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Lymow One Plus, ho provato il robot rasaerba che vuole sostituire il tosaerba a benzina – Recensione

I robot tagliaerba stanno rivoluzionando il modo con cui ci teniamo cura del nostro prato ma soprattutto fanno risparmiare tantissimo tempo a chi ha prati molto grandi. Io ho testato il nuovo Lymow One Plus in due scenari ben distinti con dimensioni diverse. Ecco come si è comportato durante i miei test.

scritto da D'Orazi Dario 19/05/2026 0 commenti 20 Minuti lettura
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Ottocento metri quadri di prato attorno a una villa in periferia di Roma, con una pendenza non trascurabile sul lato dell’ingresso, due Pastori Belga che ci fanno e disfanno il letto, e fino a due mesi fa un tosaerba a spinta che ogni sabato pomeriggio mi rubava tre ore di vita. Questo è il contesto da cui parto, perché senza contesto le recensioni dei robot rasaerba diventano tutte uguali. Tutte parlano di prestazioni, navigazione, autonomia. Pochissime raccontano cosa cambia davvero quando affidi una porzione di giardino a una macchina autonoma.

Il Lymow One Plus è arrivato a casa mia a inizio primavera, in una scatola enorme da 52 chili che mio padre mi ha aiutato a scaricare dal portellone del Cupra Formentor. Lo aspettavo con curiosità mista a scetticismo, lo confesso. Avevo già letto delle premesse Kickstarter del primo modello, dei problemi di contatti di ricarica del 2024, della valanga di feedback che il produttore ha incassato e ha provato a metabolizzare in questa seconda generazione. E poi, ammettiamolo: spendere quasi tremila euro per un aggeggio che taglia l’erba è una decisione che non si prende a cuor leggero, anche quando il pezzo arriva in prova come nel mio caso.

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La cosa che mi ha colpito da subito, ancora prima di accenderlo, è il peso e la postura di questo robot. Sembra un piccolo bulldozer in miniatura, e quella sensazione resta anche dopo settimane di utilizzo. Niente plasticone leggero, niente design da elettrodomestico di fascia media: questa è una macchina che ti guarda dal pavimento con un’aria seria, quasi minacciosa nei confronti dei ciuffi d’erba che osano superare i dieci centimetri. Le doppie lame rotanti, il cingolo continuo, la struttura in alluminio rinforzato. Pesa 35,6 chili e si sente, eccome se si sente.

Ho deciso di testarlo in due ambienti diversi: il giardino di casa, che è il banco di prova naturale, e il campo di tiro con l’arco del CUS Roma dove insegno, perché lì il prato è di tipologia diversa, più rado, più rustico, e mi serviva per capire come la macchina si comporta su un manto più sfidante. Dopo otto settimane abbondanti, ho un quadro abbastanza chiaro di cosa fa bene, cosa fa benissimo, e dove invece il prodotto mostra crepe che non puoi ignorare se stai per spendere un capitale.

Unboxing, ovvero quando capisci che il corriere ti ha portato un mobile

Apro una parentesi sulla logistica, perché vale la pena. La scatola pesa 52,9 chili dichiarati, con dimensioni di poco oltre il metro per settanta centimetri per quarantatré. Non è un pacco, è un pacco-armadio. Il corriere lo ha mollato in giardino e mi ha augurato buona giornata. Io e mio padre lo abbiamo aperto direttamente lì, sull’erba, perché portarlo dentro casa sarebbe stato un esercizio di logistica casalinga che ho preferito risparmiarmi.

Dentro la confezione trovi il robot, la stazione di ricarica con il suo alimentatore, un’antenna RTK separata (questa è importante, va piazzata in un punto con cielo libero, ne riparlo dopo), tre confezioni di viti e tasselli per fissare la base, una serie di lame di ricambio nella loro busta sigillata, il cavo di alimentazione, una chiave esagonale per la manutenzione, e ovviamente la manualistica. Devo dire che la dotazione è coerente con quanto chiedi a un prodotto di questa fascia: niente di clamoroso, ma neanche tagli al risparmio sospetti. Le lame di ricambio in dotazione, in particolare, sono un dettaglio che apprezzo molto. Sono in acciaio SK5 da utensili, materiale serio, e ne hai un set in più già pronto per quando vorrai sostituirle.

Il packaging interno protegge bene, con polistirolo sagomato e fascette removibili. La prima sensazione è di cura, anche se la mole della confezione resta un argomento di cui parlare. Se vivi in appartamento e devi salire delle scale con questa scatola, beh, organizzati. Per chi ha villa con accesso a livello giardino come me, problema risolto in dieci minuti. Per gli altri, fate un pensiero serio prima di ordinare.

Design e costruzione, un piccolo carro armato per il prato

Esteticamente il modello in prova è inconfondibile. Quei cingoli neri continui, larghi, che ricordano un mezzo da cantiere in miniatura. La scocca superiore in materiale plastico tecnico con finiture verde militare e grigio scuro. Due telecamere stereoscopiche frontali ben in vista, protette da una piccola tettoia. Un pulsante rosso di emergenza grosso, in posizione centrale, raggiungibile senza pensarci. E il dettaglio che mi piace tantissimo: un piccolo display LCD integrato sul dorso, che ti dice immediatamente livello batteria, stato di connessione, modalità di lavoro, senza che tu debba sfilare il telefono dalla tasca. Sembra una cosa banale, ma chi ha provato altri robot da giardino sa che questa autonomia di feedback fisico vale oro.

Le dimensioni sono di 750 × 600 × 320 millimetri. Non è piccolo. Quando lo vedi muoversi sul prato dà una sensazione di robustezza che pochi prodotti in commercio offrono. La parte inferiore è dove succede la magia: due lame rotanti vere e proprie, non lamette tipo bisturi come in tantissimi competitor, ma vere lame ruotanti che ricordano un tosaerba tradizionale. Sono protette da una cofanatura inferiore che fa il suo, ma che ti suggerisce anche di non infilare le dita lì sotto, mai, per nessuna ragione.

La qualità costruttiva percepita è alta. Le viti sono ben serrate, le coperture stagne, le guarnizioni sembrano fare il loro lavoro. Il telaio è in lega di alluminio A380, lo stesso tipo che si usa in ambito automotive, e la certificazione IPX6 garantisce protezione contro getti d’acqua potenti, non immersione, ma sufficiente per gestire una lavata col tubo di gomma una volta finita la sessione. Cosa che ho fatto un paio di volte dopo giornate particolarmente fangose, e il robot ha continuato a funzionare senza fare una piega.

Una nota la merita il peso. Trentacinque chili e mezzo sono troppi, lo dico chiaramente. Se devi spostarlo da un’area all’altra del giardino, sollevarlo per controllare la zona lame, o trasportarlo (come ho fatto io) da Roma al campo del CUS, te ne accorgi. Esistono robot rasaerba di pari fascia che pesano la metà. Capisco che cingoli e lame rotanti vere abbiano un costo in termini di chilogrammi, ma forse un giro di ottimizzazione in più sui materiali interni si poteva fare. È il prezzo da pagare per avere la potenza che ha. Ma è un prezzo che mi sembra equo solo a metà.

Specifiche tecniche

SpecificaValore
Larghezza di taglio400 mm
Altezza di taglio30-100 mm regolabile via app
Velocità lame6.000 RPM
Tipo lameDoppie rotanti in acciaio SK5 50 HRC
Potenza nominale680 W
Potenza di picco1.785 W
Velocità di marcia0,3 m/s a 1,0 m/s
TrazioneCingoli continui
Pendenza massima45° (100% di inclinazione)
Superamento ostacoli70 mm di altezza
Copertura per oraFino a 930 m²
Copertura per cicloFino a 2.300 m²
Copertura giornalieraFino a 7.000 m²
BatteriaLiFePO4, 528 Wh, 15.000 mAh, 35,2 V
Autonomia massima3 ore
Tempo di ricarica120 min (caricatore 10A), 180 min (5A)
Durata batteria2.000 cicli di carica
NavigazioneRTK + VSLAM
Raggio copertura RTKFino a 1 km
Memoria mappa60.000 m²
Zone gestibiliFino a 80
ConnettivitàBluetooth, Wi-Fi e 4G
SensoriAI Vision stereoscopica, 5 ultrasonici, 2 sensori Hall
Rumorosità68 dB dichiarati
ResistenzaIPX6
Temperatura operativaDa -10°C a 45°C
Dimensioni750 × 600 × 320 mm
Peso35,6 kg

Hardware e sistema di taglio LyCut 2.0

Veniamo al cuore della macchina, perché è qui che si vede l’investimento ingegneristico fatto dal produttore. Il sistema di taglio si chiama LyCut 2.0, e rappresenta quello che davvero distingue questo apparecchio dal resto del mercato. La maggior parte dei robot rasaerba che girano in commercio usa lamette piccole, simili a cutter, che oscillano e tagliano per stacchi rapidi. Funzionano benissimo su erba bassa e mantenuta, falliscono miseramente quando il prato cresce un po’ più del previsto, dopo una settimana di pioggia, o se hai erba mediterranea più strutturata.

Qui invece abbiamo due lame rotanti vere, in acciaio per utensili SK5 con durezza 50 HRC, che girano a 6.000 giri al minuto. Le lame creano un flusso d’aria a vortice (il produttore lo chiama cyclone airflow) che solleva i fili d’erba prima di tagliarli, garantendo un taglio più netto, più pulito, più simile a quello che farebbe un tosaerba a spinta tradizionale. Il motore di taglio eroga 680 watt nominali, con picchi fino a 1.785 watt sotto sforzo. Per dare un’idea, parliamo di una potenza di picco da venti a trenta volte superiore a quella di robot rasaerba di fascia media. Una bestiolina seria, insomma.

Il piatto di taglio è “flottante”, cioè si muove verticalmente in modo indipendente dai cingoli, adattandosi alle irregolarità del terreno. Questa è una di quelle cose che leggi sulle specifiche e ti chiedi quanto cambi in pratica. Risposta: cambia parecchio, soprattutto sulle zone collinari del mio giardino, dove ci sono piccoli avvallamenti e dossi che con un piatto rigido avrebbero generato scalpi (cioè rasature troppo profonde con esposizione della terra) o, al contrario, zone non tagliate. Il piatto flottante invece copia il profilo del terreno e mantiene un’altezza di taglio coerente.

Le lame sono progettate con punte leggermente piegate verso l’alto, che amplificano l’effetto vortice e contribuiscono al mulching. La filosofia di base è semplice: l’erba tagliata non viene raccolta da nessuna parte, ma viene sminuzzata talmente finemente da diventare un concime naturale che cade tra i fili d’erba esistenti, ricicla nutrienti, e migliora la salute del prato sul medio periodo. Sul mulching ho da dire una cosa, e la dico subito: funziona benissimo. Dopo due mesi di utilizzo il prato è più fitto, più verde, e non ho dovuto buttare via un sacchetto di erba tagliata. Niente. Zero. È tutto lì, polverizzato e ridistribuito.

Software e applicazione Lymow App

Qui le note dolenti iniziano ad accumularsi. L’applicazione di gestione si scarica dagli store Apple e Google, si chiama Lymow App, e ha un’interfaccia pulita, moderna, ben organizzata. Le funzioni principali ci sono tutte: mappatura del giardino, gestione delle zone, programmazione delle sessioni, controllo manuale, regolazione altezza di taglio, velocità, schema di taglio, angolo delle strisce, monitoraggio batteria, notifiche di errore.

Però. C’è un però gigantesco. L’app è solo in inglese. Non c’è una localizzazione italiana, non c’è una localizzazione francese, non c’è nemmeno lo spagnolo. Per un prodotto che viene venduto ufficialmente in Europa tramite il sito eu.lymow.com, è una mancanza che fa storcere il naso. Capisco le complessità di traduzione e supporto, ma se stai entrando nel mercato italiano con un prezzo di circa tremila euro, almeno una localizzazione decente la dovresti fare. Per me, che mastico l’inglese senza problemi, è una scocciatura. Per un cliente meno avvezzo al settore, può diventare una barriera concreta. Anzi, lo è.

L’altra grande lacuna riguarda la mappa. Una volta mappato il giardino col robot in modalità “guidato” (lo controlli manualmente con l’app come fosse un’auto radiocomandata, e tracci il perimetro), la mappa non è modificabile. Hai sbagliato un angolo? Hai dimenticato di includere una zona? Hai messo male un confine vicino all’aiuola? L’unica strada è cancellare tutto e rifare. Cioè una procedura di mappatura che, anche nel mio caso che ho un giardino piuttosto regolare, richiede quaranta minuti buoni di pazienza. Spero che con un aggiornamento via OTA arrivi un editor della mappa, perché allo stato attuale è una limitazione frustrante e inspiegabile.

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A proposito di aggiornamenti, ne ho dovuti fare molti nei primi quindici giorni. Ogni volta che aprivo l’app, c’era una notifica di firmware da installare, sia per il robot, sia per la stazione, sia per il telecomando RTK. Da una parte questa cadenza alta è positiva, segno che il produttore ci lavora sopra. Dall’altra suggerisce un prodotto ancora in fase di consolidamento, che pretende di essere maturo ma che in realtà sta ancora imparando dai feedback degli utenti. Una via di mezzo tra alpha test e versione finale, mi viene da dire.

Prestazioni e autonomia nella realtà di tutti i giorni

Sulle prestazioni in senso stretto, il discorso è molto buono. La batteria LiFePO4 da 528 Wh è uno dei punti tecnici più riusciti della macchina. Non è agli ioni di litio standard (quelli che dopo due o tre anni iniziano a perdere capacità in modo evidente), ma al litio-ferro-fosfato, una chimica più stabile, meno pericolosa in caso di danni, e soprattutto con una longevità dichiarata di 2.000 cicli di carica completi. In termini pratici significa che, anche utilizzando il robot quattro volte a settimana per buona parte dell’anno, dovresti arrivare tranquillamente a sei o sette anni di vita batteria. Un dato che, da solo, giustifica una buona fetta del prezzo richiesto.

 

L’autonomia dichiarata è di tre ore con una singola carica completa, con una copertura fino a 2.300 m² per ciclo. Nei miei test reali, sul mio prato di poco più di 800 m², il robot finisce il lavoro completo in circa un’ora e quaranta minuti, arrivando alla base con il 30-35% di batteria residua. Quindi parliamo di un consumo coerente con quanto promesso, anzi leggermente meglio. Sul campo del CUS Roma, dove le condizioni sono più dure (erba più alta, terreno più sconnesso, presenza di sassolini), il consumo aumenta in modo apprezzabile e mi ritrovo a dover gestire una ricarica intermedia.

La ricarica completa con il caricatore in dotazione (10 ampere) impiega circa 120 minuti dal 10% al 90%. Una sessione mattutina più una pomeridiana è perfettamente sostenibile, soprattutto se programmi le cose per bene. E qui sta uno dei vantaggi di gestire un prato grande con un robot: il tempo non lo aspetti tu, lo aspetta lui. Mentre lui ricarica, tu stai facendo altro. Mentre lui taglia, tu sei al lavoro, in casa, fuori a cena, dove ti pare.

Sul fronte consumi elettrici, la presa di casa ha gestito tutto senza segnalazioni particolari. Non ho fatto misurazioni con il wattmetro perché non avevo modo di staccare la base in modo agevole, ma a occhio (e a bolletta) non ho notato impennate significative. Lo stand-by della stazione è discreto, e il consumo di una ricarica completa equivale grossomodo a quello di una lavatrice in modalità Eco.

Test sul campo, due mesi di erba tagliata in tre scenari

Adesso facciamo le cose serie. Otto settimane di test, due ambienti diversi, condizioni meteorologiche variabili, dalla primavera piovosa di Roma alle prime giornate calde di maggio. Ho cercato di mettere il robot in difficoltà in tutti i modi che mi venivano in mente, e ho osservato come reagisce.

Scenario uno: prato della villa, condizioni standard. Manto erboso di tipo prato all’inglese misto a graminacee mediterranee, manutenzione regolare prima dell’arrivo del robot, irrigazione automatica due volte a settimana. Pendenza media del 10-15%, con un tratto laterale che arriva al 25% circa. Ostacoli: due alberi di olivo, un’aiuola perimetrale di rosmarino e lavanda, una pergola in legno, una zona giochi con altalena, vialetto in pietra ricostruita. Risultato: il taglio è eccellente, uniforme, senza zone mancate quando la mappatura è precisa, mulching impeccabile, prato visibilmente più sano dopo tre settimane di utilizzo regolare. Nove sessioni su dieci concluse senza errori.

Scenario due: campo di tiro del CUS Roma. Manto rado, irregolare, presenza di radici affioranti, piccole protuberanze del terreno, presenza di frammenti di carbonio e plastica da frecce rotte (ho dovuto fare un passaggio di pulizia manuale prima di avviare il robot, per evitare guai). Pendenza minima ma terreno duro, polveroso, con zone di erba molto secca alternate a chiazze più verdi. Risultato: il robot soffre, ma ce la fa. Sui tratti più radi a volte si confonde, in zone con erba alta più del previsto tende a fermarsi credendo di aver incontrato un ostacolo, e questo è uno dei limiti che approfondisco più sotto. Però il taglio finale, quando completato, è soddisfacente e il campo dopo tre settimane di utilizzo è in condizioni nettamente migliori.

Scenario tre: dopo la pioggia. Sabato pomeriggio, ha piovuto da poco, il prato è bagnato ma non zuppo. Decido di mandarlo a lavorare. Risultato: i cingoli si comportano bene, niente slittamenti, niente segni profondi sull’erba. Però l’erba bagnata si attacca al piatto di taglio e nel discharge port, e dopo trenta minuti il robot ha rallentato visibilmente, segnale che il sistema sta gestendo un carico extra. Alla fine ha completato la sessione, ma ho dovuto fare una pulizia approfondita del piatto. Lezione: il sensore pioggia esiste e funziona, e di solito è meglio fidarsi quando ti dice di tornare alla base.

Una considerazione importante che ho dovuto imparare a mie spese: l’altezza di taglio non può essere troppo bassa. Anche se l’app ti consente di impostare valori da 30 mm, nella realtà sotto i 50 mm la parte anteriore del piatto rischia di sbattere contro le irregolarità del terreno. Nel mio giardino, con i suoi avvallamenti naturali, ho dovuto stabilizzarmi su 55 mm minimo per evitare colpi e rumori sospetti. È un compromesso accettabile, ma è bene saperlo prima di acquistare. Se sognavi un prato rasato corto stile golf course, qui non ce la fai. Cinque centimetri sono il punto di equilibrio realistico per chi ha un giardino “normale”.

Approfondimenti

La qualità del taglio e l’effetto mulching

Su questo punto, lo ammetto, ero scettico. Avevo letto delle promesse del produttore sul mulching che diventa concime naturale, e mi sembrava un argomento di marketing più che una caratteristica reale. Mi sono dovuto ricredere. Dopo due mesi di utilizzo regolare, il prato della villa è oggettivamente più fitto, più verde, e ha sviluppato una resistenza alle zone secche che prima non aveva. Le micro-particelle di erba tagliata vengono sminuzzate a tal punto che non le vedi nemmeno camminandoci sopra, e si decompongono in pochi giorni rilasciando azoto e nutrienti direttamente nel terreno.

La qualità del taglio in sé è molto buona. Le doppie lame rotanti producono un taglio netto, non sfilacciato, e questo si vede a occhio nudo se osservi un singolo filo d’erba dopo il passaggio. Con le lamette tipo cutter dei competitor, il taglio è spesso “strappato” e provoca un ingiallimento delle punte. Qui no. Il filo viene reciso pulito, e questo riduce lo stress idrico del prato e accelera la ricrescita. Per chi tiene al prato, è una differenza che si vede.

L’unico neo, se vogliamo trovarlo, riguarda i bordi. Il robot, per sua natura, non riesce a tagliare a filo del muro o dell’aiuola. Resta sempre un’area di cinque centimetri circa da rifinire manualmente con il decespugliatore o le forbici. Niente di drammatico, ma se contavi di liberarti completamente del lavoro manuale, mettilo in conto.

Navigazione RTK e VSLAM, tra rivoluzione tecnologica e qualche incertezza

La navigazione senza filo perimetrale è uno degli argomenti di vendita più forti del prodotto. Niente cavi da interrare, niente segnaletica fisica nel giardino. Si piazza l’antenna RTK in un punto con cielo libero (sul tetto del mio garage, nel mio caso), si collega via Wi-Fi alla rete domestica, si controlla il robot manualmente con l’app per tracciare il perimetro del giardino, e in quaranta minuti la mappa è pronta. La precisione del posizionamento dichiarata è centimetrica, e in condizioni di cielo libero corrisponde al vero.

Però. Sotto la pergola di legno della mia villa, il segnale RTK si degrada significativamente, e il robot entra in modalità VSLAM (cioè navigazione basata sulle telecamere stereoscopiche e sull’odometria). Il passaggio è quasi trasparente nella maggior parte dei casi, ma a volte il robot rallenta visibilmente, sembra “pensare”, e in casi rari devia leggermente dalla traiettoria pianificata. Si tratta di episodi sporadici, ma ci sono. Il sistema funziona bene quando c’è ridondanza tra segnale satellitare e visione, meno bene quando deve affidarsi alla sola visione, soprattutto al mattino presto quando l’umidità appanna le lenti delle telecamere.

Un problema più frustrante riguarda il ritorno alla base. Molte volte non ritrova la stazione di ricarica e si blocca a metà strada, segnalando un errore generico nell’app. Devo prenderlo a mano e riportarcelo io. Sempre nei pressi della base, attenzione, mai a venti metri di distanza: nel raggio di tre o quattro metri dalla docking station succede che il robot ci giri attorno senza imboccare il contatto. È un comportamento che ho osservato almeno una decina di volte in due mesi, abbastanza per considerarlo un bug strutturale e non un’eccezione. Magari nei prossimi firmware lo risolveranno, ma oggi è un grattacapo concreto.

Cingoli e gestione delle pendenze

Il sistema a cingoli è la scelta tecnica più audace del prodotto, e funziona davvero. Sulle pendenze del mio giardino, dove i robot a ruote tradizionali iniziano a slittare e a lasciare tracce nell’erba bagnata, il Lymow procede con compostezza. Niente strappi, niente segni profondi, niente perdita di trazione. La pendenza dichiarata massima è del 45 gradi (100%), e anche se nel mio caso non arrivo nemmeno alla metà di questo valore, ho la certezza che la riserva di prestazioni c’è tutta.

I cingoli hanno anche un altro vantaggio meno pubblicizzato: la distribuzione del peso. Trentacinque chili distribuiti su una superficie di contatto ampia come quella di due cingoli generano una pressione al suolo inferiore rispetto a quattro ruote. In pratica, il robot non lascia solchi nemmeno sul prato umido di rugiada al mattino. Una caratteristica che apprezzo molto, perché alcuni rasaerba a ruote dopo qualche mese di utilizzo intensivo iniziano a lasciare percorsi marcati sull’erba.

L’unico contro che ho riscontrato sui cingoli è la pulizia. Tendono a raccogliere terra, foglie, piccoli residui organici, e ogni dieci-quindici sessioni vanno puliti con uno spazzolino e un getto d’acqua. Non è una manutenzione impegnativa, ma è una manutenzione in più rispetto alle ruote tradizionali. E un altro punto è il superamento ostacoli: dichiarati 70 mm, e nella pratica si comporta come promesso. Una radice di olivo affiorante alta cinque centimetri abbondanti viene scavalcata senza esitazioni.

Riconoscimento ostacoli, il punto dolente

E qui arriviamo a quello che, secondo me, è il vero limite attuale di questo prodotto. Il sistema di riconoscimento ostacoli combina visione AI stereoscopica (due telecamere frontali con elaborazione neurale on-board), cinque sensori ultrasonici, e due sensori Hall sui bumper. Sulla carta è una configurazione ricca, e in molte situazioni funziona molto bene: una sedia da giardino viene riconosciuta e aggirata, una persona ferma davanti al robot lo blocca all’istante, una palla di tennis abbandonata viene evitata.

Però c’è un comportamento che mi ha fatto perdere la pazienza più di una volta: quando l’erba è alta, il robot a volte la interpreta come ostacolo e si ferma. Capita soprattutto nelle zone dove il prato non è uniformemente curato (come al campo del CUS), o in casa mia dopo dieci giorni di pioggia in cui non ha potuto lavorare. La cosa frustrante è che si blocca lì, in mezzo al prato, e ti manda una notifica generica di “ostacolo non identificato”. Tu vai a vedere, e c’è solo un ciuffo d’erba un po’ più alto degli altri. Un essere umano non avrebbe esitato a passarci sopra. La macchina invece preferisce l’eccesso di prudenza.

Capisco la logica progettuale (meglio fermarsi che danneggiare qualcosa), ma il risultato è che a volte la sessione di taglio viene interrotta più volte e devi intervenire manualmente per sbloccarla. Una soluzione potrebbe essere una modalità “aggressive” o “permissive” nelle impostazioni, in cui il robot accetta di forzare ostacoli sotto una certa soglia. Oggi questa opzione non c’è. E mi auguro che arrivi presto via OTA.

Rumorosità reale e impatto sui Pastori Belga

Sul rumore, le specifiche dichiarano 68 dB. Nella pratica, durante la fase di taglio attivo, il rumore percepito è significativo. Non è il sibilo silenzioso di un robot rasaerba tradizionale, è un brusio robusto, accompagnato dal “fwump” delle lame rotanti e dal cigolio meccanico dei cingoli sull’erba. Una sera, mentre cenavo all’aperto con amici, ho dovuto sospendere la sessione perché impediva la conversazione normale a tavola. È un dato di cui tenere conto.

Per dare un riferimento, è simile al rumore di un asciugacapelli a media potenza, sentito da cinque metri di distanza. Non è insostenibile, ma non è nemmeno il “rumore di una conversazione normale” che alcune fonti suggeriscono. Se hai vicini di casa attaccati al muro, evita le ore di pranzo o di siesta. La sera tardi, oltre le 21, anche evita.

Capitolo cani. Ho due Pastori Belga, Dafne (Pastore Svizzero bianco) e Anubi (Groenendael nero), entrambi adulti e con caratteri molto diversi. Anubi è quello più nervoso, attento ai rumori. Dafne è più rilassata. Mi aspettavo che almeno Anubi reagisse con allerta al robot. Risultato: zero reazione. Letteralmente non lo guardano nemmeno. La prima volta che l’ho avviato, sono usciti, lo hanno annusato a distanza, e poi si sono ridistesi all’ombra. Da allora, il robot fa il suo lavoro e i cani fanno la loro vita. Un piccolo miracolo della convivenza pacifica.

Le uniche due volte in cui sono stato attento ai loro “regali” sul prato (capisci cosa intendo) ho dovuto rimuoverli prima di avviare la sessione. Il robot, con il suo flusso d’aria a vortice, sminuzzerebbe anche quello, e il risultato sarebbe disastroso per chiunque si avvicini al giardino nei giorni seguenti. Quindi se hai cani di taglia media o grande, prevedi un giro di ispezione preliminare prima di ogni sessione. Mai dare per scontato che il prato sia pulito.

Antifurto, modulo 4G e gestione remota

Una delle caratteristiche più interessanti, e su cui il marketing punta meno del dovuto, è il pacchetto antifurto. La macchina è dotata di un modulo 4G integrato, quindi anche senza Wi-Fi, anche con il router spento, il robot mantiene la connettività con il cloud Lymow. Questo significa diverse cose: notifiche in tempo reale anche se non sei a casa, monitoraggio della posizione GPS in caso di furto, attivazione di un PIN code per impedire l’uso non autorizzato, e un sistema di geofencing che fa scattare un allarme se la macchina viene rimossa dall’area autorizzata.

Sul costo del traffico 4G, il produttore include un periodo di servizio gratuito con l’acquisto. Non ho ancora capito esattamente la durata e le condizioni di rinnovo nel mercato europeo, ma la presenza del modulo è già di per sé un valore aggiunto significativo. Per chi ha una seconda casa, magari in campagna, e vuole gestire il prato a distanza ricevendo notifiche puntuali, questa è una funzione che potrebbe spostare l’ago della bilancia in fase di acquisto.

L’antifurto funziona così: imposti un PIN code nell’app, lo richiedi per attivare la macchina, e se qualcuno la solleva da terra il sensore off-ground manda subito una notifica e il robot blocca le lame. Se viene portato fuori dalla mappa autorizzata (uscita dal geofence), parte una sirena interna, parte la notifica al telefono, e la posizione GPS viene trasmessa al cloud. Insomma, un pacchetto antifurto completo, paragonabile a quello di un piccolo veicolo. Per un oggetto da tremila euro, è una rassicurazione doverosa.

Funzione di sorveglianza video, occasione persa

E qui invece arriva una delusione. Il robot ha due telecamere stereoscopiche frontali, già usate per la navigazione VSLAM e il riconoscimento ostacoli. Nell’app c’è una sezione dedicata alla “live view”, in cui dovresti poter vedere in tempo reale cosa “vede” il robot. Funzionalità interessante, almeno sulla carta: potresti usarla come piccola videocamera mobile da giardino, magari per controllare cosa fanno i cani durante la giornata, o per dare un’occhiata in tempo reale al perimetro.

Nella pratica, la funzione è zoppa. Puoi vedere le immagini in diretta, sì, ma non puoi pilotare il robot manualmente mentre guardi le immagini. Le due funzioni si escludono a vicenda. O comandi il robot e non vedi cosa vede, o vedi cosa vede ma il robot resta fermo. Questa scelta progettuale è incomprensibile: tutto l’hardware necessario è già a bordo, basterebbe un aggiornamento software per fonderle. Spero che arrivi presto, perché allo stato attuale è un’occasione mancata grande quanto un campo da calcio.

Da qualcuno che ha pagato un quarto del prezzo per un rover Wi-Fi cinese che fa esattamente questo (telecamera in diretta + controllo manuale simultaneo), trovarmi davanti a una macchina da tremila euro che non riesce a unire le due cose è frustrante. Davvero, signori di Lymow, fatecelo questo aggiornamento.

Funzionalità avanzate e personalizzazione

L’applicazione, pur con i limiti detti, offre un buon ventaglio di personalizzazione una volta che la mappa è creata. Puoi definire fino a 80 zone separate all’interno del giardino, ciascuna con la sua altezza di taglio, velocità, schema, angolo delle strisce. Puoi escludere zone “no-go” semplicemente delineandole sulla mappa, utile per proteggere aiuole, piscine, zone giochi dei bambini. Puoi programmare sessioni di taglio per giorni specifici e fasce orarie, con la possibilità di impostare diverse zone in diverse giornate.

Tra le funzionalità che mi sono piaciute, segnalo l’edge mowing, una modalità in cui il robot percorre il perimetro del giardino prima di passare al taglio interno. Non sostituisce la rifinitura manuale dei bordi (di quella ne parlavo prima), ma riduce comunque l’area di prato non tagliato vicino ai muri e alle aiuole. Una piccola attenzione che si nota.

Gli aggiornamenti via OTA sono frequenti, come ho già menzionato. Solo nei primi due mesi ho ricevuto cinque firmware diversi, ciascuno con note di rilascio dettagliate in inglese. Le aree migliorate via via sono state: stabilità della navigazione VSLAM, gestione del ritorno alla base (che però per me resta problematica), riconoscimento di animali domestici, ottimizzazione del consumo batteria. Un produttore che lavora attivamente sul prodotto post-vendita, almeno questo va riconosciuto.

Mancano funzioni che mi aspetterei in un prodotto di questa fascia: un editor della mappa post-creazione (l’ho già detto, lo ripeto), una modalità “tagliando profondo” per riportare il prato a una rasatura standard dopo periodi di trascuratezza, e una vera integrazione con assistenti vocali Alexa o Google Home. Tutte cose che, francamente, oggi sono il minimo sindacale in fascia premium. Da qui la mia sensazione, su cui torno tra poco, che il prodotto sia tecnologicamente fermo a un anno fa. C’è ottima ingegneria meccanica, c’è una visione hardware brillante, ma il software fatica a tenere il passo.

Pregi e difetti

Pregi:

  • Sistema di taglio LyCut 2.0 con doppie lame rotanti vere: qualità di taglio nettamente superiore alla concorrenza con lamette tipo cutter, mulching efficace, prato visibilmente più sano nel medio periodo.
  • Cingoli che gestiscono pendenze e terreni difficili senza slittare e senza segnare l’erba, anche dopo la pioggia.
  • Batteria LiFePO4 da 2.000 cicli con autonomia reale di circa tre ore, longevità prevista di sei o sette anni di utilizzo intensivo.
  • Pacchetto antifurto serio: PIN code, geofencing, modulo 4G integrato, notifiche push immediate.
  • Costruzione robusta in alluminio rinforzato A380 e certificazione IPX6, lavabile con tubo di gomma.

Difetti:

  • App solo in inglese, senza alcuna localizzazione italiana o europea.
  • Mappa non editabile dopo la creazione: hai sbagliato qualcosa? Devi rifare tutto da zero.
  • Frequenti problemi nel ritrovare la stazione di ricarica, con blocchi a pochi metri dalla base.
  • Funzione live view e controllo manuale non utilizzabili contemporaneamente, occasione persa che lascia l’amaro in bocca.
  • Riconoscimento ostacoli a volte troppo prudente, con blocchi su semplici ciuffi di erba alta che un essere umano non noterebbe nemmeno.
  • Peso elevato (35,6 kg) che rende difficile lo spostamento manuale tra zone diverse del giardino.
  • Rumorosità reale sopra la media, sconsigliato in fasce orarie sensibili per i vicini di casa.

Prezzo e posizionamento sul mercato

Il prezzo di listino USA è fissato a 2.999 dollari, e nel mercato europeo si attesta su una forchetta compresa indicativamente tra i 2.500 e i 2.999 euro, in base alle promozioni attive sul sito ufficiale eu.lymow.com. Stiamo parlando, senza giri di parole, di un prodotto premium che si rivolge a chi ha un giardino medio-grande (dai 500 ai 2.000 m² ideali), terreno con qualche complessità, e una buona dose di soldi da investire nella manutenzione del verde domestico.

Sulla concorrenza diretta, evito espressamente i confronti perché ognuno ha il suo terreno di gioco e i suoi punti forti. Quello che posso dire è che nella fascia tra i duemila e i tremila euro ci sono robot rasaerba con filo perimetrale tradizionale che costano significativamente meno, e robot wire-free che però usano lamette tipo cutter e non gestiscono erba alta o densa come fa il One Plus. Insomma, qui paghi un mix specifico: ingegneria meccanica seria, doppie lame vere, cingoli, navigazione RTK+VSLAM. Se questo mix risponde al tuo problema, il prezzo ha un suo senso. Se hai un prato piccolo, pianeggiante e curato, paghi tante cose che non sfrutterai.

Il rapporto qualità-prezzo, a conti fatti, mi sembra onesto. Non è il prodotto della vita, non è un affare, è un investimento solido con punti di forza precisi e debolezze altrettanto precise. Se ti riconosci nel profilo dell’utente ideale (giardino impegnativo, voglia di affidarsi alla macchina, budget disponibile), è un acquisto sensato. Altrimenti, valuta opzioni più semplici.

Conclusioni

Dopo due mesi e una manciata di giorni di convivenza, l’esperienza con questo robot rasaerba è stata mediamente molto positiva, con alcune crepe che non posso ignorare. La parte meccanica è straordinaria: cingoli, doppie lame rotanti, batteria al litio-ferro-fosfato, costruzione solida. Da quel lato, è uno dei prodotti più seri che abbia testato nel settore, capace davvero di sostituire il tosaerba tradizionale, non di affiancarlo.

La parte software invece zoppica. App solo in inglese, mappa non modificabile, ritorno alla base inaffidabile, sorveglianza video monca, riconoscimento ostacoli a volte ipocondriaco. Tutte cose che con aggiornamenti firmware mirati si potrebbero risolvere, e mi auguro accadrà nei prossimi mesi. Allo stato attuale, la sensazione complessiva è di una macchina hardware-superiore con un cervello digitale che non le rende giustizia.

A chi lo consiglio: a chi ha un giardino tra i 500 e i 2.000 m² con qualche pendenza, terreno irregolare, erba che cresce in fretta e robusta, e una passione tecnologica che gli permetta di gestire un’app in inglese senza scocciarsi. A chi ha cani che non si spaventano facilmente per i rumori, perché il rumore c’è, eccome.

A chi lo sconsiglio: a chi cerca silenzio assoluto, a chi ha un prato piatto e piccolo dove un robot a lamette costa la metà e basta e avanza, a chi pretende un’app in italiano e funzioni domotiche complete oggi, non tra sei mesi. E a chi non vuole spostare 35 chili.

Il Lymow One Plus è un prodotto che fa benissimo quello che doveva fare, cioè tagliare l’erba di un giardino impegnativo senza l’aiuto umano. Fa meno bene tutto il contorno, e quel contorno oggi vale tanto quanto la funzione principale. Tornerei a sceglierlo? Probabilmente sì, ma con la consapevolezza che sto pagando il pioniere di una categoria che è ancora in piena evoluzione. Un anno e mezzo di firmware buoni e questa macchina potrebbe diventare la regina indiscussa del segmento. Oggi è una principessa con qualche graffio.

La Nostra Valutazione

Punteggio: 8/10
lymowRecensionereviewtagliaerba
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D'Orazi Dario
D'Orazi Dario

CEO di TecnoAndroid.it sono stato sempre appassionato di tecnologia. Appassionato di smartphone, tablet, PC e Droni sono sempre alla ricerca del device perfetto... Chissà se lo troverò mai... :)

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