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Sandra Bullock ha ripescato dal cassetto una delle critiche più assurde ricevute quasi trent’anni fa, quando Practical Magic arrivò nelle sale e venne accolto con recensioni tiepide, quando non ostili. Parlando da Londra in collegamento video, l’attrice ha ricordato una frase che all’epoca circolava tra i giudizi della stampa: “Quante donne servono in un film?”. La risposta, allora, se la diedero da sole. “Noi pensavamo: beh, siamo qui da un bel po’ e non ce ne andremo da nessuna parte”. Ventotto anni dopo, quel film del 1998 diretto da Griffin Dunne è diventato un piccolo oggetto di culto e le sorelle Owens tornano sul grande schermo con un sequel.
Practical Magic 2, diretto da Susanne Bier, esce nei cinema l’11 settembre 2026 con Sandra Bullock e Nicole Kidman di nuovo nei panni di Sally e Gillian Owens. Un ritorno che vale come replica ritardata a quelle stroncature. “Il primo film raccontava le storie di generazioni diverse, e in questo ancora di più”, spiega Bullock, che ammette di aver pensato molto alle vite di sua madre e di sua nonna quando erano giovani. “Stiamo vedendo come la generazione precedente abbia fatto sacrifici perché quelle successive potessero essere più libere. Per questo la storia mi ha toccato”.
La maledizione delle Owens e una nuova generazione di streghe
Nel primo capitolo Sally si scontrava con la maledizione familiare, quella secondo cui ogni uomo che ami una donna Owens è destinato a morire, e con la polizia dopo aver ucciso per sbaglio l’uomo che maltrattava la sorella Gillian. Nel sequel il mal d’amore resta, ma l’avventura coinvolge anche le figlie di Sally, interpretate da Joey King e Maisie Williams nei ruoli di Kyle e Antonia. Sono loro la nuova leva delle streghe di famiglia.
L’universo di Practical Magic è costruito sull’idea di eredità. Tutto risale all’antenata Maria, che spezzata dal dolore per un amore finito lanciò la maledizione destinata a inseguire le donne della sua discendenza. Il che significa che nemmeno le zie Franny e Jet ne sono immuni, e nel nuovo film tornano anche Dianne Wiest e Stockard Channing. “È una storia su persone che stanno ai margini, su chi si sente diverso”, osserva Wiest. “Quando sei così, ti rifugi ancora più nella famiglia”. Channing ammette di non saper spiegare del tutto quel richiamo: “È difficile capire cosa faccia venire voglia alla gente di rivedere il film ancora e ancora. Questo sequel non esisterebbe senza il sostegno della comunità dei fan. Speriamo di essere all’altezza”.
Bullock e Kidman, sorelle e ora anche madri
Il ritrovarsi delle due protagoniste, racconta Bullock, è stato immediato. “Curiosamente siamo arrivate sul set e tutto è venuto in modo naturale. Non c’è niente da risolvere o da scoprire, succede e basta”. Kidman, seduta accanto a lei, aggiunge: “È il frutto della nostra storia, della nostra chimica e del fatto che ci incastriamo perfettamente. Ci completiamo”.
Le vite, nel frattempo, sono cambiate. Entrambe sono diventate madri e quel bagaglio finisce inevitabilmente nei personaggi. “La persona che sono ora, con le esperienze e i percorsi di ciascuna, arricchisce i ruoli”, dice Bullock. “Tutto questo è dentro il corpo e nei pensieri, qualunque cosa si faccia. Non puoi inventarlo, fa parte di te”. Il gioco tra sorelle, però, è rimasto intatto: “Litighiamo allo stesso modo, ci vogliamo bene allo stesso modo”. Kidman parla di una componente giocosa mai perduta, Bullock la spiega così: “Le sorelle riescono a connettersi con la gioia perché esiste un senso di sicurezza. Non verrai giudicata”. E Kidman chiude: “È esattamente il patto tra noi, questo è un posto sicuro”.
Nel cast maschile del sequel ci sono Xolo Maridueña, che interpreta Gideon, il fidanzato di Kyle, e Solly McLeod. Entrambi sapevano bene quanto contasse il primo film per il pubblico femminile. “Tutte le donne della mia vita lo conoscevano già”, racconta Maridueña. McLeod è convinto che quel film fosse avanti: “Soprattutto per come esplorava le streghe e per il modo in cui mostrava donne potenti sullo schermo. Col tempo è stato sempre più amato e ha finalmente ricevuto il riconoscimento che meritava”.








