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Kaspersky: 935 falle nei servizi AI, dieci volte più di fine 2025

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Le vulnerabilità dei servizi AI stanno crescendo a un ritmo che pochi si aspettavano, e i numeri dell’ultimo rapporto trimestrale di Kaspersky lo dicono senza mezzi termini. Nel secondo trimestre del 2026 sono state registrate 935 falle negli strumenti basati su intelligenza artificiale, dieci volte quelle rilevate nel quarto trimestre del 2025. Di queste, 119 sono state classificate come critiche, quasi cinque volte il dato di fine anno scorso. Un salto del genere, in così pochi mesi, non capita spesso nemmeno nel mondo della sicurezza informatica, dove le curve tendono comunque a salire.

I dati arrivano dalle informazioni raccolte attraverso Kaspersky Vulnerability Management, che mette insieme quanto presente nel database CVE, nel database russo BDU e negli avvisi pubblicati tramite GitHub Advisory. Una precisazione importante, perché cambia il senso della fotografia: si parla di falle registrate e rese pubbliche, non necessariamente di problemi già sfruttati in attacchi reali. È la differenza tra una porta trovata aperta durante un controllo e una porta da cui qualcuno è effettivamente entrato.

Perché il numero di falle è esploso in così poco tempo

Le spiegazioni sono diverse e vanno lette insieme. Da un lato gli strumenti AI vengono usati sempre più spesso per passare al setaccio quantità enormi di codice, tirando fuori problemi rimasti nascosti per anni. Quindi una parte dell’aumento è, paradossalmente, una buona notizia: si trova di più perché si cerca meglio e più in fretta.

Dall’altro lato c’è il rovescio della medaglia. La stessa tecnologia viene impiegata anche per scrivere e correggere software, con risultati che non sempre passano attraverso una verifica adeguata. Codice generato in fretta, revisionato poco, spedito in produzione. E poi c’è il terzo elemento, forse il più sottovalutato: il numero di piattaforme, plugin e agenti AI collegati a dati aziendali, applicazioni interne e servizi esterni continua a moltiplicarsi. Ogni collegamento in più è una possibile via d’ingresso, e la superficie da proteggere si allarga più velocemente di quanto si riesca a controllarla.

Il caso OpenClaw e il token finito nelle mani sbagliate

Tra gli esempi citati nel rapporto c’è OpenClaw, che nel secondo trimestre si è piazzato al dodicesimo posto tra i progetti con il maggior numero di vulnerabilità pubblicate, superando quota 200 CVE. Un posizionamento che dice parecchio sullo stato di maturità di certi progetti legati all’intelligenza artificiale, cresciuti in fretta e messi alla prova da una comunità sempre più attenta a cercare crepe.

Una delle falle analizzate riguardava l’invio di un token di autenticazione verso un indirizzo controllato dall’attaccante. Le conseguenze cambiavano a seconda dei permessi associati a quel token, e potevano arrivare abbastanza lontano: accesso alla sessione dell’utente, modifica della configurazione dell’agente, utilizzo non autorizzato degli strumenti collegati. In pratica, chi otteneva il token poteva muoversi negli spazi dell’utente legittimo, con tutto quello che ne consegue quando l’agente è connesso a documenti, account o sistemi interni.

Cosa cambia per chi usa questi strumenti ogni giorno

Il quadro che emerge dal rapporto Kaspersky è quello di un settore in piena espansione, dove la velocità di adozione corre più della capacità di mettere in sicurezza. Gli agenti AI non sono più esperimenti isolati, ma pezzi collegati a flussi di lavoro veri, spesso con permessi generosi e poca supervisione.

Il conteggio delle 935 vulnerabilità del secondo trimestre del 2026 comprende quindi sia problemi individuati grazie a controlli automatici sempre più efficaci, sia errori introdotti proprio dall’uso poco attento di strumenti generativi durante lo sviluppo. Le 119 falle critiche restano il dato che pesa di più, perché sono quelle che, se sfruttate, permettono di fare danni concreti. E il confronto con il quarto trimestre del 2025, quando erano circa un quinto, aiuta a capire quanto rapidamente sia cambiato lo scenario nel giro di due trimestri.

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