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In India non verrà pre-installata l’app governativa
La misura aveva attirato critiche da parte dei principali produttori, preoccupati per l’impatto sul funzionamento dei loro sistemi operativi. Attraverso fonti riservate, alcuni grandi del settore avevano fatto sapere che non avrebbero dato seguito alla direttiva. Sostenendo che l’imposizione avrebbe violato in modo diretto le proprie politiche interne sulla gestione dei dati sensibili. Il timore più citato riguardava la possibilità che l’app potesse prestarsi a forme di sorveglianza sistematica, alterando l’affidabilità degli ecosistemi software e mettendo a rischio la fiducia degli utenti.
Sul fronte politico, l’opposizione aveva colto l’occasione per interrogare il governo sulle reali finalità dell’iniziativa, accusandolo di voler esercitare un controllo eccessivo sui dispositivi personali dei cittadini. Alcuni esponenti avevano definito l’applicazione un potenziale kill switch, capace di rendere inutilizzabile un telefono e dunque vulnerabile a possibili abusi nei confronti di giornalisti, critici o attivisti. Di fronte alla pressione crescente, il ministro delle comunicazioni Jyotiraditya Scindia aveva preso posizione, spiegando che Sanchar Saathi è concepita come uno strumento per la gestione dei telefoni rubati o smarriti e per la segnalazione di casi di frode. Sottolineando, inoltre, che l’app resterà volontaria e che essa potrà essere disinstallata senza restrizioni.
L’annuncio della revoca ha calmato, almeno in parte, la reazione pubblica. Organizzazioni attive nella difesa dei diritti digitali, come la Internet Freedom Foundation, hanno accolto positivamente la decisione. Raccomandando però prudenza fino all’emissione della direttiva legale definitiva.










