In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Con iPadOS 27 Apple prova a chiudere alcune delle distanze più fastidiose tra il tablet e il computer, e lo fa puntando dritto su chi lavora con una tastiera fisica agganciata allo schermo. Tre interventi, nessuno clamoroso preso singolarmente, che però messi insieme cambiano parecchio la sensazione d’uso quotidiana. Chi passa ore davanti a un iPad con tastiera e trackpad sa quali sono i punti dolenti, ed è esattamente lì che il nuovo sistema mette le mani.
Il primo riguarda una cosa apparentemente banale ma capace di far perdere la pazienza: capire quale app è davvero attiva quando sullo schermo ce ne sono diverse aperte contemporaneamente. Succede spesso di premere una scorciatoia da tastiera convinti che si applichi a una certa finestra e ritrovarsi con un comando eseguito da tutt’altra parte. Sul Mac il problema non esiste da sempre, perché il nome dell’applicazione in primo piano compare in alto a sinistra. Ora anche su iPad il nome dell’app attiva viene mostrato nella barra di stato, accanto a orario e data. Dettaglio minuscolo, certo, ma di quelli che si notano subito quando finalmente arrivano.
La barra dei menu che non sparisce più
La seconda modifica riguarda la menu bar, introdotta per la prima volta con iPadOS 26 ma con un comportamento che non convinceva tutti, visto che compariva solo quando veniva richiamata in modo esplicito. Con iPadOS 27 spunta un interruttore nelle impostazioni, dentro la sezione Multitasking e Gesti, chiamato “Mostra e nascondi automaticamente la barra dei menu”. Disattivandolo, la barra rimane fissa sullo schermo, sempre lì, proprio come accade su un computer Apple.
Sembra una sciocchezza, ma cambia il modo in cui si lavora. Con l’iPad appoggiato su una scrivania e collegato a una tastiera, avere i menu sempre a portata di cursore evita quel micro gesto ripetuto decine di volte al giorno per farli comparire. E riduce la sensazione, difficile da togliersi di dosso finora, di stare usando un dispositivo che finge di essere un computer solo quando serve. Chi invece preferisce lo schermo pulito può semplicemente lasciare l’impostazione com’era.
Prestazioni più vicine a quelle del Finder
Il terzo intervento è il meno appariscente e forse il più concreto. iPadOS 27 è più rapido in una serie di operazioni ordinarie che, sommate, pesano parecchio sulla giornata. I menu contestuali richiamati con il cursore si aprono più in fretta, la navigazione tra i file e il trasferimento su unità esterne diventa secondo Apple “fino a 5 volte più veloce”, livelli paragonabili a quelli del Finder su Mac.
Anche l’avvio delle applicazioni risulta più reattivo, così come la gestione delle finestre: chiuderle, passare dall’una all’altra, trascinarle in giro per lo schermo. Non è che prima tutto questo fosse lento in modo insopportabile, sia chiaro. Però chiunque avesse fatto il confronto diretto con un computer aveva percepito uno scarto, e quello scarto ora si assottiglia.
Il quadro complessivo, insomma, è quello di un tablet che non viene stravolto ma reso più credibile come strumento di lavoro. Nessuna rivoluzione estetica, nessuna funzione appariscente da mostrare in un video promozionale. Tre aggiustamenti mirati, pensati per chi il tablet lo usa davvero tutti i giorni con periferiche collegate e ha imparato a convivere con qualche compromesso di troppo.
Il multitasking su iPad resta un tema aperto da anni, e ogni versione del sistema aggiunge un pezzo. Con iPadOS 27 i pezzi aggiunti riguardano chiarezza visiva, accesso ai menu e velocità di esecuzione, cioè le tre aree in cui la distanza dal Mac si sentiva di più per chi passa da un dispositivo all’altro nel corso della stessa giornata.










