considerato che il dato dichiarato parla di pendenze fino all’80 per cento, direi che il valore va preso come massimo teorico in condizioni ideali, non come promessa quotidiana su erba secca e terra battuta.

Sotto le chiome, invece, nessun problema. Mai. E per un robot che deve navigare senza filo perimetrale è la conferma più importante di tutte.

Una nota che mi tenevo per ultima. In due mesi il robot non si è mai piantato a casa. Al campo sì, un paio di volte, e in entrambi i casi la causa è la stessa. Ne parlo apertamente nella sezione dedicata, perché è il difetto principale di questa macchina e non voglio nasconderlo dentro un paragrafo di passaggio.

Approfondimenti

I sassi, il vero tallone d’Achille

Ecco il punto. Il sistema di visione riconosce oltre trecento tipologie di ostacoli, e lo fa bene: riconosce persone, animali, oggetti appoggiati sul prato, tubi, scarpe, giocattoli. Quello che non riconosce sono i sassi affogati nell’erba.

Il motivo è comprensibile se ci pensate: una pietra parzialmente coperta dal manto erboso ha lo stesso profilo di una zolla. Il LiDAR vede un rilievo basso, la telecamera vede verde. Nessuno dei due ha modo di sapere che sotto c’è granito. Il robot ci passa sopra, le lame lo colpiscono, il sistema rileva un sovraccarico e si blocca in sicurezza.

Che poi, per essere corretti, il blocco è il comportamento giusto. Preferisco mille volte una macchina che si ferma piuttosto che una che continua a macinare pietre distruggendo i motori. Il problema non è la reazione, è che devi andare fisicamente a recuperarlo. E se il campo è a qualche chilometro da casa, come nel mio caso, la notifica sul telefono ti guasta il pomeriggio.

La soluzione esiste e ve la dico perché è l’unica che funziona davvero: mappate le zone sassose come aree vietate. Sacrificate quei metri quadri, tagliateli a mano due volte l’anno, e lasciate che il robot faccia il suo lavoro sul resto. Non è la risposta che uno vuole sentire dopo aver speso duemilaseicento euro, ma è la realtà di qualsiasi macchina che debba distinguere una pietra da una zolla senza toccarla.

Se il vostro terreno è pietroso in maniera diffusa, e non a chiazze isolabili, questo non è il prodotto giusto per voi. Punto.

Quando il NetRTK sparisce e il robot continua a lavorare

Questa è la scoperta che mi ha divertito di più, e nasce da un controllo casuale dentro il pannello di posizionamento.

Aprendo la voce Posizionamento RTK / iNavi l’app mostra due blocchi. Il primo riguarda il robot e riporta la qualità del segnale satellitare e il numero di satelliti agganciati: nel mio caso qualità Fine con 28 satelliti visualizzati, che è un ottimo numero. Il secondo blocco riguarda la correzione RTK vera e propria, e lì i valori erano diversi: qualità del segnale Nessuno, satelliti L1 e L2 a zero, modalità impostata su iNavi NetRTK ma stato Disconnesso. In cima, lo stato del posizionamento segnato in rosso come Singolo, che nel gergo del settore significa posizionamento satellitare semplice, senza correzione centimetrica.

Tradotto: in quel momento la correzione via rete non stava arrivando. Eppure il robot lavorava, mappava e tornava alla base senza sbagliare un metro.

Ed è esattamente ciò che il Tri-Fusion dovrebbe fare. Il LiDAR è il navigatore primario, il satellite e la visione sono complementari, e quando uno dei tre canali cade gli altri due reggono la baracca. Su una macchina che dipendesse solo dal satellite, uno stato del genere avrebbe significato robot fermo in mezzo al prato con la lucetta rossa. Qui non è successo niente.

Resta una domanda aperta, e ve la giro perché non ho una risposta definitiva: se il NetRTK può restare disconnesso senza conseguenze percepibili, quanto pesa davvero nella navigazione quotidiana di un giardino normale? Il mio sospetto è che serva soprattutto nelle situazioni limite, geometrie complesse e tagli millimetrici lungo i bordi. Ma è un sospetto, non una certezza, e servirebbe un test lungo con il servizio volutamente disattivato per esserne sicuri.

Sul fronte costi il quadro non è cristallino e ve lo segnalo per correttezza: la documentazione internazionale parla di tre anni di servizio 4G e iNavi inclusi con un rinnovo annuale a pagamento successivo, mentre la pagina ufficiale europea indica il posizionamento NetRTK come gratuito per l’intera vita del prodotto. Prima di comprare, chiedete conferma al rivenditore per il mercato italiano.

L’intelligenza artificiale è troppo prudente, e si vede

Passiamo al difetto software, quello che ho ritrovato identico nella mia esperienza e nelle segnalazioni che circolano tra gli utenti.

Il rilevamento AI è tarato sulla prudenza. Ottimo per la sicurezza, meno per il risultato estetico. Attorno agli alberi e lungo i bordi selvatici il robot si tiene alla larga, e l’erba in quella fascia continua a crescere. Ho un albero in giardino, con un’aiuola alla base, ed è diventato il monumento a questo comportamento: il robot passa a distanza di sicurezza, l’erba lì attorno resta alta, e la devo fare io a mano.

Il meccanismo peggiora da solo, ed è la parte fastidiosa. Più l’erba cresce in quella zona, più il sistema di visione la legge come massa solida, quindi come ostacolo, quindi si allontana ancora di più. L’alone si allarga settimana dopo settimana finché non intervenite.

Nell’app esiste la possibilità di modulare la sensibilità del rilevamento, e in teoria si può anche disattivarlo del tutto. In teoria. Perché l’applicazione stessa avverte che senza rilevamento ostacoli la macchina va sorvegliata a vista, e a quel punto viene meno il senso di avere un robot. Il compromesso praticabile è tenere tutto attivo per l’uso normale e, ogni tanto, fare una passata mirata con supervisione per recuperare le zone trascurate.

Oppure, molto più semplicemente, accettare che dieci minuti di decespugliatore al mese facciano parte del pacchetto. Io ho scelto questa.

La mappatura automatica, finalmente fatta bene

Torno sul punto perché merita più di una riga. Chi ha avuto a che fare con robot di questa categoria negli ultimi anni sa che la mappatura è storicamente il momento peggiore: ore passate a guidare la macchina lungo il perimetro, punti sbagliati, mappe da rifare, imprecazioni.

Qui no. Avvii la procedura, il robot legge l’ambiente con il LiDAR e disegna i confini da solo. Veloce, preciso, senza correzioni. E la cosa vale sia sul perimetro spezzato di casa sia sull’estensione irregolare del campo, che è dove mi aspettavo i problemi maggiori.

Nell’app rimane comunque la possibilità di editare la mappa in un secondo momento: aggiungere zone vietate, creare corridoi di collegamento tra aree separate, ridefinire i confini se cambiate l’assetto del giardino. È flessibile, e visto che i giardini cambiano (un’aiuola nuova, una piscina fuori terra montata a giugno) è una flessibilità che serve.

Se avete più aree scollegate tra loro, il sistema permette di gestirle come zone distinte e di far viaggiare il robot da una all’altra lungo percorsi definiti. Sul mio setup non è servito, ma è la funzione che salva chi ha il davanti e il retro divisi da un vialetto.

L’erba troppo alta manda tutto in stallo

Comportamento da conoscere prima di comprare, perché condiziona il modo in cui userete la macchina.

Se lasciate crescere l’erba oltre una certa soglia, il robot tende a fermarsi invece di tagliarla. La legge come ostacolo, la aggira o si blocca, e comunque non fa il lavoro. Non è una questione di potenza: i due motori da 165 watt l’erba fitta la tagliano benissimo, tanto che in due mesi non ho mai avuto bisogno di una seconda passata su nessuna zona. È proprio una scelta di logica software, dove la visione ha l’ultima parola sul motore.

La conseguenza pratica è che questa macchina va usata in maniera continuativa. Se la fate lavorare ogni due o tre giorni, il prato resta sempre nel range in cui lei si trova a suo agio e il risultato è ottimo. Se la spegnete per tre settimane e poi la riaccendete su un prato che ormai è un pascolo, aspettatevi che si blocchi e che vi tocchi passare prima con il tosaerba tradizionale.

Vale anche per il rientro dopo le vacanze, che ad agosto è uno scenario concretissimo. Se partite due settimane, lasciate una programmazione attiva. Sembra ovvio, ma è il tipo di dettaglio a cui nessuno pensa finché non torna e trova la giungla.

Cani e robot: dipende dal cane, non dal robot

Ho due cani, un pastore svizzero bianco e un groenendael, e vivono il giardino come territorio personale. La domanda che mi fanno più spesso è sempre questa: come reagiscono?

Nel mio caso benissimo. Nessuna paura, nessuna aggressività, nessun tentativo di attaccare la macchina. Dopo i primi minuti di curiosità l’hanno semplicemente archiviata come oggetto che esiste e si muove, esattamente come farebbero con l’aspirapolvere di casa.

Però attenzione, e qui va detto chiaramente perché la responsabilità è vostra: dipende dal cane e dalla sua educazione, non dal robot. Un cane reattivo, giovane o territoriale può reagire in modo completamente diverso. Le lame sono protette, la macchina si ferma se rileva un animale, ma nessuna sicurezza sostituisce il buonsenso. Le prime uscite fatele con voi presenti e il cane sotto controllo, poi valutate.

Dal lato opposto, il sistema di riconoscimento ha sempre visto gli animali e si è fermato o li ha aggirati. Su questo nessun appunto.

Pioggia, manutenzione e usura

Il sensore pioggia funziona bene, ed è un giudizio che do dopo un giugno con temporali improvvisi. Quando inizia a piovere il lavoro si interrompe e la macchina rientra. Non ho mai avuto la sensazione che rientrasse troppo presto per due gocce, né che si ostinasse a tagliare sotto l’acquazzone. Taratura azzeccata.

Sulla manutenzione, la certificazione IPX6 cambia la vita. Si lava con il tubo, si toglie l’erba incrostata sotto i piatti, si asciuga e si rimette in base. Dieci minuti ogni due settimane.

Le lame, dopo due mesi tra prato curato e campo semi selvatico, non le ho ancora sostituite. Non ne hanno avuto bisogno. Considerando che ogni laminetta ha più lati utilizzabili e che nella confezione trovate già un set completo di ricambio, il costo di gestione ordinario è vicino allo zero per la prima stagione. Poi si vedrà, perché due mesi non bastano per parlare di durata reale e sarebbe disonesto sostenere il contrario.

Bordi, perimetri complicati e passaggi stretti

Il giardino di casa è la prova più severa da questo punto di vista, perché il perimetro non ha un solo lato dritto. Rientranze, spigoli, il muretto dell’aiuola, il passaggio verso il retro.

La macchina se la cava molto meglio di quanto suggerirebbero le sue dimensioni. La ruota anteriore omnidirezionale permette rotazioni strette che una configurazione tradizionale non consentirebbe, e la lettura LiDAR le fa capire dove si trova anche a pochi centimetri da un muro.

Il famoso centimetro di erba lasciato lungo i bordi c’è, e va messo in conto. Ma è distribuito in modo uniforme, quindi non produce quell’effetto a chiazze che rovina l’estetica. Con l’impostazione di rientro che segue il perimetro, come vi dicevo, i bordi ricevono passaggi extra e il risultato migliora ulteriormente.

Se avete passaggi molto stretti, sotto i settanta centimetri, misurate prima di comprare. Questa è una macchina larga, e la larghezza di taglio da 40 centimetri che la rende veloce su superfici aperte diventa un ingombro nei corridoi.

Funzionalità e comportamenti da conoscere

Al di là delle voci di menu, ci sono un paio di comportamenti che nella pratica fanno la differenza e che vale la pena mettere in fila.

Il primo è la ripresa automatica del lavoro dopo la ricarica. Il robot non ricomincia da capo: memorizza dove si era fermato, torna in base, si ricarica e riprende esattamente da lì. Su un’area grande come il campo è la funzione che rende tutto il sistema sensato.

Il secondo è l’illuminazione. Luce laterale e illuminazione automatica non sono un vezzo estetico: servono alle telecamere per lavorare quando la luce naturale cala. Tenetele attive, soprattutto se programmate tagli nelle prime ore del mattino o al tramonto.

Il terzo è la gestione dei consumi in standby. Il produttore dichiara una modalità di riposo intelligente che riduce sensibilmente l’assorbimento elettrico quando la macchina è ferma in base per lunghi periodi. Non ho misurato con un wattmetro, quindi lo riporto come dato dichiarato e non come verifica mia.

Sul fronte benchmark non ho numeri da darvi, e non me li invento. Per i robot tagliaerba non esistono test standardizzati riconosciuti come quelli che usiamo per smartphone o unità di archiviazione, quindi qualsiasi tabella di punteggi in questo ambito andrebbe presa con le pinze.

 

Prezzo e posizionamento

Il listino ufficiale della versione da 3.000 metri quadri è di 2.699 euro, ed è il prezzo che trovate sullo store del produttore. Su Amazon Italia la quotazione oscilla e in più occasioni è scesa attorno ai 2.599, quindi vale la pena tenerlo d’occhio se non avete fretta.

Lo trovate sul sito ufficiale Mammotion e su Amazon Italia.

Chi guarda verso il basso nella gamma risparmia parecchio con la versione da 1.500 metri quadri, ma rinuncia al NetRTK e quindi al sistema di posizionamento completo. Chi sale alla 5000 paga circa cinquecento euro in più e ottiene batteria maggiorata, autonomia superiore e la gestione di un numero doppio di zone. La scelta, insomma, non si fa solo sui metri quadri del prato: si fa su quanto è complicato quel prato.

Vale la spesa? Dipende interamente dal terreno. Su un prato regolare e di dimensioni contenute state pagando una quantità di tecnologia che non userete mai, e i soldi sono buttati. Su un terreno accidentato, con pendenze e geometrie difficili, quella stessa tecnologia è esattamente ciò che vi permette di non andare a recuperare il robot ogni due giorni. È un prodotto che ha senso in proporzione ai problemi che avete.

Sul mercato dei robot senza filo perimetrale si trovano soluzioni per ogni fascia di prezzo, e negli ultimi mesi ne ho provate diverse: dal RoboUP Raccoon 2 SE all’ANTHBOT Genie 800, passando per il MOVA ViAX 250, il Navimow i220 LiDAR e il Lymow One Plus. Ognuna risponde a esigenze diverse, e la lettura di più prove aiuta a capire in che fascia si colloca il vostro giardino.

Galleria Fotografica

Conclusioni

Due mesi, due prati opposti, e una macchina che ha fatto il suo lavoro con una costanza che non mi aspettavo. Il Mammotion Luba 3 AWD 3000 è un prodotto maturo, con una navigazione che regge anche quando uno dei suoi tre sistemi va offline e un’app che, tradotta bene in italiano e ricca di regolazioni fini, non ti costringe mai a indovinare cosa fa un comando.

Lo consiglio a chi ha un giardino grande e complicato: pendenze moderate, alberi, geometrie irregolari, zone separate. È lì che duemilaseicento euro diventano una spesa razionale invece che un capriccio, perché il tempo che vi restituisce è tempo vero.

Lo sconsiglio senza esitazione a chi ha un prato piccolo. Troppa spesa per troppa tecnologia che non userete: state comprando un mezzo da esplorazione per attraversare il cortile. E lo sconsiglio a chi ha pendenze estreme, perché il valore dichiarato è un limite teorico e la fatica in salita si vede. Terzo profilo da cui starei alla larga: chi ha un terreno pietroso in maniera diffusa, perché passerete più tempo a recuperarlo che a godervi il prato.

Lo scenario perfetto? Un giardino ampio e articolato, con erba mantenuta a ritmo costante e qualche zona vietata mappata con criterio attorno ai punti problematici. Impostato così, lo dimenticate. E dimenticarsi di una macchina da duemilaseicento euro, alla fine della fiera, è il complimento più sincero che le si possa fare.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • La mappatura automatica funziona alla prima, è rapidissima e restituisce confini precisi anche su perimetri spezzati
  • Il Tri-Fusion regge davvero: ho verificato il robot lavorare senza sbavature con la correzione NetRTK disconnessa e stato di posizionamento singolo
  • Silenzioso al punto che dentro casa non lo sentivo
  • Qualità di taglio uniforme a 30 millimetri, senza mai bisogno di una seconda passata neanche sull'erba fitta, con circa un centimetro lasciato sui bordi
  • Costruzione fatta per stare fuori, con paraurti e parabordi smontabili e sostituibili a pochi euro

Contro

  • Sui terreni sassosi si blocca: le pietre nascoste nell'erba non vengono riconosciute e mandano in sovraccarico le lame
  • Il rilevamento AI è troppo prudente attorno agli alberi, lascia aloni di erba alta che si allargano da soli e vanno rifiniti a mano
  • L'erba troppo alta viene letta come ostacolo e il lavoro si ferma, quindi la macchina va usata con continuità
  • Sulle salite più ripide si avverte fatica, e l'80 per cento dichiarato va inteso come massimo teorico
  • Paraurti e parabordi da montare all'apertura della scatola, e il contatore delle statistiche nell'app non restituisce lo storico reale
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