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Insetti, il fossile che svela un antenato con 24 zampe

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C’è stato un tempo in cui gli insetti camminavano su 24 zampe, e non sulle sei che oggi diamo per scontate. A raccontarlo è un fossile bizzarro, una creatura dall’aspetto quasi improbabile, che aiuta a colmare un vuoto piuttosto imbarazzante nella documentazione paleontologica. Un buco che da anni infastidisce chi studia l’origine di questo gruppo animale, perché tra le forme più antiche e gli insetti come li conosciamo mancava proprio il passaggio intermedio, quello che spiega come si arrivi da un corpo pieno di appendici a uno con tre paia di arti soltanto.

La faccenda non è banale. Il numero di zampe, per un artropode, non è un dettaglio estetico ma una firma anatomica, qualcosa che definisce l’intero progetto del corpo. Sei zampe significano un certo modo di muoversi, di distribuire il peso, di occupare uno spazio ecologico. Ventiquattro significano tutt’altra cosa. E il fatto che un antenato lontano ne avesse così tante suggerisce che la riduzione sia avvenuta in modo graduale, con passaggi che finora restavano invisibili perché nessuno aveva trovato i reperti giusti.

Un vuoto nel registro fossile che pesava parecchio

Chi lavora sui fossili lo sa bene: la storia evolutiva degli insetti assomiglia a un libro a cui sono state strappate diverse pagine. Alcuni capitoli sono chiarissimi, altri si intuiscono soltanto. Il problema è che gli animali di piccola taglia, con esoscheletri leggeri, si conservano male. Servono condizioni particolari, sedimenti fini, sepolture rapide, un pizzico di fortuna geologica. Per questo ogni ritrovamento che riguarda le fasi iniziali della loro evoluzione vale molto più del suo peso, letteralmente.

Il fossile in questione rientra in questa categoria di scoperte che spostano l’ago della bilancia. Non tanto perché sia spettacolare da guardare, quanto perché si colloca in un punto della sequenza dove prima non c’era niente. Un tassello mancante, per usare un’immagine abusata ma efficace. E il suo corpo, con quella lunga fila di appendici, indica che il piano corporeo degli insetti moderni non è comparso all’improvviso, come una soluzione già pronta, ma è il risultato di una potatura progressiva.

Come si arriva a sei zampe

L’idea che l’evoluzione proceda per sottrazione non è nuova, però vederla documentata è un’altra storia. Molti gruppi di artropodi hanno seguito strade diverse: alcuni hanno mantenuto un numero elevato di arti, altri li hanno specializzati trasformandoli in mandibole, antenne, organi sensoriali. Gli antenati degli insetti sembrano aver imboccato la via della semplificazione, riducendo il numero di paia funzionali fino ad arrivare alla configurazione che conosciamo.

Il vantaggio di sei zampe, dal punto di vista meccanico, è notevole. Permette una camminata stabile, con tre punti d’appoggio sempre a terra, e libera spazio sul corpo per altre strutture. Un compromesso efficiente che ha funzionato talmente bene da restare praticamente immutato per centinaia di milioni di anni, mentre tutto il resto cambiava.

Quello che rende interessante questo antenato degli insetti è proprio il contrasto. Ventiquattro zampe raccontano una fase sperimentale, un momento in cui la natura stava ancora provando configurazioni diverse senza aver deciso quale premiare. La selezione ha poi fatto il suo lavoro, eliminando il superfluo e conservando ciò che funzionava meglio in termini di energia e movimento. Per i ricercatori che studiano l’origine degli artropodi terrestri, un reperto simile è materiale prezioso. Consente di riordinare l’albero genealogico, di verificare ipotesi rimaste teoriche per decenni e di capire meglio in quale sequenza siano comparsi i caratteri che oggi definiscono la classe più numerosa del pianeta.

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