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LibreOffice dice no all’AI generativa: i documenti restano sul PC

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Che LibreOffice non abbia alcuna intenzione di inseguire la corsa all’intelligenza artificiale lo conferma una presa di posizione piuttosto netta, arrivata proprio mentre quasi ogni programma sul mercato sembra fare a gara per infilare un assistente virtuale da qualche parte. I documenti degli utenti resteranno dove sono sempre stati, cioè sul computer di chi li scrive, e la ragione di questa scelta è meno ideologica di quanto si potrebbe pensare.

Il contesto aiuta a capire perché la notizia abbia un certo peso. Oggi imbattersi in un software privo di chatbot, assistenti o funzioni generative sta diventando quasi una stranezza. Eppure basterebbe tornare indietro di qualche anno per accorgersi di quanto fossero diverse le nostre abitudini digitali. All’epoca nessuno si aspettava che un programma per scrivere o fare calcoli proponesse di completare le frasi o di riassumere un testo, mentre adesso questa presenza viene data quasi per scontata.

Quando l’assenza diventa un punto di forza

C’è un paradosso curioso in tutto questo. In una fase storica dominata dall’entusiasmo per gli algoritmi, il fatto di non avere l’AI può trasformarsi in una caratteristica da mettere in vetrina. Non per tutti, ovviamente. Esiste però una fetta importante di utenti scettici, insieme a chi preferisce un approccio più tradizionale e un po’ old school, che non ha alcuna voglia di farsi travolgere da queste tecnologie e cerca strumenti capaci di fare il proprio lavoro senza aggiungere altro.

È esattamente su questo terreno che si muove The Document Foundation, l’organizzazione non profit che sviluppa la suite open source. La fondazione ha ribadito che nel prossimo futuro l’installazione standard di LibreOffice non includerà funzioni di AI generativa. Chi scarica il pacchetto base continuerà quindi a trovare il programma di sempre, senza componenti pensati per produrre testi o contenuti in automatico. Una linea chiara, che arriva in controtendenza rispetto a buona parte del settore.

Il nodo vero è il controllo dei dati

Sarebbe sbagliato leggere questa decisione come una crociata contro l’intelligenza artificiale in quanto tale. La motivazione principale riguarda piuttosto il controllo dei dati, un tema che spesso passa in secondo piano quando si parla di nuove funzioni. Molti strumenti basati sull’AI elaborano testi e documenti inviando le informazioni verso server remoti. In pratica il contenuto lascia il dispositivo su cui è stato creato per essere analizzato altrove, lontano dagli occhi di chi lo ha scritto.

Per un utente comune questo passaggio può sembrare un dettaglio trascurabile, qualcosa a cui difficilmente si pensa mentre si sistema una lettera o un foglio di calcolo. Il discorso cambia parecchio per aziende, pubbliche amministrazioni, studi professionali e in generale tutte quelle realtà che maneggiano materiale riservato. In questi casi sapere con precisione dove finiscono i file non è una semplice curiosità e può diventare un aspetto fondamentale nella gestione quotidiana delle informazioni.

La posizione della fondazione va letta proprio in questa chiave. Tenere i documenti sul PC significa garantire a chi utilizza LibreOffice che ciò che viene scritto, calcolato o archiviato rimanga sul proprio dispositivo, senza passaggi verso infrastrutture esterne di cui non si conosce la collocazione. Per organizzazioni che lavorano con contenuti delicati, la riservatezza dei file resta così sotto il loro diretto controllo, esattamente come accadeva prima che gli assistenti generativi entrassero nei software di produttività.

Fonte: TecnoAndroid

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