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6G, 2,4 miliardi di connessioni entro il 2035 secondo GSMA

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Il passaggio al 6G non avverrà da un giorno all’altro, e i numeri messi nero su bianco da GSMA Intelligence lo raccontano piuttosto bene: entro il 2035 si arriverà a circa 2,4 miliardi di connessioni, ma la strada per arrivarci sarà lunga, lenta e piena di passaggi intermedi. Nessuna esplosione improvvisa, nessun cambio di paradigma che travolge il mercato in un paio di stagioni. Piuttosto, una salita graduale che ricorda molto da vicino quanto già visto con la generazione precedente.

Il punto di partenza è fissato al 2030, anno in cui sono attesi i primi lanci commerciali. E qui arriva il dato che ridimensiona parecchie aspettative: si parla di appena 50 milioni di connessioni, cioè circa lo 0,5% di tutti i contratti mobili attivi nel mondo. Una quota talmente piccola da risultare quasi impercettibile nelle statistiche globali. Non è un caso isolato, va detto, perché anche il 5G ha mosso i primi passi con numeri altrettanto modesti prima di diventare lo standard diffuso che conosciamo oggi.

Dai 50 milioni del 2030 ai 2,4 miliardi del 2035

Superata la fase iniziale, però, la curva si impenna. Le stime parlano di 275 milioni di connessioni 6G a fine 2031, quasi 740 milioni nel 2032 e il superamento del miliardo già nel 2033. È proprio quello lo spartiacque individuato dall’analisi, il momento in cui la tecnologia smette di essere un esperimento circoscritto ad alcuni mercati e comincia a funzionare su scala davvero globale. Da lì in avanti i numeri crescono ancora: 1,9 miliardi nel 2034, poi il traguardo dei 2,4 miliardi nel 2035.

GSMA Intelligence divide il percorso in due fasi ben distinte. La prima è quella dei lanci isolati, con pochi operatori pionieri, reti sperimentali e soprattutto la costruzione dell’ecosistema attorno alla nuova tecnologia. Servono dispositivi compatibili, servono standard consolidati, serve una domanda che giustifichi gli investimenti. La seconda fase, dal 2033 in poi, è quella della maturità, quando il 6G diventa una presenza concreta nei listini degli operatori e nelle tasche degli utenti in buona parte del pianeta.

Una dinamica che suona familiare a chiunque abbia seguito il debutto delle reti mobili di quinta generazione. Anche allora si parlava di rivoluzione imminente, e anche allora ci sono voluti diversi anni prima che la copertura e i dispositivi raggiungessero una massa critica sufficiente.

Il peso dell’intelligenza artificiale nelle nuove reti

Un elemento che l’analisi mette in evidenza riguarda il ruolo dell’intelligenza artificiale, destinata a diventare centrale sia nello sviluppo delle applicazioni sia nella gestione del traffico sulle reti mobili. Non si tratta di una novità assoluta, perché già oggi le reti 5G più avanzate integrano sistemi di questo tipo per ottimizzare risorse, prevedere i picchi di utilizzo e distribuire meglio la banda disponibile.

Con il 6G il discorso cambia di scala. L’intelligenza artificiale non sarà più uno strumento aggiuntivo applicato sopra l’infrastruttura, ma dovrebbe diventare parte strutturale del funzionamento stesso della rete. Una differenza sottile sulla carta, molto meno sottile nella pratica quotidiana di chi progetta e gestisce queste infrastrutture.

Quello che emerge dall’insieme dei dati è abbastanza chiaro. La transizione al 6G non sarà un evento, ma un processo che si distribuisce su quasi un decennio, con tempi di adozione che ricalcano quelli già sperimentati in passato. Chi si aspetta un salto immediato appena arriveranno i primi annunci commerciali dovrà mettere in conto diversi anni di attesa prima di vedere una diffusione reale. I 2,4 miliardi di connessioni previste per il 2035 restano comunque una cifra importante, che colloca la nuova generazione tra le tecnologie destinate a ridisegnare il panorama delle telecomunicazioni. Solo che il traguardo arriverà con calma, tappa dopo tappa, seguendo un ritmo molto più simile a una lunga maratona che a uno scatto finale.

Fonte: TecnoAndroid

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