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Navimow i220 LiDAR: il robot tagliaerba che ti fa dimenticare di avere un giardino Recensione

Finalmente le belle giornate sono tornate e ho avuto modo di testare il nuovo Navimow i220 LiDAR, un tagliarba smart, in grado di tagliare qualsiasi tipo di prato con la minima manutenzione. Facile da montare ed installare è dotato della mappatura automatica.

scritto da D'Orazi Dario 13/03/2026 0 commenti 18 Minuti lettura
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Sarò onesto: l’idea di un robot tagliaerba mi ha sempre affascinato e spaventato in egual misura. Affascinato perché, diciamocelo, chi ha un giardino a Roma sa cosa vuol dire combattere con l’erba tra aprile e ottobre cresce che sembra animata da spirito proprio. Spaventato perché i primi modelli che ho visto anni fa erano poco più che Roomba impazziti che rimbalzavano contro le siepi. Ma i tempi cambiano, e cambiano in fretta.

Il Navimow i220 LiDAR è il modello di punta della serie i2 di Segway, quella pensata per prati fino a 2.000 metri quadrati. Il mio giardino ne misura circa mille, quindi siamo ben dentro il range operativo. La particolarità? Niente cavo perimetrale, niente antenna RTK da piazzare in giardino, niente installazione complicata. Si tira fuori dalla scatola, si appoggia sul prato, si preme un bottone e lui parte. Almeno, questa è la promessa.

E la promessa, devo dire, è stata sostanzialmente mantenuta. Ma con qualche sfumatura, qualche sorpresa e un paio di momenti in cui ho dovuto fare un respiro profondo. Perché un prodotto da 1.599 euro merita di essere raccontato senza sconti, nel bene e nel poco male. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.

Segway Navimow i208 LiDAR Robot Tagliaerba Senza Filo Perimetrale per 800m², Ruote Fuoristrada per Pendenze del 45%, LiDAR a stato solido + Vision, Mappatura Automatica con 1 Tocco, 4G integrato
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    1.199,00 EUR
    Acquista su Amazon

    Sommario

    Toggle
      • Seguici su Google e non perdere nulla
    • Unboxing e prime impressioni
    • Design e costruzione
    • Specifiche tecniche
    • Componentistica e tecnologia di navigazione
    • L’app Navimow: croce e delizia
    • Autonomia e ricarica
    • Test sul campo
    • Approfondimenti
      • Qualità del taglio
      • Rilevazione degli ostacoli: il pezzo forte
      • L’app nel dettaglio: mappatura e personalizzazione
      • Navigazione e copertura del prato
      • Gestione delle pendenze
      • Rumorosità durante il taglio
      • Manutenzione e pulizia
      • Integrazione smart home e controllo vocale
      • Sicurezza e antifurto
    • Pregi e difetti
    • Prezzo e posizionamento
    • Conclusioni
      • La Nostra Valutazione

    Unboxing e prime impressioni

    La scatola è grande. Più grande di quanto mi aspettassi, a dire il vero. Pesa parecchio e il corriere mi ha guardato con quell’espressione tipo “cosa ti sei comprato stavolta”. Dentro c’è il robot, la stazione di ricarica con il suo cavo di alimentazione, un set di lame di ricambio, la guida rapida e poco altro. Niente antenna, niente picchetti, niente chilometri di cavo. E questa assenza, paradossalmente, è la cosa più eloquente di tutte.

    Il robot stesso fa una prima impressione solida. Grigio scuro, linee abbastanza pulite, non brutto da vedere anche se l’estetica in un tagliaerba conta fino a un certo punto. Quello che colpisce è la sensazione di robustezza: la plastica è spessa, le ruote hanno un battistrada aggressivo, e il modulo LiDAR sulla parte superiore ha un che di futuristico senza essere pacchiano. Ho preso in mano il disco con le sei lame e devo dire che mi ha rassicurato: è robusto, ben costruito, con lame in acciaio che ispirano fiducia.

    La stazione di ricarica è essenziale, quasi minimalista. Due contatti metallici a terra, un cavo da collegare alla presa, e basta. L’ho posizionata in un angolo del giardino vicino alla presa esterna, su una superficie piana. Tempo impiegato: tre minuti. Forse meno.

    Design e costruzione

    Ecco, parliamo di come è fatto questo aggeggio. Le dimensioni sono circa 63,5 per 44,5 centimetri, con un’altezza di quasi 29 non è piccolissimo, ma nemmeno un carrarmato. Pesa abbastanza, e lo senti quando lo sollevi per spostarlo manualmente. Le tre ruote sì, tre, non quattro gli danno un aspetto un po’ da triciclo hi-tech: due motrici posteriori e una direzionale anteriore.

    La scelta delle tre ruote non è casuale. Permette al robot di fare inversioni a U strette senza rovinare il prato, e in effetti durante l’uso ho notato che le manovre sono piuttosto delicate, senza quei segni circolari che alcuni robot a quattro ruote lasciano sull’erba bagnata. Il controllo elettronico di stabilità l’ESC, per capirci gestisce la potenza delle singole ruote in modo indipendente, e su un giardino che ha qualche pendenza come il mio, la differenza si sente.

    Il guscio superiore ospita il modulo LiDAR a stato solido e la videocamera frontale. Il LiDAR, a differenza di quelli meccanici con parti rotanti, non ha componenti mobili. E questo è un punto che mi ha convinto fin da subito: meno parti che si muovono, meno cose che si rompono. Dafne, la mia pastore svizzero, ha provato a sniffarlo il primo giorno e il robot l’ha rilevata e si è fermato a distanza di sicurezza. Un punto a favore, decisamente.

    La certificazione IP66 non è un dettaglio da poco per un oggetto che vive all’aperto tutto l’anno. Pioggia, polvere, terra, erba bagnata tutto ciò che un giardino romano può offrire tra marzo e novembre. Ho lasciato il robot sulla stazione di ricarica durante un temporale senza il garage opzionale. Zero problemi. Certo, il garage da 199 euro sarebbe l’ideale per chi vuole una protezione in più, e Segway lo include in omaggio per chi acquista in fase di lancio un bel gesto.

    Specifiche tecniche

    SpecificaValore
    Area consigliataFino a 2.000 m²
    NavigazioneLiDAR a stato solido + Visione AI
    Batteria10 Ah (litio)
    Autonomia di taglio210 minuti
    Area per singola carica560 m²
    Tempo di ricarica120 minuti
    Motore di taglio100 W (picco)
    Sistema di taglioDisco a 6 lame
    Altezza di taglio20–70 mm (regolabile)
    Pendenza massima45% (24°)
    Rumorosità59 dB(A)
    ProtezioneIP66
    Temperature operativeDa −20 °C a +50 °C
    Dimensioni635,2 × 445 × 287,5 mm
    ConnettivitàWi-Fi, Bluetooth, 4G
    Compatibilità vocaleAlexa, Google Home
    AntifurtoGPS, Geo-Fence, Apple Dov’è
    Sensore pioggiaSì
    Zone di taglioFino a 20
    Larghezza minima passaggio70 cm
    Prezzo di listino1.599 €

     

    Componentistica e tecnologia di navigazione

    Il cuore di questo robot è il sistema EFLS LiDAR, una combinazione di sensore laser a stato solido e telecamera con visione artificiale. Il LiDAR esegue circa 200.000 scansioni al secondo un numero che sulla carta sembra eccessivo, ma nella pratica si traduce in una mappa tridimensionale del giardino incredibilmente dettagliata. Ogni albero, ogni muretto, ogni sedia dimenticata fuori viene catalogata e memorizzata.

    La tecnologia è derivata dai sistemi di guida autonoma delle automobili, e si nota. Il robot non si limita a “sentire” gli ostacoli quando ci è già quasi addosso: li prevede, li classifica, li aggira con un anticipo che a volte mi ha sorpreso. Ma di questo parliamo meglio nella sezione dedicata agli ostacoli.

    Il motore di taglio arriva a 100 watt di picco, con un disco a sei lame che ruota a velocità variabile in base alla densità dell’erba. Questo è un dettaglio sottile ma intelligente: su erba corta e già mantenuta non serve la stessa potenza di un prato lasciato crescere per due settimane. Il risultato è un taglio netto, senza quell’effetto “strappato” che ho visto su altri robot più economici.

    Le ruote fuoristrada meritano un discorso a parte. Il battistrada è profondo e aggressivo, pensato per garantire aderenza anche su erba bagnata e a Roma, tra i temporali estivi e la rugiada mattutina, l’erba bagnata non è un’eventualità rara. L’ESC lavora in tempo reale sulla distribuzione di potenza, e su una pendenza che avrò nel giardino non enorme, forse un 15-20% il robot sale e scende senza incertezze.

    L’app Navimow: croce e delizia

    Ok, parliamo dell’app. Perché qui c’è il bello e c’è il meno bello, e sarebbe disonesto raccontare solo una parte. L’applicazione Navimow disponibile per iOS e Android è il centro di controllo di tutto. Dalla mappatura iniziale alla programmazione settimanale, dalla regolazione dell’altezza di taglio alla gestione delle zone vietate.

    L’interfaccia è pulita, abbastanza intuitiva. La prima volta che l’ho aperta mi ha guidato passo passo nella configurazione: accoppiamento Bluetooth, connessione Wi-Fi, attivazione del modulo 4G. Tutto liscio, devo dire, anche se il passaggio del 4G richiede qualche minuto di attesa mentre il sistema si collega alla rete. A proposito: il primo anno di servizio dati 4G è incluso, poi si rinnova a 29,99 euro l’anno un costo ragionevole, direi.

    La funzione GeoSketch è quella che mi ha impressionato di più. Dopo la mappatura automatica, nell’app compare una mappa fotorealistica del giardino non un diagramma stilizzato, proprio una rappresentazione visiva con i colori reali degli elementi rilevati. Puoi toccare, trascinare, ridefinire i confini, creare zone di taglio separate, impostare aree vietate intorno alle aiuole o alla cuccia di Anubi. Fino a 20 zone diverse, ognuna con la propria altezza di taglio. Questo è davvero comodo.

    E il meno bello? Un paio di volte l’app ha perso la connessione con il robot durante il taglio, mostrandomi uno stato “offline” che in realtà non corrispondeva alla realtà il robot stava tagliando tranquillamente, era l’app che si era disconnessa. Niente di grave, bastava chiuderla e riaprirla, ma dà un po’ fastidio. Magari un aggiornamento futuro sistema la cosa.

    Autonomia e ricarica

    Qui i numeri parlano chiaro: 10 Ah di batteria, 210 minuti di taglio dichiarati, 560 metri quadrati coperti per singola carica. Sul mio giardino di circa mille metri quadrati, questo si traduce in circa due cicli di taglio e ritorno alla base per la ricarica. In pratica, il robot esce, taglia metà giardino o poco più torna a ricaricarsi per un paio d’ore, e poi riparte per completare il lavoro.

    Il quinto giorno di test l’ho lasciato lavorare da solo, partenza programmata alle 7 di mattina. Alle 7:15 era già fuori a tagliare. Verso le 10 l’ho sentito rientrare alla base silenzioso, per quanto possa esserlo un aggeggio con le ruote sull’erba. Alle 12:30 circa è ripartito e ha finito il giardino intero intorno alle 14. Quindi, per un prato come il mio, servono grosso modo sei-sette ore tra taglio e ricarica. Non velocissimo, ma completamente autonomo.

    La ricarica completa richiede 120 minuti. Onestamente? Per un uso settimanale programmato, non è un problema. Imposti il calendario nell’app, scegli i giorni, e il robot fa tutto da solo. Anche di notte, volendo, grazie al LiDAR che non ha bisogno di luce. Ma su questo ho qualche riserva che spiego più avanti.

    Una cosa che ho apprezzato è il sistema di ricarica e ripresa automatica. Il robot sa esattamente dove ha interrotto il taglio, e quando riparte non ripassa zone già tagliate. Questo ottimizza i tempi e riduce l’usura delle lame su erba già corta un dettaglio che magari passa inosservato, ma che sulla durata fa la differenza. Ricordate il discorso sulla manutenzione minima? Ecco, inizia anche da qui.

    Un confronto che mi viene naturale: il mio vecchio tosaerba a batteria un Bosch, buon prodotto mi richiedeva circa un’ora e mezza di lavoro fisico per coprire il giardino. Più lo svuotamento del cesto, più il tempo di preparazione. Qui parliamo di zero minuti di lavoro da parte mia, a fronte di un tempo totale più lungo per il robot. Ma io quel tempo lo passo a fare altro. È un cambio di paradigma, non solo di attrezzo.

    Test sul campo

    Arriviamo al dunque: come taglia, davvero, questo robot? Ho passato tre settimane a osservarlo, testarlo in condizioni diverse, cambiare impostazioni, e posso dire che l’esperienza è stata complessivamente molto positiva con qualche asterisco.

    Il primo taglio, quello dopo la mappatura iniziale, è stato il più lungo. Il robot ha fatto prima un giro completo dei bordi, poi ha iniziato a tagliare a linee parallele, procedendo in modo metodico. Il risultato? Onestamente, meglio di quanto mi aspettassi. L’erba era alta circa 8-9 centimetri l’avevo lasciata crescere apposta per metterlo alla prova e dopo il passaggio era uniforme a 4 centimetri. Nessuna striscia mancata, nessuna zona saltata.

    Il secondo test l’ho fatto dopo una settimana di piogge. L’erba era bagnata, un po’ scivolosa, e in alcune zone il terreno era morbido. Ammetto che ero scettico: l’erba bagnata è il nemico giurato di qualsiasi lama. Ma il robot se l’è cavata bene. Ha rallentato leggermente il passo l’ho notato confrontando con il taglio precedente e il taglio era un filo meno netto, ma parliamo di differenze minime. Nessuno scivolamento, nessuna zolla strappata.

    Una sera, per curiosità, l’ho fatto partire alle 21:30. Buio pesto, solo le luci del giardino accese. Il LiDAR non ha bisogno di luce per orientarsi, e in effetti il robot ha tagliato senza esitazioni, seguendo lo stesso pattern del giorno. La videocamera, ovviamente, di notte serve a poco per il riconoscimento visivo, ma il laser copre egregiamente. Però ecco la riserva di notte il rumore, per quanto contenuto a 59 decibel, si percepisce molto di più. Non lo consiglierei in un contesto condominiale dopo le 22.

    La terza settimana ho provato a mettere ostacoli imprevisti: un secchio rovesciato, la ciotola dell’acqua dei cani, un pallone da calcio, un paio di scarpe da giardinaggio dimenticate fuori. Il robot ha aggirato tutto. Tutto. Il secchio l’ha rilevato da oltre un metro di distanza e ha corretto la rotta con una curva morbida. Il pallone idem. Le scarpe che erano basse, forse 15 centimetri le ha individuate con qualche centimetro in meno di anticipo, ma le ha evitate comunque. Devo dire che su questo aspetto il prodotto è davvero impressionante.

    Un test che non avevo programmato ma che è successo da solo: il sensore pioggia. Un giovedì pomeriggio il robot stava tagliando tranquillo quando è arrivato un acquazzone improvviso di quelli romani, violenti e brevi. Nel giro di trenta secondi il tagliaerba ha interrotto il ciclo e si è diretto verso la stazione di ricarica. Ordinato, senza panico, seguendo il percorso più diretto. L’ho controllato dall’app: stato “In pausa pioggia rilevata”. Quando ha smesso di piovere, dopo circa quaranta minuti, è ripartito dal punto esatto in cui si era fermato. Niente male.

    Ho provato anche la funzione di controllo vocale tramite Alexa ho un Echo in casa. “Alexa, dì a Navimow di iniziare a tagliare.” E il robot parte. Semplice, funziona. Non è che la usi tutti i giorni, onestamente, perché con la programmazione automatica non serve. Ma quando hai ospiti e vuoi far vedere quanto sei tecnologico… ecco, fa la sua scena. Mia moglie ha alzato gli occhi al cielo, per la cronaca.

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    Quello che non ho potuto testare con precisione, e voglio essere trasparente, è il comportamento sul lungo periodo. Tre settimane sono sufficienti per valutare il taglio, l’app, la navigazione, ma non bastano per dire come reggeranno le lame dopo sei mesi di uso intensivo, o come si comporterà la batteria dopo due estati piene. Su questo punto devo fidarmi delle specifiche del produttore e delle esperienze della community, che per ora sono positive ma ancora limitate il prodotto è fresco di lancio.

    Approfondimenti

    Qualità del taglio

    La domanda vera è: taglia bene? E la risposta è sì, ma con una precisazione importante. Il taglio è netto e uniforme quando il robot lavora regolarmente cioè almeno due volte a settimana su un prato che non cresce in modo esplosivo. Se lo lasci fermo per dieci giorni e l’erba supera i 10-12 centimetri, il risultato è meno pulito. Non perché le lame non ce la facciano il motore da 100 watt e le sei lame gestiscono anche erba fitta ma perché il robot deve fare più passaggi e il mulching dell’erba tagliata risulta meno omogeneo.

    Stavo per scrivere che il taglio è pari a quello di un tosaerba tradizionale a lama rotante. Ma ripensandoci, non è esattamente così. È diverso. Il robot taglia piccole quantità ogni volta, frequentemente, e questo approccio produce un prato che sembra come dire più curato. Più vellutato, quasi. L’erba tagliata rimane sul terreno come fertilizzante naturale, e dopo tre settimane il prato ha effettivamente un aspetto migliore di prima. Non me l’aspettavo.

    La modalità bordo funziona bene lungo i muri e le recinzioni, arrivando ragionevolmente vicino ai confini. Non fino all’ultimo centimetro, sia chiaro restano circa 5-7 centimetri di erba non tagliata lungo il bordo estremo. Niente che un tagliabordi manuale non risolva in cinque minuti, ma è giusto segnalarlo.

    Un aspetto che mi ha positivamente sorpreso è il comportamento su erbe diverse. Il mio giardino non è un monotipo perfetto c’è gramigna nella zona principale, un po’ di dicondra sotto gli ulivi, e dell’erba più grossa e fibrosa nell’angolo in fondo. Il disco a sei lame gestisce tutte queste varietà senza problemi evidenti, anche se sull’erba più fibrosa il motore lavora con un suono leggermente diverso più impegnato, diciamo. La velocità di rotazione adattiva probabilmente interviene in questi casi, aumentando i giri quando la resistenza cresce. E la cosa che noti, alla fine della fiera, è che il prato risulta uniforme indipendentemente dal tipo d’erba. Che non è poco.

    Rilevazione degli ostacoli: il pezzo forte

    Ecco, questo. Questo è il punto in cui il robot mi ha davvero conquistato. La combinazione LiDAR e visione artificiale crea un sistema di rilevamento che, nei miei test, ha identificato praticamente ogni cosa. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 200 tipi di ostacoli con precisione al centimetro, e nella mia esperienza questi numeri non sono esagerati.

    La cosa che mi ha colpito di più è la gestione degli ostacoli dinamici. Anubi il mio pastore belga nero, 35 chili di entusiasmo imprevedibile è corso verso il robot durante il taglio almeno tre volte. Ogni volta il tagliaerba si è fermato dolcemente, ha aspettato che il cane si allontanasse, e ha ripreso il lavoro. Nessun tentativo di aggirarlo mentre si muoveva, nessuna manovra brusca. Solo una pausa educata e poi via.

    Anche gli ostacoli aerei vengono rilevati: il filo del bucato, per esempio, o il telo ombreggiante del patio. La percezione 3D del LiDAR “vede” anche verso l’alto, e il robot sa quando può passare sotto qualcosa e quando no. Mi è capitato di vederlo rallentare sotto il filo del bucato, valutare l’altezza, e passare tranquillamente. Sotto la sdraio, invece, ha giustamente deciso di non infilarsi.

    Un test involontario che mi ha convinto più di tutti gli altri: un riccio. Lo so, suona strano. Ma nel mio giardino ogni tanto la sera passa un riccio Roma è piena di fauna urbana, chi ci vive lo sa. Stavo facendo girare il robot in tarda serata e a un certo punto l’ho visto rallentare bruscamente, fermarsi, e poi deviare con una curva larghissima. Sono andato a controllare: il riccio era lì, rannicchiato nell’erba, completamente ignaro del pericolo scampato. Il produttore dichiara il riconoscimento di oltre 20 tipi di animali, e a quanto pare il riccio è nella lista. Questo è il genere di cose che ti fa pensare: ok, i soldi li ha meritati.

    Dove il sistema mostra i suoi limiti perché sarebbe scorretto non dirlo è con oggetti molto piatti e a filo del terreno. Un tubo da giardino disteso sull’erba, per esempio, non è stato rilevato al primo passaggio. Il robot ci è passato sopra senza danni particolari, ma il tubo si è impigliato per un momento nel disco prima che il tagliaerba lo superasse. Alla seconda occasione, curiosamente, ha deviato. Come se avesse memorizzato l’ostacolo. Non sono sicuro se sia davvero così o se fosse una coincidenza, ma il dubbio è legittimo.

    L’app nel dettaglio: mappatura e personalizzazione

    La mappatura automatica merita un approfondimento. Il processo funziona così: posizioni il robot sul prato, premi “Avvia mappatura” dall’app, e il robot parte in ricognizione. Fa il giro completo del perimetro, scansionando tutto con il LiDAR e registrando riferimenti visivi con la telecamera. Ci ha messo circa 25 minuti per il mio giardino da mille metri quadrati non poco, ma lo fai una volta sola.

    Quello che succede dopo è la parte interessante. Nell’app compare la mappa con una fedeltà che mi ha stupito: i contorni degli alberi, la forma delle aiuole, persino il profilo del muretto divisorio con il vicino. Puoi modificare tutto con gesture intuitive pinch per zoomare, drag per spostare i confini, tap per creare zone. Ho creato cinque zone: il prato principale, la zona sotto gli ulivi, il corridoio laterale, l’area davanti al cancello, e una zona vietata intorno alle ortensie di mia moglie.

    Ogni zona può avere la sua altezza di taglio personalizzata. Sotto gli ulivi tengo l’erba più alta, a 6 centimetri, perché il terreno è più secco e l’erba protegge le radici. Nel prato principale scendo a 3,5 centimetri per quell’effetto tappeto inglese che lo ammetto mi piace un sacco. E il corridoio laterale, stretto circa un metro, il robot lo percorre senza problemi grazie alla larghezza minima di passaggio di 70 centimetri.

    La programmazione settimanale è un altro punto di forza. Dall’app puoi creare un calendario dettagliato: quali giorni, a che ora, quali zone. Io ho impostato tre tagli a settimana lunedì, mercoledì e sabato mattina e il robot esce puntuale come un orologio svizzero. Puoi anche collegare il funzionamento alle condizioni meteo: se piove, il robot rimanda autonomamente. Non devi fare niente, non devi pensarci. È una di quelle cose che dopo due settimane dai per scontate, e quando qualcuno ti chiede “ma chi ti taglia il giardino?” ti rendi conto che la risposta è: nessuno. Lo fa da solo.

    Una funzione che non mi aspettavo è quella dei pattern decorativi. Puoi scegliere tra diversi schemi di taglio, comprese lettere dell’alfabeto e forme preimpostate, che il robot traccia variando leggermente l’altezza o la direzione. Onestamente? Non l’ho usata molto, perché sul mio prato irregolare il risultato non era particolarmente visibile. Ma su un prato grande e piatto, tipo quelli dei campi sportivi, immagino possa fare un certo effetto. Un giocattolo in più, diciamo.

    Navigazione e copertura del prato

    Il pattern di taglio è a linee parallele, con cambio di direzione dopo ogni copertura completa. Questo vuol dire che la prima volta taglia, diciamo, in senso nord-sud, e il ciclo successivo in senso est-ovest. È un dettaglio che fa bene al prato perché evita che l’erba si “adagi” sempre nella stessa direzione.

    La navigazione senza GPS satellitare basata esclusivamente su LiDAR e visione funziona anche sotto gli alberi. Questo era il mio dubbio principale, perché ho cinque ulivi e tre pini nel giardino, e sotto la loro chioma il segnale GPS tradizionale è notoriamente instabile. Con il LiDAR non c’è questo problema: il robot crea la sua mappa spaziale indipendentemente dal cielo, e la mantiene coerente.

    C’è da dire che nei primissimi giorni il robot ha avuto qualche esitazione in una zona particolarmente stretta tra due siepi, dove il passaggio è di poco più di 70 centimetri. Ha rallentato visibilmente, quasi come se stesse “pensando” se potesse passare. Dopo due-tre passaggi in quella zona, però, ha memorizzato il percorso e ora ci passa spedito. L’algoritmo impara, e si vede.

    Gestione delle pendenze

    Il mio giardino ha una leggera pendenza niente di estremo, un dislivello di forse un metro e mezzo su quindici metri di lunghezza. Ma c’è anche un angolo più ripido vicino al muretto del confine, dove a occhio la pendenza arriva al 25-30%. Il robot se la cava su entrambe le zone senza dramma.

    Sulle pendenze moderate non si nota quasi niente: il robot procede alla stessa velocità, le ruote aderiscono bene, e il taglio è uniforme. Sull’angolo più ripido ho notato un leggero rallentamento e un aggiustamento della traiettoria l’ESC che lavora per mantenere la stabilità. Nessuno scivolamento, anche su erba umida. La dichiarazione del 45% di pendenza massima mi sembra credibile, anche se non ho modo di testarla al limite.

    Un dettaglio che ho apprezzato: in discesa il robot non accelera mai. Mantiene una velocità costante e controllata, il che mi dà una certa tranquillità soprattutto pensando che i cani giocano spesso in giardino e un robot che prende velocità in discesa non sarebbe esattamente rassicurante.

    Rumorosità durante il taglio

    59 decibel dichiarati. Nella pratica? Sì, è silenzioso. Molto più silenzioso di un tosaerba a scoppio ma quello non è un gran paragone. Più silenzioso anche della maggior parte dei tosaerba elettrici con cavo. Rispetto ad altri robot tagliaerba, siamo nella media-bassa, il che è un bene.

    Per dare un’idea concreta: seduto in giardino a cinque-sei metri di distanza, riesco a parlare al telefono senza problemi mentre il robot lavora. In casa, con le finestre chiuse, non lo sento praticamente. Con le finestre aperte, è un ronzio di sottofondo presente ma non fastidioso. Di notte, come dicevo, la percezione cambia: in un quartiere residenziale silenzioso quei 59 decibel si sentono, e i vicini potrebbero avere qualcosa da ridire.

    Manutenzione e pulizia

    Mah, cosa dire? Quasi niente. E non lo dico con tono promozionale, è che davvero la manutenzione è minima. Ogni tanto diciamo ogni due settimane, in uso regolare controllo le lame e pulisco il disco di taglio. La certificazione IP66 significa che lo puoi lavare con il getto d’acqua della canna, evitando solo l’alta pressione. L’ho fatto un paio di volte dopo tagli su erba bagnata, quando il sottoscocca era pieno di residui verdi. Due minuti di risciacquo e via.

    Le lame hanno un sistema di sostituzione piuttosto semplice, con un meccanismo a sgancio rapido. Il set di ricambio incluso nella confezione è un bel pensiero altri produttori ti fanno comprare subito i ricambi, qui almeno hai i primi di scorta. Segway consiglia di ruotarle ogni qualche mese, e di sostituirle quando il taglio diventa meno netto. Nei miei tre settimane ovviamente non ho avuto bisogno di toccarle.

    Integrazione smart home e controllo vocale

    Il robot è compatibile con Amazon Alexa e Google Home, il che significa che si inserisce in un ecosistema domotico senza problemi. Ho testato con Alexa come dicevo e i comandi di base funzionano: avvio, pausa, rientro alla base. Non puoi fare cose complesse come cambiare zona di taglio o regolare l’altezza via voce, per quello serve l’app. Ma per l’uso quotidiano è più che sufficiente.

    Il modulo 4G integrato è un dettaglio che fa differenza rispetto a molti concorrenti. Significa che il robot è raggiungibile anche quando non sei connesso alla stessa rete Wi-Fi quindi puoi controllarlo dall’ufficio, dal mare, da dovunque. Ho provato a mandare un comando di avvio mentre ero fuori casa, collegato alla rete mobile del telefono. Risposta in meno di dieci secondi. Questo è possibile grazie alla SIM integrata con traffico dati incluso per il primo anno.

    Detto questo, la connessione 4G serve principalmente per il controllo remoto e le funzioni antifurto. Il robot funziona in piena autonomia anche senza connessione internet il LiDAR e la mappa salvata localmente sono sufficienti per il taglio programmato. Il 4G è un plus, non una necessità. Ma è un plus che, una volta provato, diventa difficile pensare di farne a meno.

    Sicurezza e antifurto

    Un robot da 1.600 euro lasciato in giardino. La domanda sorge spontanea: e se me lo rubano? Segway ha pensato anche a questo. Il modulo 4G integrato permette il tracciamento GPS continuo. C’è l’allarme geo-fence se il robot esce dall’area definita, ricevi una notifica. C’è l’allarme di sollevamento se qualcuno lo prende in mano, suona. E c’è la compatibilità con la rete Apple Dov’è, il che significa che anche da spento o offline il robot è localizzabile tramite la rete di dispositivi Apple.

    Sarò onesto: non ho testato lo scenario “furto” in modo approfondito non avevo voglia di far suonare allarmi nel quartiere. Ma ho sollevato il robot durante il taglio e l’allarme è scattato immediatamente, forte e chiaro. La notifica sull’app è arrivata in meno di cinque secondi. Sul GPS, ho verificato che la posizione mostrata nell’app corrisponde a quella reale con un’approssimazione di pochi metri. Sufficiente per ritrovarlo, nel caso.

    Pregi e difetti

    Pregi

    • Installazione realmente semplicissima: niente cavi, niente antenne, operativo in meno di 30 minuti
    • Sistema di rilevamento ostacoli eccezionale animali, oggetti bassi e ostacoli aerei riconosciuti con affidabilità
    • Qualità del taglio elevata con manutenzione regolare, prato visibilmente più curato dopo tre settimane
    • App con mappatura fotorealistica GeoSketch e gestione zone intuitiva
    • Silenzioso durante l’uso diurno, lavabile con getto d’acqua, manutenzione quasi inesistente

    Difetti

    • Su prati da 1.000 m² servono circa 6-7 ore tra taglio e ricarica non il più veloce della categoria
    • L’app perde occasionalmente la connessione durante il taglio (bug software, non influenza il funzionamento)
    • Il bordo estremo lungo muri e recinzioni richiede comunque un passaggio manuale con tagliabordi
    • Prezzo di 1.599 € non trascurabile, anche se coerente con la tecnologia offerta

     

    Prezzo e posizionamento

    1.599 euro. Non pochi, inutile girarci intorno. Ma il prezzo va contestualizzato. Il modello in questione compete con prodotti come il Husqvarna Automower 450X NERA che costa il doppio e il Worx Landroid L2000, che sta sotto di prezzo ma richiede il cavo perimetrale. La serie Ecovacs Goat G2, uscita di recente, ha un posizionamento simile ma non offre il LiDAR a stato solido.

    All’interno della stessa gamma Segway, il fratello minore i208 LiDAR costa 1.199 euro ma copre solo 800 m² con una batteria dimezzata per un giardino come il mio non basterebbe. La versione Pro, l’i220 LiDAR Pro, arriva a 1.999 euro e aggiunge la trazione integrale e il Network RTK, pensata per terreni più impegnativi di quello che ho io.

    A conti fatti, per un prato da mille metri quadrati con qualche pendenza moderata, qualche albero e la necessità di un’installazione senza sbattimenti, il rapporto tra quello che spendi e quello che ottieni è buono. Non è un acquisto d’impulso, certo. Ma se consideri che un giardiniere a Roma ti chiede 50-80 euro a taglio, e ne servono almeno due al mese per sei-sette mesi… ecco, i conti iniziano a tornare al secondo anno.

    C’è anche un aspetto che si sottovaluta: il risparmio di tempo. Un’ora e mezza a settimana di taglio manuale, per sette mesi, sono circa 42 ore l’anno. Due giorni pieni della tua vita passati a spingere un tosaerba sotto il sole. Quando la metti così, 1.599 euro per riavere quei due giorni e tutti i sabati mattina non sembrano più così tanti. Ma questa è una valutazione personale, sia chiaro. Ognuno ha le sue priorità e il suo rapporto con il giardino. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.

    Segway Navimow i208 LiDAR Robot Tagliaerba Senza Filo Perimetrale per 800m², Ruote Fuoristrada per Pendenze del 45%, LiDAR a stato solido + Vision, Mappatura Automatica con 1 Tocco, 4G integrato
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      1.199,00 EUR
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      Conclusioni

      Tre settimane con questo robot tagliaerba e il mio giardino non è mai stato così bene. Sembra una frase fatta, lo so, ma è la verità. Il prato è uniforme, curato, con quell’aspetto “professionale” che prima ottenevo solo dopo il passaggio del giardiniere e durava due giorni prima che l’erba ricrescesse a chiazze.

      A chi lo consiglio? A chi ha un giardino medio-grande, fino a duemila metri quadrati, e non vuole perdere tempo con installazioni complicate. A chi ha cani o bambini che giocano in giardino il sistema di rilevamento è davvero affidabile. A chi vuole programmare e dimenticare, senza dover uscire ogni settimana con il tosaerba a sudare sotto il sole romano di luglio.

      A chi lo sconsiglio? A chi ha un giardino molto piccolo, sotto i 300-400 metri quadrati il budget sarebbe eccessivo per la superficie. A chi ha un terreno con pendenze estreme oltre il 30-35%, dove forse la versione Pro con trazione integrale sarebbe più indicata. E a chi pretende la perfezione assoluta sui bordi senza mai toccare un tagliabordi manuale.

      Il punto è questo: non è un prodotto perfetto. L’app ha qualche singhiozzo, l’autonomia per prati grandi richiede pazienza, i bordi estremi restano da rifinire. Ma è un prodotto che funziona, che funziona bene, e che dopo tre settimane mi ha fatto una cosa rara mi ha fatto dimenticare di avere un giardino da curare. E per uno che ha sempre visto il tosaerba come un nemico del sabato mattina, questo è già tantissimo.

      Magari tra sei mesi cambio idea su qualcosa. Magari la batteria calerà, magari troverò un difetto che ora non vedo. Ma oggi, con il prato appena tagliato e Anubi che dorme al sole su un’erba che sembra un tappeto da golf, posso dire che questi 1.599 euro non mi pesano. E Dafne, per la cronaca, ha smesso di abbaiare al robot dopo il terzo giorno. Anche lei si è arresa all’automazione.

       

      La Nostra Valutazione

      Punteggio: 8/10
      NavimowPratoRecensionereviewsegwaytech
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      D'Orazi Dario
      D'Orazi Dario

      CEO di TecnoAndroid.it sono stato sempre appassionato di tecnologia. Appassionato di smartphone, tablet, PC e Droni sono sempre alla ricerca del device perfetto... Chissà se lo troverò mai... :)

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