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Legolas cammina sulla neve: il dettaglio fedele a Tolkien

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C’è un momento preciso ne Il Signore degli Anelli che sfugge a molti spettatori, eppure racconta quanto Peter Jackson abbia voluto rispettare fino all’ultima virgola la mitologia di JRR Tolkien. Parliamo di Legolas che cammina sulla neve senza affondare, mentre tutti gli altri membri della Compagnia sprofondano fino alle ginocchia. Un particolare che sembra piccolo, quasi insignificante, ma che affonda le radici direttamente nelle pagine del libro.

Basta rileggere un passaggio dell’opera di Tolkien per capirlo. Frodo si accorge, come se fosse la prima volta pur sapendolo da tempo, che l’elfo non porta stivali ma solo leggere calzature, e che i suoi piedi lasciano appena una traccia sulla neve. Una frase che sarebbe potuta passare inosservata anche ai lettori più attenti, figuriamoci ai fan meno appassionati. Jackson invece l’ha colta al volo e ha deciso di sfruttarla al massimo nella sua epopea cinematografica.

La scena del Caradhras e il realismo estremo

Il passaggio del Caradhras è stato uno dei momenti più complicati da girare di tutta la saga. Jackson voleva realismo puro, e per ottenerlo servivano riprese in cima ai monti ghiacciati della Nuova Zelanda, con tutti i rischi del caso per gli attori. Un aneddoto curioso riguarda Sean Bean, che odiava gli elicotteri al punto da salire fino in cima arrampicandosi a piedi pur di non prenderli. Alla fine il regista ha combinato queste inquadrature con quelle girate all’interno del set, perché altrimenti sarebbe stato impossibile realizzare una scena così suggestiva.

Nella mitologia di Tolkien gli elfi possiedono la capacità di camminare in modo estremamente leggero, tanto che i loro piedi restano sopra la superficie della neve. Ecco perché, mentre il resto della Compagnia sprofonda a fatica, Legolas procede come se nulla fosse. Un effetto pratico davvero azzeccato, ottenuto senza il minimo intervento di CGI in fase di post produzione. Roba d’altri tempi, verrebbe da dire.

Le parole dell’elfo che spiegano tutto

Lo stesso Legolas, nel libro, pronuncia una frase che chiarisce ogni cosa. Dice che un contadino va lasciato ai suoi campi, che per nuotare conviene scegliere una lontra, ma che per correre leggeri sull’erba, sulle foglie o sulla neve serve un elfo. Un piccolo tocco in più che aiuta a capire perché la trilogia firmata da Peter Jackson resti, ancora oggi, a più di venticinque anni di distanza, uno dei traguardi più alti nella storia del cinema.

Orlando Bloom, dal canto suo, è riuscito a rendere alla perfezione un gesto tutt’altro che semplice da interpretare ma decisamente d’effetto. Un dettaglio minuscolo che, messo insieme a mille altri, spiega come mai Le due torri e l’intera saga vengano ancora oggi considerate un punto di riferimento. Sul discorso de Lo Hobbit, invece, forse è meglio sorvolare.

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