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Intelligenza Artificiale

Intelligenza artificiale, la nuova arma dei cybercriminali

L’intelligenza artificiale sta alimentando la criminalità informatica in modi che fino a poco tempo fa sembravano fantascienza, e chi guardava con sospetto questa tecnologia forse aveva visto giusto. La promessa era chiara, migliorare la vita delle persone automatizzando lavoro, ricerca e tanto altro, il tutto con un tocco di intelligenza. E in parte è successo davvero. Solo che, senza paletti precisi, quegli stessi strumenti stanno lavorando anche a favore di chi vuole colpirci.

Il punto è che molti continuano a considerare l’AI fuori controllo come un problema del domani, qualcosa di lontano. Peccato che ci siano esperti del settore, gente che conosce la materia meglio di chiunque altro, a sostenere l’esatto contrario. Per loro non è una minaccia futura, è già qui. I ricercatori di ThreatDown hanno individuato strumenti basati sull’AI che stanno moltiplicando gli incidenti informatici, rendendoli più diffusi, più aperti e maledettamente difficili da tenere sotto controllo.

Modelli di AI a noleggio per chi vuole delinquere

La cosa forse più inquietante riguarda proprio il modo in cui questi strumenti vengono venduti. “I criminali utilizzano gli stessi modelli di frontiera che usate voi. Alcuni degli strumenti di intelligenza artificiale dannosi più attivi ora operano come normali aziende di software, pagine di prezzi, pulsanti di accesso e flussi di pagamento, tutti indicizzati da Google e disponibili sul web”, hanno spiegato gli esperti. Tradotto, i cybercriminali noleggiano veri e propri modelli pensati apposta per la criminalità informatica. Non servono più competenze da hacker navigato, basta un abbonamento.

E qui entra in gioco la questione della scala. Ram Varadarajan, CEO di Acalvio, parla di un fenomeno preciso. “Ci troviamo di fronte a un coordinamento esponenziale, in cui centinaia di agenti di intelligenza artificiale specializzati operano simultaneamente sull’intera superficie di attacco“. Non uno alla volta, tutti insieme, senza pause.

Shane Barney, responsabile della sicurezza informatica presso Keeper Security, aggiunge un dettaglio che pesa. “I modelli di intelligenza artificiale avanzati sono ora in grado di scansionare sistemi, reti e codice per identificare vulnerabilità a una velocità e su una scala che nessun analista umano può eguagliare, e questa capacità ha un doppio risvolto”. La stessa potenza che protegge può quindi essere rivolta contro.

Le difese rischiano di non stare al passo

Il quadro che emerge non è dei più rassicuranti. Randolph Barr, responsabile della sicurezza informatica presso Cequence Security, mette il dito nella piaga. “Ci stiamo avvicinando a un futuro in cui l’utilizzo di agenti di intelligenza artificiale supererà la capacità di adattamento delle misure di sicurezza”. In pratica, gli attaccanti corrono più veloci di chi deve difendere.

C’è però un dato che merita attenzione. Sempre secondo Barr, circa due terzi degli incidenti attuali legati all’AI nascono ancora da vulnerabilità tradizionali, quelle di sempre. Il restante terzo, invece, è di natura esclusivamente nativa dell’AI, cioè qualcosa che prima semplicemente non esisteva. Un problema nuovo di zecca, insomma, che va ad aggiungersi a tutti quelli già noti e mai del tutto risolti.