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The Last of Us Parte II, perché Ellie risparmia Abby nel finale

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Il finale di The Last of Us Parte II è uno dei più divisivi nella storia recente dei videogiochi e continua a dividere il pubblico a distanza di anni, soprattutto perché rifiuta di offrire ai giocatori la conclusione che molti si aspettavano. C’è chi lo ha vissuto come un tradimento e chi invece lo considera l’unico epilogo possibile per una storia costruita sulle conseguenze più che sulle vittorie. Il gioco infatti non racconta una parabola sulla giustizia ma indaga il ciclo dell’odio, il peso del perdono e il prezzo che si paga quando il lutto diventa ossessione. Da qui in avanti, ovviamente, ci sono spoiler.

Nel combattimento conclusivo Ellie riesce finalmente a sopraffare Abby e a tenerla sott’acqua. Proprio quando potrebbe ucciderla, però, interrompe l’annegamento e la lascia andare, dopo aver inseguito la vendetta fino a Santa Barbara e aver lasciato Dina e JJ. A fermarla è un ricordo di Joel sul portico, legato alla conversazione avuta con lui la sera prima della sua morte.

Dall’ospedale delle Luci alla riconciliazione mancata

La vendetta di Abby nasce nel finale del primo capitolo. Suo padre, Jerry Anderson, è il chirurgo delle Luci che deve operare Ellie e Joel lo uccide per salvarla. La stessa scelta genera conseguenze diverse ma intrecciate. Abby vuole vendicare il padre e uccide Joel, Ellie assiste a quella morte e cerca a sua volta di farsi giustizia. Conoscere Jerry chiarisce il movente di Abby senza cancellare la brutalità di quell’omicidio, così come il legame con Joel spiega la ricerca di Ellie senza rendere inevitabile ogni sua azione.

Il cuore di tutto sta nella sera precedente. Sul portico Ellie dice a Joel che sarebbe dovuta morire in quell’ospedale e che il sacrificio avrebbe dato un senso alla sua vita. Lui risponde che, potendo tornare indietro, rifarebbe la stessa scelta. Il disaccordo resta profondo, eppure Ellie gli confida il desiderio di provare a perdonarlo e Joel accoglie quella possibilità. Il giorno dopo Abby lo uccide e quel percorso appena iniziato si spezza. Ellie perde così anche il futuro del rapporto, ed è proprio in questa incompiutezza che trova spazio il senso di colpa.

Perché Ellie risparmia Abby

Dopo Seattle la vita alla fattoria con Dina e JJ offre una casa e una quotidianità condivisa. L’attacco di panico nel fienile mostra però quanto la morte di Joel continui a invadere il presente. Quando Tommy porta una pista su Abby, quella sofferenza ritrova una direzione. Ellie confessa a Dina di non riuscire né a dormire né a mangiare e parte convinta che chiudere la ricerca le darà sollievo, pur sapendo di mettere in pericolo la vita costruita insieme.

A Santa Barbara trova Abby e Lev prigionieri dei Rattlers, legati a pali dopo un tentativo di fuga. Libera Abby, che a sua volta libera il ragazzo. La prigionia l’ha ridotta allo stremo e il legame con Lev e Yara le ha dato uno scopo rivolto a persone vive, qualcosa che l’uccisione di Joel non le aveva offerto. Togliere la vita ad Abby significherebbe anche privare Lev di chi lo protegge. All’inizio lei rifiuta di combattere, ma Ellie la costringe minacciando proprio il ragazzo.

Durante lo scontro Ellie perde due dita ma riesce comunque a tenere la rivale sott’acqua. Mentre sta per annegarla rivede Joel sul portico, si blocca e permette ad Abby di portare via Lev. Si ferma quando può ancora uccidere, dopo un confronto che lei stessa ha voluto e imposto. Il ricordo suggerisce che Ellie ritrovi il desiderio di essere una persona capace di tentare il perdono, anche se risparmiare Abby è una decisione compiuta mentre perdonarla resta un processo distinto che quel gesto, da solo, non esaurisce.

Un finale riscritto a metà produzione

La conclusione non era quella prevista all’inizio. Durante lo sviluppo il finale originale prevedeva che Ellie uccidesse Abby, ma la decisione cambiò circa a metà della produzione per conservare nel personaggio una parte dell’Ellie ancora influenzata positivamente da Joel. Quella versione è rimasta scartata. Tutto ciò che Ellie ha compiuto rende credibile l’omicidio, mentre il ricordo del portico custodisce la possibilità di fermarsi, ed è da questa tensione fra due capacità presenti nella stessa persona che nasce la rinuncia finale.

Fonte: TecnoAndroid

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