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Sembrava destinato al museo, invece il cambio manuale è tornato a occupare un posto di rilievo proprio là dove nessuno se lo aspettava più, cioè sulle supercar più costose e desiderate del momento. Per anni i doppia frizione hanno spinto il terzo pedale in un angolo, promettendo cambiate fulminee e consumi migliori, e per un po’ la partita è sembrata chiusa. Poi qualcosa si è mosso. Oggi la leva piantata in mezzo al tunnel non è più un limite da nascondere, ma un dettaglio che rende ancora più esclusive vetture che nascono già esclusive di loro.
L’esempio più fresco arriva dalla Germania e si chiama Ruf Ehra, una granturismo da 650 CV e 900 Nm che mette insieme un sofisticato sistema di trazione integrale e una trasmissione manuale a sette rapporti. Scelta controcorrente, certo, ma non isolata. Qualche mese fa Ferrari 12Cilindri aveva riportato l’attenzione proprio sul manuale, e da Maranello in poi la scia si è allungata parecchio.
Quando la tecnologia superata diventa oggetto del desiderio
Basta tornare indietro di qualche anno, senza bisogno di scomodare gli anni ’90, per ricordare come il manuale venisse trattato alla stregua di un ostacolo tecnico da eliminare. Gli automatici moderni cambiano marcia nell’ordine dei millisecondi, aiutano sui numeri dell’efficienza e regalano tempi sul giro che un pilota impegnato anche a giostrare la leva non potrà mai eguagliare. Solo che, mentre le prestazioni salivano a livelli quasi imbarazzanti, una fetta di appassionati con disponibilità economiche importanti ha cominciato a cercare altro. Non per forza più veloce. Più coinvolgente.
E alcune Case hanno deciso di ascoltarli. In un contesto dominato da software, modalità di guida e assistenze elettroniche di ogni tipo, innestare una marcia a mano e dosare la frizione è diventato una specie di lusso artigianale, un gesto che restituisce al guidatore quella sensazione di controllo diretto che si sta perdendo un po’ ovunque.
Porsche non ha mai mollato, McLaren ci ripensa
Tra i marchi che non hanno mai abbandonato la causa c’è Porsche, che ha tenuto viva la tradizione su diverse declinazioni della 911. GT3, S/T e alcune varianti Carrera restano ordinabili con il manuale, pur essendo meno performanti delle corrispondenti versioni con PDK. Sulla carta è una contraddizione, nella realtà è un pubblico disposto a spendere di più pur di portarsi a casa un’esperienza di guida più autentica. Il caso più clamoroso è la 911 S MT Package, presentata alla Monterey Car Week da pochi giorni, pensata soprattutto per il mercato statunitense, storicamente uno dei più diffidenti verso la guida a tre pedali.
Anche McLaren ha deciso di tornare sui propri passi. La Casa britannica ha annunciato la futura McLaren McL 6GT, attesa nel 2028, che segnerà il rientro della trasmissione manuale in gamma dopo un’assenza lunghissima. Notizia che pesa, considerando quanto quel marchio abbia contribuito allo sviluppo degli automatici ad alte prestazioni.










