Ridurre i tempi di imbarco in aereo sembra un sogno, eppure esiste un metodo scientifico che potrebbe cambiare le carte in tavola. Chi viaggia spesso lo sa bene: salire a bordo è diventato uno dei momenti più snervanti dell’intera esperienza di volo. E nel 2026 la situazione non accenna a migliorare, anzi. Quello che una volta era un passaggio rapido ora si trasforma spesso in una lunga attesa in piedi, valigia alla mano, mentre la fila avanza a singhiozzo.
Forse non tutti sanno che negli anni Settanta bastavano circa quindici minuti per riempire un velivolo. Oggi ne servono spesso fino a quaranta. Cosa è cambiato? E soprattutto, perché un’operazione apparentemente così semplice è diventata tanto macchinosa? A provare a rispondere ci ha pensato un nuovo studio informatico che mette in discussione parecchie delle abitudini consolidate delle compagnie aeree.
Il simulatore che smonta le abitudini delle compagnie
Adam Jacobs, studente della University of Florida, ha messo a punto un simulatore per testare diversi approcci all’imbarco su un Airbus A320neo da 186 posti. I risultati hanno qualcosa di controintuitivo. Il sistema più amato dalle compagnie, quello che fa salire prima i passeggeri delle file posteriori e poi via via quelle anteriori, si è rivelato il più lento di tutti: 31 minuti e 15 secondi per completare l’operazione.
Sorpresa ancora più grande, un imbarco totalmente casuale, senza regole né zone prestabilite, ha fatto molto meglio, chiudendo la pratica in poco meno di 18 minuti. In pratica, se il personale di terra lasciasse salire tutti insieme senza distinzioni, gli aerei partirebbero parecchio prima. Jacobs ha anche realizzato una simulazione video per mostrare la differenza tra i vari schemi.
Ma il vero protagonista di questa storia è un altro. Il metodo Steffen, ideato già nel 2005 dal professore di astrofisica Jason Steffen, si basa sulla fisica dei modelli matematici. Funziona così: prima salgono i passeggeri con i posti finestrino alternati, poi i sedili centrali e infine quelli sul corridoio, muovendosi sempre a coppie. Nella simulazione di Jacobs questo schema ha svuotato la fila in appena 11 minuti e 16 secondi, dimezzando di fatto le tempistiche abituali.
Perché nessuno usa il metodo più veloce
Il bello del metodo Steffen è che elimina alla radice l’ingorgo nel corridoio centrale, lasciando a ciascuno lo spazio per sistemare il bagaglio a mano senza intralciare gli altri. La domanda sorge spontanea: se funziona così bene, perché nessuno lo applica? Le ragioni sono soprattutto economiche.
Dal 2008, con l’arrivo delle tariffe per i bagagli da stiva, la maggior parte dei viaggiatori ha iniziato a portare le valigie in cabina. Lo spazio nelle cappelliere è diventato così una risorsa preziosa, e le compagnie hanno reagito frammentando l’imbarco in zone e gruppi a pagamento. Questa divisione complessa serve a monetizzare la priorità di accesso: il guadagno conta più dell’ottimizzazione dei tempi di partenza.