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Tesla Optimus, per battere la Cina Musk cerca componenti cinesi

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Elon Musk ha in mente un obiettivo preciso per Optimus, il robot umanoide sviluppato da Tesla, cioè mettersi davanti ai rivali cinesi in un settore dove la concorrenza è già molto sentita. C’è però un dettaglio che rende la vicenda piuttosto curiosa. Per arrivare a una produzione su larga scala l’azienda americana sta guardando proprio verso la Cina, alla ricerca dei componenti necessari per costruire questi robot in grandi quantità.

Da una parte c’è quindi la volontà di superare i competitor asiatici nel campo degli umanoidi. Dall’altra c’è la necessità molto concreta di rivolgersi all’Impero di Mezzo per procurarsi i pezzi che servono a trasformare un prototipo in un prodotto fabbricato in serie. Due spinte che a prima vista sembrano andare in direzioni opposte ma che finiscono per intrecciarsi nello stesso progetto.

Optimus e la sfida con i concorrenti asiatici

Il punto di partenza è abbastanza semplice da inquadrare. Tesla non vuole soltanto avere un robot umanoide da mostrare al pubblico. Vuole arrivare prima degli altri e in particolare prima delle aziende cinesi che lavorano su macchine simili. Nel mondo della robotica arrivare in anticipo significa poter conquistare spazio e visibilità, e soprattutto significa poter dimostrare che una tecnologia del genere non resta confinata ai laboratori o alle presentazioni sul palco.

Per Optimus la questione centrale non riguarda solo il progetto in sé ma la capacità di realizzarlo in numeri importanti. Costruire qualche esemplare è una cosa. Produrne in quantità elevate è tutta un’altra storia, perché entrano in gioco forniture costanti, catene di approvvigionamento solide e una disponibilità di componenti che non può dipendere da piccoli lotti o da soluzioni improvvisate. Ed è esattamente su questo terreno che la strategia del gruppo guidato da Elon Musk si sposta verso l’Asia.

Perché Tesla guarda alla Cina per i componenti

La scelta di cercare in Cina i pezzi necessari per il robot umanoide nasce proprio dall’esigenza di aumentare i volumi. Quando l’obiettivo è passare a una produzione su larga scala diventa indispensabile poter contare su fornitori in grado di sostenere quei ritmi. Ed è qui che il paradosso prende forma in modo evidente, perché il Paese che ospita i concorrenti più diretti diventa anche il luogo da cui attingere per far crescere il proprio progetto.

Non si tratta di una rinuncia alla sfida con i rivali cinesi. Piuttosto la vicenda mostra quanto sia complicato, oggi, separare la competizione tecnologica dalla dipendenza industriale. Un’azienda può voler battere i propri avversari sul piano dell’innovazione e allo stesso tempo avere bisogno della stessa rete produttiva su cui quegli avversari possono contare. Nel caso di Tesla questa doppia dimensione emerge con chiarezza proprio nel momento in cui il progetto deve compiere il salto dalla fase sperimentale a quella industriale.

Il nodo, insomma, sta tutto nella quantità. Per produrre Optimus in massa servono forniture affidabili e numerose, e la direzione presa dall’azienda americana punta verso il mercato cinese. È lì che Tesla si sta ora rivolgendo per trovare i componenti con cui costruire il suo robot umanoide su grande scala.

Fonte: TecnoAndroid

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