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Isar Aerospace, Spectrum in orbita: Astroscale lancia nel 2026

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Il successo orbitale di Isar Aerospace con il razzo Spectrum ha fatto felici parecchi operatori satellitari, e non solo in Europa. Il lancio, partito da uno spazioporto della Norvegia settentrionale, ha portato in orbita bassa un gruppo di CubeSat dopo il fallimento del primo volo di prova dello scorso anno. Per il settore spaziale europeo è una notizia che pesa, perché apre una strada verso l’orbita accanto ai fornitori storici come Arianespace e Avio.

Il punto è che, tolta SpaceX, quasi tutte le aziende satellitari raccontano la stessa cosa, e cioè che la capacità di lancio disponibile nel mondo non basta. Può sembrare strano, vista la cadenza impressionante degli ultimi anni trainata dal Falcon 9. Eppure SpaceX sta riducendo il ritmo del programma Falcon 9 e non c’è alcuna certezza su quando Starship, il super lanciatore riutilizzabile di nuova generazione, porterà in orbita qualcosa che non siano i satelliti Starlink dell’azienda stessa. I clienti che da anni chiedevano più concorrenza, alla fine, avevano ragione.

Astroscale ha scommesso su Isar prima ancora del successo

Dall’altra parte del mondo, i vertici di Astroscale, società satellitare con quartier generale in Giappone, erano svegli alle 5 del mattino ora locale per seguire la diretta dalla Norvegia. Pochi giorni prima l’azienda aveva annunciato un accordo con Isar per una missione già l’anno prossimo. Era il secondo contratto tra le due società, dopo quello dello scorso marzo per il lancio di un altro satellite. Entrambi firmati quando Spectrum non aveva ancora raggiunto l’orbita.

Il portafoglio ordini di Isar è fatto soprattutto di missioni sostenute da enti pubblici, dall’Agenzia spaziale europea all’Unione europea, passando per i governi norvegese e tedesco, tutti soggetti interessati a far crescere un nuovo attore del mercato. Astroscale invece è un cliente commerciale a tutti gli effetti, e questo rende la scelta più significativa. Il suo lavoro riguarda la manutenzione dei satelliti in orbita e la rimozione dei detriti spaziali, un tipo di attività che si sposa bene con razzi della taglia di Spectrum e con voli dedicati.

Le due missioni affidate a Isar sono ELSA-M, guidata dalla divisione britannica, che catturerà e farà rientrare un satellite della costellazione a banda larga OneWeb di Eutelsat per dimostrare il servizio di fine vita, e ADRAS-J2, finanziata in parte dall’agenzia spaziale giapponese, che proverà ad agganciare uno stadio di razzo giapponese ormai inerte per toglierlo dall’orbita. ADRAS-J2 arriva dopo la missione dimostrativa ADRAS-J, che nel 2024 si era avvicinata allo stesso corpo di razzo ispezionandolo da vicino, un risultato piuttosto raro per un’azienda privata trattandosi di un oggetto non cooperativo.

Tra i 500 chili e la tonnellata il mercato è quasi vuoto

Chris Blackerby, direttore operativo di Astroscale, ha spiegato che il lancio dedicato è praticamente indispensabile per la gran parte delle missioni dell’azienda. Un rideshare sarebbe possibile, ma molto più complicato, perché serve raggiungere un’orbita specifica e un bersaglio preciso. Il problema è la taglia, ha aggiunto Blackerby, visto che ADRAS-J, più leggero, entrava nell’Electron di Rocket Lab, mentre ADRAS-J2 ed ELSA-M no. Neutron andrebbe bene, ma non è ancora pronto.

Il risultato è un incrocio di requisiti stretto, tra budget, massa al lancio tra i 500 e i 700 chili e necessità di un volo tutto per sé. In quella fascia, ha osservato Blackerby, le opzioni davvero affidabili sono poche. Firefly Aerospace è l’unico altro operatore provato in quell’ordine di grandezza, ma il razzo Alpha ha avuto problemi. Relativity e Astra ci puntavano, poi tutti hanno scelto di andare più grandi. Da qui la scelta di Isar, con il rischio dichiarato di affidarsi a un lanciatore giovane, mitigato da una lunga due diligence che ha portato i tecnici dell’azienda fino allo stabilimento produttivo.

Il tema resta caldo anche altrove. Negli Stati Uniti Katalyst Space, altra società di servizi in orbita, a luglio ha lanciato un veicolo per raggiungere il telescopio Swift della NASA in caduta, usando il raro Pegasus XL di Northrop Grumman, lanciato da aereo. Problemi tecnici hanno impedito il recupero dell’osservatorio.

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