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Sul palco dell’Opening Night Live è arrivato anche Lofsong, l’avventura firmata dal team italiano Unrelated Studio, e la presentazione ha lasciato il segno più per quello che mostrava che per quello che diceva. Nessuna voce fuori campo, nessuna spiegazione: soltanto un mondo silenzioso, enormi volumi di cemento e una piccola figura che cammina. Il gioco è annunciato per PC e Xbox e si presenta come un’avventura costruita intorno agli enigmi, con una direzione artistica che difficilmente passa inosservata. L’ambientazione è un pianeta rimasto senza vita, attraversato da architetture brutaliste di dimensioni imponenti, distese desertiche e monumenti che appartengono a epoche remote. Il protagonista è una figura minuta e muta, che si muove in questo scenario scoprendo poco a poco cosa c’è oltre l’orizzonte visibile. Il contrasto tra la scala del mondo e la scala del personaggio è probabilmente il primo elemento che colpisce: strutture pensate per giganti, o forse per nessuno, e un corpo piccolo che le attraversa senza commentarle.
Un’avventura che non spiega niente, e lo fa di proposito
In Lofsong non ci sono dialoghi a fare da guida, e non esiste nemmeno una mappa da aprire per capire dove andare. Tutto il peso dell’orientamento ricade sull’osservazione: guardare l’ambiente, cogliere i segnali che manda, interpretare gli indizi lasciati in giro. È una scelta di design che rifiuta la comodità dei marcatori e delle indicazioni a schermo, e che chiede una specie di attenzione diversa, più lenta, più simile a quella di chi entra in un posto sconosciuto e prova a capirlo dai dettagli.
Il viaggio, per come è stato raccontato, porta progressivamente lontano dai luoghi familiari. La direzione è quella di un possibile epicentro, il punto da cui sarebbe partita una catastrofe capace di devastare ogni cosa e di avvolgere la terra in un rigido inverno nucleare. Una premessa narrativa che resta volutamente sfumata, affidata alle rovine più che a una spiegazione esplicita, e che si accorda bene con l’assenza totale di parole.
La creatura che cambia forma
Il cuore dell’esplorazione in Lofsong passa da una piccola creatura capace di assumere forme differenti. Un compagno di viaggio che si adatta alle necessità del momento e permette di sfruttare le condizioni ambientali per raggiungere zone che altrimenti resterebbero fuori portata. Da qui nasce la struttura degli enigmi: non solo capire cosa fare, ma capire quale forma serve in quel punto preciso e come il mondo intorno può essere piegato a favore. È un’idea che chiude il cerchio con il resto dell’impianto. Se il gioco non offre istruzioni, la creatura diventa lo strumento con cui mettere alla prova le intuizioni, provare, sbagliare e riprovare fino a trovare il varco giusto. Un meccanismo che tiene insieme la componente contemplativa e quella più concretamente ludica, senza che una schiacci l’altra.
Il titolo di Unrelated Studio non ha ancora una data di uscita ufficiale, e su questo il team non si è sbilanciato durante la presentazione. Le piattaforme confermate restano PC e Xbox. La comparsa sul palco dell’Opening Night Live, però, dice qualcosa sul peso che il progetto ha già oggi: uno spazio in una vetrina internazionale, tra annunci di produzioni ben più grandi, non è un dettaglio irrilevante per un team italiano.
Per chi seguirà la manifestazione tedesca, la Gamescom 2026 resta il contenitore in cui Lofsong si è mostrato per la prima volta al grande pubblico, in un calendario che comprende anche la presentazione di GTA 6. Il gioco di Unrelated Studio, con la sua estetica silenziosa e i suoi spazi vuoti, è arrivato lì in mezzo senza alzare la voce.










