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In vista della Giornata Mondiale degli Insegnanti, Kaspersky ha diffuso i risultati di un’indagine che racconta come la Generazione Z immagina la scuola che verrà. Il quadro è piuttosto netto. I più giovani si aspettano un’evoluzione dell’istruzione che vada oltre le aule digitali e arrivi a veri e propri tutor basati sull’intelligenza artificiale. Non si tratta di fantascienza per questa fascia d’età, perché la tecnologia fa già parte della loro esperienza di apprendimento quotidiana. Ed è proprio per questo che il passo successivo viene percepito come qualcosa di naturale, quasi scontato.
Nel comunicato stampa l’azienda descrive questa generazione come cresciuta a fianco di piattaforme online, strumenti digitali e servizi basati sull’intelligenza artificiale. Ragazze e ragazzi che hanno visto con i propri occhi quanto la tecnologia possa cambiare il modo in cui le persone accedono alle informazioni e le rielaborano. Un’esperienza diretta, vissuta giorno dopo giorno, che ha finito per plasmare le loro aspettative su come potrebbe essere l’aula del futuro.
I numeri dell’indagine sulla Gen Z
Entrando nel dettaglio dei dati, il 18% degli intervistati della Generazione Z indica i tutor personalizzati basati sull’IA come una delle tecnologie più promettenti per il futuro. È la percentuale più alta registrata tra tutte le generazioni coinvolte nella ricerca, dove la media complessiva si ferma al 16%. Un segnale chiaro dell’interesse dei più giovani per le esperienze di apprendimento costruite attorno all’intelligenza artificiale. C’è poi un dettaglio curioso. Nella classifica delle tecnologie considerate promettenti, questi strumenti finiscono sullo stesso piano dei trasporti pubblici intelligenti e del consumo consapevole.
Lo stesso schema si ripete anche su un altro fronte. Il 14% dei giovani intervistati vede nelle aule virtuali o aumentate affiancate da assistenti basati sull’IA una direzione promettente per la scuola. Anche qui la Gen Z si colloca davanti alle altre generazioni, che nel complesso si attestano al 12%. Due punti percentuali di distacco che confermano una tendenza abbastanza evidente.
Ma cosa potrebbero fare concretamente questi assistenti digitali? Secondo quanto emerge, i tutor basati sull’intelligenza artificiale potrebbero diventare un aiuto prezioso per esplorare argomenti complessi rispettando il proprio ritmo, senza la pressione di dover stare al passo con il resto della classe. Grazie a strumenti di questo tipo gli studenti potrebbero ricevere spiegazioni personalizzate e allenare competenze pensate sulle proprie esigenze individuali.
La visione di Kaspersky tra opportunità e rischi
Tutor digitali e intelligenza artificiale, quindi. È così che i giovani descrivono la prossima fase dell’istruzione scolastica. Sul tema è intervenuta Evgeniya Russkikh, responsabile degli affari accademici di Kaspersky, che ha spiegato come la Generazione Z sia cresciuta in un ambiente in cui le tecnologie digitali erano già parte integrante dell’apprendimento di tutti i giorni. Secondo Russkikh le aspettative di questi ragazzi indicano che la prossima fase dell’istruzione punterà sulla creazione di esperienze di apprendimento più personalizzate e interattive con il supporto dell’IA.
Il quadro però non è tutto rose e fiori, e la stessa Russkikh lo ha messo in chiaro senza giri di parole. A suo dire questa transizione rischia di innescare seri vicoli ciechi cognitivi ed educativi, in cui un’eccessiva dipendenza dagli algoritmi può minacciare il pensiero critico e la capacità di risolvere i problemi in modo autonomo. Un rischio concreto, che riguarda proprio quelle abilità che la scuola dovrebbe coltivare. Allo stesso tempo la responsabile ha sottolineato che un’adozione davvero efficace dell’intelligenza artificiale in ambito educativo richiede molto più della semplice tecnologia.
Fonte: TecnoAndroid








