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Incubatrici nei luna park: così Martin Couney salvò i prematuri

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Oggi nessuno mette in dubbio che un neonato venuto al mondo troppo presto vada salvato con ogni mezzo, e le incubatrici sono tra le apparecchiature più preziose di qualsiasi ospedale. All’inizio del Novecento, però, le cose andavano in modo molto diverso. Negli Stati Uniti gran parte dei medici considerava i bambini prematuri creature inferiori che non valeva la pena strappare alla morte, e si rifiutava di “sprecare soldi” per portare nei reparti di maternità quell’invenzione arrivata dalla Francia. A cambiare le cose fu un uomo dai metodi decisamente poco ortodossi: Martin Couney, medico tedesco di origine ebraica emigrato oltreoceano.

Couney aveva provato a convincere i colleghi senza alcun risultato. Scelse allora di occuparsi personalmente delle incubatrici seguendo un modello già visto in Europa, cioè esporre i piccoli nei parchi di divertimento facendo pagare il biglietto ai visitatori. Detta così sembra una storia lontana anni luce da qualsiasi principio etico, eppure grazie a quella trovata migliaia di neonati americani sopravvissero.

Dallo zoo di Parigi alle esposizioni europee

Tutto nasce a Parigi. Anche se alcuni testi fanno altri nomi, secondo l’opinione più diffusa l’incubatrice per neonati fu inventata dal dottor Stéphane Tarnier, ostetrico della Maternité parigina. Durante una visita allo zoo della città rimase colpito dal dispositivo usato per allevare gli uccelli e pensò che quelle camere riscaldate, opportunamente adattate, avrebbero potuto aiutare a crescere i bambini nati troppo presto, che all’epoca morivano quasi sempre perché non erano pronti a vivere fuori dall’utero materno. Per costruire l’apparecchio lavorò con un ingegnere e con la direttrice dello zoo, Odile Martin. I colleghi all’inizio non lo presero sul serio, ma col tempo ne capirono l’utilità e lo adottarono negli ospedali di tutto il Paese.

Più tardi un altro ostetrico dello stesso ospedale, Pierre Budin, perfezionò il macchinario aggiungendo un regolatore della temperatura e un allarme. Perché i medici se ne interessassero serviva però che la gente ne conoscesse l’esistenza, e che l’invenzione varcasse i confini francesi. Così nel 1896 Budin portò alcune incubatrici a un’esposizione a Berlino e, per mostrarne il funzionamento, si fece “prestare” qualche neonato prematuro da un ospedale della zona. L’evento fu un successo. Si racconta che proprio lui attirò l’attenzione di Couney, anche se prima di lui un altro medico francese, Alexandre Lion, aveva già presentato la sua versione dell’apparecchio a Marsiglia, Nizza, Parigi e Lione.

Martin Couney e i neonati di Coney Island

La figura di Couney resta curiosa, visto che non è nemmeno certo che fosse davvero un medico. Si presentava come tale e sembra abbia fatto da assistente a ostetrici come Budin. Sosteneva di essersi laureato prima di trasferirsi negli Stati Uniti, ma secondo molte fonti emigrò troppo giovane, intorno ai 19 anni, e le date non tornano. In ogni caso da quell’esperienza aveva imparato tutto sulle incubatrici. Dopo essersi scontrato con un muro di conservatorismo decise di imitare i colleghi europei: se i medici non si interessavano, sarebbe stata la società a spingere il cambiamento.

Aprì soprattutto due esposizioni a Coney Island, una al Luna Park e l’altra a Dreamland, con qualche installazione occasionale altrove nel Paese. Per vedere i piccoli bastavano 25 centesimi. All’inizio c’erano pochi prematuri donati da alcuni ospedali, poi sempre più genitori disperati si presentarono con i propri figli. Il pubblico restava colpito da quei corpicini minuscoli e intenerito dall’idea che potessero farcela, in un mix di morbosità, curiosità e tenerezza che richiamava migliaia di persone. Le famiglie non pagavano nulla perché con gli incassi si coprivano gli stipendi di medici e infermiere, sempre presenti accanto alle culle, e l’acquisto dei farmaci.

Con i criteri odierni un’iniziativa del genere non supererebbe l’esame di nessun comitato di bioetica. A differenza di altri esperimenti citati come esempi di violazione delle regole, però, qui non ci furono inganni né danni a nessuno. Si stima che tra il 1903 e il 1943 il sistema di Couney abbia salvato oltre 6.000 bambini prematuri, aprendo gli occhi a molti dei medici che fino ad allora avevano giudicato inutili le incubatrici.

Fonte: TecnoAndroid

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