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Drone navale ucraino distrugge un battello esplosivo russo

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Per la prima volta al mondo due imbarcazioni senza equipaggio si sono affrontate in mare, e a spuntarla è stato un drone navale ucraino, che ha distrutto un battello esplosivo russo usando una torretta con mitragliatrice comandata a distanza. Nessun marinaio a bordo, da nessuna delle due parti. Solo macchine, telecamere e operatori seduti chissà dove, a decine di chilometri di distanza. Uno scontro che segna un passaggio abbastanza netto nella storia della guerra navale, perché fino a ieri i mezzi di superficie autonomi servivano ad attaccare navi e porti, non a darsi la caccia tra loro.

L’episodio risale al 12 settembre, quando l’intelligence della Difesa ucraina ha individuato un mezzo di superficie senza pilota russo che si muoveva nel Mar Nero. Da lì è partita la direttiva per intercettarlo, affidata a un drone di superficie della Marina ucraina, che ha raggiunto il bersaglio e lo ha eliminato. La battaglia, se così si può chiamare, è stata piuttosto sbilanciata, visto che uno dei due contendenti era progettato per esplodere addosso a qualcosa e non certo per difendersi da colpi di arma da fuoco.

Cos’era il mezzo russo colpito nel Mar Nero

Il battello russo è stato identificato con buona sicurezza come un Orcan, un drone di superficie costruito attorno a un sistema di propulsione a getto d’acqua orientabile di tipo moto d’acqua. Il concetto operativo è semplice e brutale, si punta il bersaglio, ci si va addosso e si detona il carico esplosivo. Niente di sofisticato nella logica, ma parecchio efficace quando il bersaglio non ha modo di reagire in tempo.

Gli Orcan non erano al loro debutto. Mezzi di questo tipo sono già stati impiegati contro porti e navi ucraine, e il fatto che ne circolassero nel Mar Nero non ha sorpreso nessuno. La novità sta semmai nel modo in cui è finita, perché un drone kamikaze che viene fermato prima di arrivare a destinazione cambia parecchio il calcolo di chi lo manda in missione.

C’è poi un dettaglio interessante sul modo in cui questi mezzi vengono usati. Gli Orcan operano spesso in coordinamento con velivoli senza pilota, in particolare i droni russi Geran, che svolgono un doppio compito. Da un lato forniscono ricognizione dall’alto, dall’altro fanno da ponte per le comunicazioni tra gli operatori e i battelli in mare, allungando di fatto il raggio d’azione dell’intero sistema.

Una guerra sempre più affidata alle macchine

Quello che è successo nel Mar Nero si inserisce in un quadro ormai consolidato. Il conflitto in Ucraina ha visto un impiego massiccio di mezzi di superficie senza equipaggio, affiancati da sciami di droni d’attacco volanti e da robot terrestri usati per i compiti più diversi. La componente senza pilota non è più un complemento, è diventata una parte strutturale di come si combatte su quel fronte.

La torretta con mitragliatrice montata sul battello ucraino è la vera chiave di lettura tecnica della vicenda. Trasformare un drone di superficie da semplice vettore d’attacco a piattaforma armata capace di ingaggiare altri bersagli significa aprire una categoria nuova, quella dei mezzi autonomi pensati anche per la difesa contro altri mezzi autonomi. Una specie di caccia al drone, ma sull’acqua.

Per la Marina ucraina si tratta di una capacità che ha già dimostrato di funzionare sul campo, e non in un test controllato. L’intercettazione è partita da un’informazione di intelligence, si è tradotta in un ordine operativo e si è chiusa con la distruzione del mezzo avversario nello stesso teatro in cui i battelli esplosivi russi avevano fin qui colpito con una certa libertà di movimento.

Fonte: TecnoAndroid

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