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Intel ha chiuso definitivamente con Optane nel luglio 2022, svalutando scorte per oltre mezzo miliardo di dollari e abbandonando una delle tecnologie di archiviazione più interessanti dell’ultimo decennio. Eppure, a più di quattro anni di distanza, il piccolo Intel Optane P1600X continua a comparire nelle community dedicate agli home lab e nelle discussioni sulle configurazioni casalinghe. Si tratta di un’unità M.2 da 118 GB che il colosso di Santa Clara aveva progettato per avviare i server nei data center.
Sulla carta la cosa ha poco senso. Il drive è PCIe 3.0, ha una capacità inferiore alla maggior parte degli SSD moderni e qualunque NVMe attuale lo batte nei trasferimenti sequenziali. Il motivo per cui gli appassionati lo inseguono però non ha nulla a che vedere con le prestazioni classiche di un SSD. È un prodotto specialistico e la sua utilità dipende molto dal tipo di carico che gira sulla macchina.
Intel Optane: una memoria diversa dalla NAND, con latenze minime
Ogni SSD tradizionale basato su NAND convive con un compromesso nascosto. Questo tipo di memoria non può sovrascrivere i dati direttamente, quindi deve cancellare blocchi di grandi dimensioni prima di riscriverli. Da qui nascono garbage collection, amplificazione delle scritture e cache SLC. Le cache mascherano i punti lenti finché non si riempiono, poi la velocità crolla in modo evidente.
La 3D XPoint, cioè la memoria contenuta negli Optane, scrive invece sul posto. Niente ciclo di cancellazione prima della scrittura e nessuna cache da esaurire. L’unità si comporta allo stesso modo da vuota o quasi piena, e sia dopo un secondo sia dopo un’ora di scritture continue, un vantaggio enorme con certi carichi di lavoro.
Intel dichiara per il P1600X una latenza media di circa 7 microsecondi in lettura e 10 in scrittura, ed è proprio lì che sta il suo valore. Le piccole operazioni casuali con profondità di coda pari a uno non sono il pane quotidiano degli utenti comuni, ma sono tipiche del lavoro dei server. Le unità NAND ottengono numeri di IOPS altissimi gestendo code profonde in parallelo. Quando però ricevono una piccola scrittura alla volta, da completare prima della successiva, il vantaggio di Optane diventa lampante.
Poi c’è la resistenza. Il modello da 118 GB è certificato per 1.292 TB scritti, pari a sei scritture complete dell’unità al giorno per cinque anni. Il totale grezzo non basta per un confronto onesto, visto che un SSD consumer da 2 TB raggiunge cifre simili semplicemente distribuendo l’usura su più celle. Rapportata al singolo gigabyte, però, nessun drive consumer si avvicina, ed è questo il dato che conta quando un piccolo dispositivo assorbe ogni scrittura in transito. Un punto di forza anche per gli esemplari usati, gli unici rimasti.
Avvio di Proxmox e SLOG per ZFS
Nato come disco di avvio, il P1600X trova una collocazione naturale su un host Proxmox, dove log, grafici RRD e database del cluster scrivono di continuo in background. L’argomento della durata regge eccome, soprattutto con una root su ZFS.
L’impiego più discusso dagli appassionati resta comunque lo SLOG. Quando un’applicazione richiede una scrittura sincrona, ZFS la registra nello ZFS Intent Log prima di confermarla. Di base quel registro risiede sui dischi del pool stesso, quindi con gli hard disk ogni scrittura sincrona attende i tempi dei piatti meccanici. Lo SLOG sposta il log su un dispositivo dedicato. Non è una cache di scrittura, perché ZFS lo rilegge solo dopo un crash, ma richiede bassa latenza e protezione dalle interruzioni di corrente, due qualità che il P1600X possiede in abbondanza.
Anche lo spazio necessario è minimo. ZFS salva i gruppi di transazioni ogni cinque secondi per impostazione predefinita, quindi lo SLOG deve contenere solo pochi secondi di dati in arrivo, qualche gigabyte su una rete a 2.5GbE. La capacità avanzata spinge alcuni a partizionare lo stesso drive anche per la L2ARC, che però non richiede Optane. In quel caso aggiungere RAM è quasi sempre l’aggiornamento migliore.
Solo sul mercato dell’usato, con scorte limitate
I prezzi contrattuali della NAND sono saliti bruscamente dalla fine del 2025 a quest’anno, con i produttori che hanno dirottato capacità verso i data center per l’intelligenza artificiale. Kioxia sostiene che la sua produzione del 2026 sia già esaurita. Optane resta fuori da queste dinamiche, e la cosa ha due facce. Micron, partner di Intel nella produzione della 3D XPoint, si è ritirata nel 2021 vendendo lo stabilimento, e Intel ha avviato la propria dismissione un anno dopo.
Nessun nuovo Optane arriverà quindi sul mercato, a meno di un improbabile ripensamento di Intel. I prezzi del P1600X usato dipendono dalle giacenze residue e non dal costo dei wafer. Al momento le unità si trovano grosso modo tra 215 e 300 euro, ma la disponibilità è limitata e le quotazioni appaiono destinate a salire.
Fonte: TecnoAndroid








