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Chi ha messo gli occhi su un MacBook Ultra farebbe bene a iniziare a mettere da parte qualcosa, perché le stime che circolano parlano di un prezzo di partenza superiore ai 2.700 euro. Di partenza, appunto: la cifra da cui si comincia, non quella a cui si arriva scegliendo tagli di memoria più generosi. Un posizionamento del genere non nasce dal nulla, e le ragioni sembrano diverse, dalla crisi che ha colpito i chip di memoria fino a una serie di soluzioni tecniche piuttosto raffinate, a partire dal pannello OLED.
Apple, come da tradizione, non conferma e non smentisce. Su quel fronte l’unica cosa possibile è aspettare, e le indicazioni disponibili suggeriscono che i chiarimenti potrebbero arrivare entro i prossimi tre mesi. Nel frattempo il quadro si sta comunque riempiendo di dettagli, alcuni dei quali arrivano da chi studia il mercato dei display per lavoro.
Due strade parallele, non una sostituzione
Le voci su un MacBook Pro OLED girano da anni, ma da tempo ha preso piede una lettura diversa: Apple non aggiornerebbe semplicemente la gamma esistente, creerebbe piuttosto una fascia nuova, quella degli Ultra. A dare forza a questa ipotesi c’è un report recente di Omdia, secondo cui l’azienda intende continuare a produrre i pannelli miniLED degli attuali MacBook Pro almeno fino al 2028.
Il dettaglio è tutt’altro che secondario. Se il laptop con schermo OLED dovesse arrivare già nelle prossime settimane, come si vocifera, significa che le due tecnologie convivranno per un bel po’. Nessun taglio netto, quindi, nessun pensionamento anticipato dei modelli in commercio. Piuttosto una convivenza ragionata, con il MacBook Pro che resta l’opzione premium tradizionale e il MacBook Ultra posizionato un gradino sopra, come prodotto più esclusivo e, inevitabilmente, più caro.
Touch, Dynamic Island e un telaio più sottile
Il display OLED è solo una parte del pacchetto. Tra i rumor più interessanti c’è il supporto al touch, che rappresenterebbe una novità assoluta per un sistema operativo desktop di Apple. Un cambio di rotta non piccolo, considerando quanto a lungo l’azienda ha sostenuto che toccare lo schermo di un portatile non fosse una gran idea. Se confermato, sarebbe anche l’elemento che più di ogni altro giustificherebbe il passaggio di nome, perché a quel punto le differenze con gli attuali modelli diventerebbero evidenti e non solo sulla scheda tecnica.
Si parla poi di un telaio più sottile e, dettaglio curioso, dell’adozione della Dynamic Island. Il che implicherebbe uno schermo con foro per la webcam, esattamente come accade sugli iPhone. Una scelta che allineerebbe il linguaggio di design tra le due famiglie di prodotti, cosa che Apple ha già fatto in passato con altri elementi estetici.
Il ragionamento economico dietro a tutto questo è abbastanza leggibile. Mantenere in produzione i pannelli miniLED fino al 2028 consente di continuare a vendere i MacBook Pro attuali senza svalutarli, mentre l’arrivo del MacBook Ultra apre una fascia di prezzo superiore che prima non esisteva. Due gamme distinte, due pubblici distinti, due listini distinti.
Sui tagli di memoria le previsioni parlano di specifiche estremamente elevate, e qui torna il tema dei costi dei componenti. La situazione della memoria pesa sui listini di tutto il settore, non solo su Apple, e in un prodotto pensato per stare in cima alla gamma quell’effetto si amplifica. Il risultato è la cifra da cui si parte, quei 2.700 euro e oltre che, per un portatile, restano una soglia non banale anche per il pubblico che con i Mac lavora ogni giorno.








