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L’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount ha appena superato quello che era rimasto l’ultimo grande scoglio negli Stati Uniti, e la strada verso la chiusura dell’operazione adesso sembra spianata. Si parla di un’intesa da circa 95 miliardi di euro, cifra che da sola basta a spiegare perché attorno a questa vicenda si siano mossi tribunali, procuratori generali e autorità di controllo su due continenti. Un’operazione di questa portata non passa mai in sordina, tantomeno a Hollywood.
Il nodo era una causa antitrust promossa da 12 Stati americani, decisi a bloccare il passaggio di proprietà. Paramount ha raggiunto un accordo con tutti e 12, e con quella firma si è sciolto il blocco più concreto rimasto sul tavolo negli Stati Uniti. Sul fronte europeo il via libera era arrivato già qualche tempo fa dalla Commissione Europea, quindi il percorso autorizzativo risulta di fatto completato. La chiusura formale dell’acquisizione è attesa all’inizio di ottobre.
Perché le autorità avevano storto il naso
Il timore condiviso più o meno da tutti gli organismi di vigilanza riguarda un punto preciso, ovvero la distribuzione cinematografica. Mettendo insieme il catalogo di Warner Bros. con quello già veicolato tramite UIP, Paramount si ritroverebbe in mano una fetta enorme del mercato della distribuzione. Non è una questione astratta da manuale di economia, perché chi controlla la distribuzione decide in buona parte quali film arrivano nelle sale, quando ci arrivano e con quanta forza vengono spinti.
È esattamente il tipo di concentrazione che le autorità antitrust guardano con la lente d’ingrandimento. Non tanto per il prezzo dei biglietti, quanto per lo spazio che resta agli altri, cioè agli studi indipendenti e ai distributori più piccoli che devono contendersi le stesse settimane di programmazione. Le trattative con i 12 Stati americani sono andate proprio in quella direzione, con l’obiettivo di trovare un punto di equilibrio che permettesse all’operazione di andare avanti senza cristallizzare una posizione dominante.
Un mercato cinematografico sempre più affollato
Il contesto aiuta a capire il senso di un’operazione così pesante. Il cinema di oggi, e quello hollywoodiano in particolare, vive su tre gambe che si intrecciano di continuo: le piattaforme streaming, gli studi cinematografici tradizionali e i franchise capaci di reggere il pubblico per decenni. Non basta più un film che incassa bene nel weekend di apertura, serve un universo narrativo che continui a generare valore anno dopo anno, tra sequel, serie derivate, merchandising e cataloghi da riproporre in abbonamento.
In quest’ottica l’accorpamento di due librerie storiche come quelle di Paramount e Warner Bros. ha una logica industriale piuttosto trasparente. Si tratta di mettere insieme proprietà intellettuali, archivi, produzioni in corso e strutture distributive per presentarsi con una massa critica sufficiente a competere con gli altri colossi del settore. La concorrenza, del resto, è diventata feroce e chi resta a metà strada rischia di perdere terreno sia nelle sale sia sulle piattaforme.
Il valore complessivo dell’intesa, circa 95 miliardi di euro, colloca l’operazione tra le più grandi mai viste nel settore dell’intrattenimento. Con l’accordo raggiunto negli Stati Uniti e il semaforo verde già ottenuto in Europa, il calendario indica l’inizio di ottobre come momento in cui il passaggio diventerà effettivo, chiudendo mesi di trattative, ricorsi e verifiche incrociate tra le due sponde dell’Atlantico.
Fonte: TecnoAndroid








