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Chi possiede un Kindle Oasis si è ritrovato, nel giro di pochi giorni, con un lettore diverso da quello acquistato: Amazon ha distribuito un aggiornamento software che porta anche sul vecchio modello il sistema di crittografia attualmente in uso sulla quasi totalità dei dispositivi del marchio. Tradotto in pratica, salvare una copia di backup dei libri comprati è diventato molto complicato. Il dispositivo continua a funzionare, la libreria resta lì, ma quella piccola finestra che permetteva agli utenti più smanettoni di mettersi al riparo si è chiusa. La dinamica, a dirla tutta, non sorprende più nessuno. Un’azienda decide di mandare in pensione un prodotto e chi lo ha comprato si ritrova tra le mani un oggetto ancora perfettamente funzionante ma senza prospettive. Con i contenuti digitali il discorso si fa persino più delicato, perché quando rivenditori e titolari dei diritti non trovano un accordo il materiale sparisce dai cataloghi e agli utenti non resta granché.
Cosa cambia davvero sul Kindle Oasis
Il Kindle Oasis ha mantenuto negli anni uno zoccolo duro di appassionati, nonostante l’età. Uno dei motivi era proprio la possibilità, con un minimo di impegno, di conservare i propri ebook al di fuori dell’ecosistema. L’aggiornamento arrivato negli scorsi giorni allinea il lettore agli altri modelli in circolazione, adottando lo stesso sistema di protezione. Per capire se il proprio dispositivo è già stato aggiornato basta controllare la versione software nel menu delle impostazioni: se compare la 5.18.2.1.1, l’aggiornamento è già stato installato.
Nulla di inedito, per carità. Amazon ha seguito questa strada già su altre linee di prodotto e il tema del backup dei libri è diventato ricorrente nelle discussioni tra chi legge in digitale. Il nodo è sempre lo stesso e non ha una risposta semplice: da una parte l’idea che ciò che viene pagato dovrebbe appartenere a chi lo compra, dall’altra la facilità con cui un file può essere duplicato e condiviso con chi non ha versato un centesimo. Difficile trovare una quadra che accontenti tutti.
Il nodo della proprietà dei contenuti digitali
Una soluzione pulita al momento non si intravede, e con ogni probabilità non arriverà. Il digitale ha vantaggi evidenti in termini di comodità e ingombro, ma porta con sé un limite che salta fuori sempre nello stesso modo: l’accesso non è garantito per sempre. Quando un titolo viene rimosso da un servizio, chi lo aveva acquistato si ritrova spesso a mani vuote, magari a caccia di una ricevuta per tentare la strada del rimborso. Succede con i film, succede con le serie tv, e la crittografia applicata ai lettori di ebook riporta il problema sotto i riflettori.
Non è un caso che l’interesse verso il supporto fisico stia vivendo una nuova stagione. C’è chi torna al vinile, chi ricompra i dischi, e chi invece prova a cavarsela da solo archiviando copie della propria libreria digitale, che si tratti di musica, film o libri. Non sempre la strada è lineare, ma quando la motivazione c’è, un modo salta fuori.
Le domande su questo tema circolano da anni, la differenza è che ora le voci sono molte di più e si sentono meglio. Un segnale in questo senso arriva anche dal mondo dei videogiochi: Sony ha annunciato che nel 2028 abbandonerà i dischi per la sua console PlayStation, una scelta netta per una piattaforma nata proprio sul supporto ottico. Il passaggio al tutto digitale, insomma, non riguarda soltanto i lettori di ebook. Con equilibri di questo tipo, la questione del possesso dei propri contenuti torna centrale, che si parli di copie fisiche o di file conservati altrove. Per chi utilizza Kindle Oasis, intanto, il margine di manovra si è ridotto parecchio.









