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Il recupero delle terre rare dai vecchi climatizzatori diventa un progetto concreto in casa LG, che ha messo a punto una tecnologia capace di estrarre i magneti permanenti dalle unità esterne arrivate a fine vita. Sono componenti che fino a oggi hanno rappresentato un problema industriale più che una risorsa, perché separarli dal resto della carcassa metallica richiede tempo, attrezzature e una buona dose di cautela. Il risultato, nella pratica, era quasi sempre lo stesso: finivano nel mucchio dei rottami, mescolati a tutto il resto.
L’azienda coreana ha annunciato l’avvio di un progetto pilota in Corea del Sud, portato avanti insieme al Ministero per il Clima, l’Energia e l’Ambiente e a E Circulation Governance. I numeri dichiarati danno l’idea della scala: circa 40mila elettrodomestici trattati ogni anno, per un recupero complessivo stimato attorno a 1,6 tonnellate di magneti permanenti. Non una cifra enorme in assoluto, ma parliamo di materiali che oggi vengono in gran parte perduti.
Perché i magneti dei compressori sono così difficili da togliere
Il nodo sta nella natura stessa del componente. I magneti installati nei compressori dei climatizzatori hanno una forza magnetica molto elevata, il che rende complicato maneggiarli e ancora di più staccarli in sicurezza durante lo smontaggio. Chi lavora nel settore del riciclo lo sa bene: quando un pezzo attira tutto ciò che gli sta intorno, ogni operazione diventa più lenta e più rischiosa.
Ecco perché, storicamente, dalle unità esterne si è puntato su ciò che si recupera facilmente. Rame, ferro, alluminio. Materiali già ben inseriti nelle filiere del riciclo, con processi consolidati e mercati di sbocco chiari. I magneti, invece, restavano lì, inglobati nello scarto, e con loro le terre rare che contengono. Un peccato dal punto di vista industriale, visto quanto quei materiali siano strategici e quanto pesi la loro estrazione dal punto di vista ambientale.
La demagnetizzazione al posto del calore
La svolta, per LG, è arrivata da un sistema di demagnetizzazione basato sui campi magnetici. Il principio è semplice da raccontare anche a chi non mastica ingegneria dei materiali: il magnete viene temporaneamente privato della sua forza, diventa un pezzo di metallo qualunque, e a quel punto separarlo dal resto del compressore non è più un’impresa. Una volta estratto, può essere avviato al riutilizzo.
Il confronto interessante è con i metodi tradizionali, che passano invece da trattamenti ad alta temperatura. Costosi, complessi, energivori. L’approccio scelto dall’azienda coreana consuma meno energia e, dettaglio non secondario, evita che il calore alteri le proprietà fisiche del materiale. Il magnete che esce dal processo mantiene quindi un valore più alto e risulta più adatto a essere reimpiegato, invece di essere semplicemente fuso e degradato.
Un tassello nella filiera dei rifiuti elettronici
L’iniziativa si inserisce nel filone del recupero dei rifiuti elettronici, un ambito dove le grandi aziende dell’elettrodomestico stanno spingendo con crescente convinzione. Trattare 40mila apparecchi all’anno significa costruire un flusso stabile, verificare che la tecnologia regga i ritmi industriali e capire quanto materiale si riesce davvero a rimettere in circolo.
La collaborazione con il Ministero per il Clima, l’Energia e l’Ambiente e con E Circulation Governance suggerisce che il progetto non nasce come esercizio dimostrativo isolato, ma come tentativo di inserire il recupero dei magneti dentro la filiera già esistente dello smaltimento. Le unità esterne dei condizionatori, del resto, sono tra i prodotti più diffusi e più pesanti in circolazione, e ogni anno se ne dismettono in grandi quantità. Il pilota partirà in Corea del Sud, dove LG ha la sua base produttiva e dove il sistema di raccolta degli apparecchi dismessi è già strutturato.










