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La mega siccità degli USA: 27 anni di crisi idrica che potrebbe non finire

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La mega siccità che stringe il Sud Ovest degli Stati Uniti va avanti da 27 anni, e la notizia meno rassicurante è che secondo gli scienziati potrebbe non finire affatto. Non un episodio lungo, non una parentesi sfortunata tra due periodi normali, ma qualcosa che somiglia sempre di più a una nuova condizione di base per quella porzione di continente. Un cambio di stato, insomma, più che una fase passeggera.

La differenza tra una siccità e una mega siccità sta tutta nella scala temporale. Una siccità ordinaria si misura in stagioni, al massimo in qualche anno, e prima o poi arriva l’inverno che rimette le cose a posto. Qui invece il conto si fa in decenni, e ventisette anni consecutivi sono abbastanza per riscrivere le abitudini di un territorio intero, dall’agricoltura alla gestione dell’acqua potabile fino a come vengono progettate le città.

Perché il Sud Ovest americano fa da apripista

Il Sud Ovest degli Stati Uniti è una di quelle aree che i climatologi osservano con particolare attenzione, perché ci si arriva già da un equilibrio delicato. Poca pioggia in partenza, forte dipendenza dalle riserve accumulate, una popolazione che negli ultimi decenni è cresciuta molto proprio dove l’acqua scarseggia. Quando un sistema del genere entra in siccità storica e non ne esce per quasi trent’anni, i margini di manovra si assottigliano in fretta.

La parte più difficile da digerire, per chi studia il fenomeno, riguarda proprio le prospettive. Finché una crisi idrica viene letta come temporanea, la risposta può essere emergenziale: razionamenti, restrizioni stagionali, qualche investimento tampone in attesa che torni a piovere come una volta. Ma se l’ipotesi è che la condizione attuale sia quella destinata a durare, allora cambia tutto il ragionamento. Non si tratta più di resistere fino alla fine della mega siccità, si tratta di ripensare da capo cosa può reggere un territorio con quella quantità d’acqua a disposizione.

Un clima che non torna indietro

Il punto di svolta, nella lettura degli studiosi, è il legame con il cambiamento climatico. Le siccità del passato arrivavano e se ne andavano seguendo cicli naturali, con oscillazioni che nel tempo si compensavano. L’idea che questa possa essere permanente nasce dal fatto che le condizioni di fondo si sono spostate, e uno spostamento di fondo non si riassorbe con qualche annata piovosa. Anche un inverno generoso, in un contesto del genere, rischia di essere poco più di una pausa dentro una tendenza che prosegue nella stessa direzione.

Da qui la domanda che dà il titolo a mezzo dibattito scientifico americano: la siccità finirà mai. La risposta che sta emergendo non è quella che le amministrazioni locali speravano di sentire. Non un “sì, tra qualche anno”, ma un più prudente “forse no, almeno non nella forma in cui la si intendeva prima”.

Cosa significa convivere con l’acqua che manca

Ventisette anni sono una generazione abbondante. Significa che chi oggi ha meno di trent’anni nel Sud Ovest non ha conosciuto altro, e che le statistiche di riferimento usate per progettare acquedotti, bacini e sistemi agricoli appartengono a un mondo idrologico che non esiste più. Le medie storiche su cui erano tarate quelle infrastrutture raccontano un passato che non funziona più come previsione.

Gli scienziati che seguono il fenomeno lo descrivono come storico non solo per la durata, ma per quello che implica sul piano della pianificazione. Una crisi idrica di questa lunghezza non lascia margini per aspettare il ritorno alla normalità, perché la normalità potrebbe essersi già spostata altrove. E il Sud Ovest americano, in questo, funziona come laboratorio involontario per tutte le regioni aride del pianeta che stanno seguendo una traiettoria simile.

Fonte: TecnoAndroid

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